
Nella foto, in alto: la sede del MIUR a Roma
Zaino in spalla, diari intonsi e il consueto mix di ansia ed entusiasmo. Settembre 2025 segna il ritorno sui banchi per oltre 7 milioni di studenti italiani. Ma l’anno scolastico appena iniziato non è un semplice “ritorno alla routine”: si preannuncia come uno dei più densi di novità dell’ultimo decennio.
Al centro della scena c’è il debutto ufficiale della riforma del voto in condotta e delle sospensioni, introdotta per contrastare gli episodi di violenza e ripristinare l’autorità del corpo docente. Da quest’anno, un 5 in condotta significa bocciatura automatica, mentre il 6 genera un debito formativo in educazione civica da riparare a settembre.
Ma la vera rivoluzione si gioca sul terreno dell’intelligenza artificiale. In via sperimentale in alcune regioni, e con linee guida stringenti in tutta Italia, l’IA entra in classe non come sostituto dello studio, ma come assistente personalizzato per il recupero degli studenti in difficoltà e il potenziamento delle eccellenze. Parallelamente, si consolida il divieto assoluto di smartphone fino alla terza media, anche per scopi didattici, nel tentativo di favorire la concentrazione e la socializzazione reale.
Restano però le spine storiche. La prima settimana di lezioni si apre con il consueto valzer delle cattedre: nonostante le immissioni in ruolo estive, i sindacati stimano oltre 150mila supplenti pronti a coprire i buchi d’organico, con il sostegno che si conferma l’area più critica.
Tra l’entusiasmo dei primini e i nodi strutturali ancora da sciogliere, la scuola italiana apre i battenti. La sfida del 2025 è ambiziosa: coniugare la disciplina della tradizione con le competenze del futuro.
Riccardo Motta

