
Nella foto, in alto: i nuovi santi Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati
Ci sono giornate in cui Piazza San Pietro smette di essere soltanto il centro solenne della cristianità e si trasforma nello specchio di una giovinezza senza tempo. È accaduto domenica 7 settembre 2025, una data destinata a rimanere impressa nella storia della Chiesa contemporanea e nei cuori di migliaia di fedeli giunti a Roma da ogni angolo del pianeta. In una mattinata sospesa tra l’emozione del Giubileo e la freschezza di un cambio generazionale, Papa Leone XIV ha proclamato santi Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. Due ragazzi, due laici, due vicende umane lontane un secolo l’una dall’altra ma strettamente annodate dallo stesso identico modo di abitare il mondo: con i piedi piantati a terra, lo sguardo rivolto verso gli ultimi e il cuore immerso nell’infinito.
La decisione del Pontefice di unire le due celebrazioni in un unico, potente evento ha sanato l’attesa e lo smarrimento seguiti alla scomparsa di Papa Francesco nell’aprile precedente, che aveva costretto a riprogrammare i calendari iniziali. Vedere i loro arazzi sventolare vicini sulla facciata della basilica vaticana ha offerto l’immagine plastica di una Chiesa che parla la lingua dei millennials e degli studenti universitari. Da un lato il torinese Frassati, nato il 6 aprile 1901 e stroncato da una poliomielite fulminante il 4 luglio 1925 a soli 24 anni, lo scalatore delle Alpi che trovava nelle vette montane la metafora dell’ascesa verso Dio e nei vicoli della Torino operaia il Cristo da servire. Dall’altro il milanese Acutis, nato il 3 maggio 1991 e strappato alla vita da una leucemia devastante il 12 ottobre 2006 a 15 anni, il genio dell’informatica che ha saputo trasformare il web da giungla digitale in un’autostrada per il cielo, dimostrando che i videogiochi e i social network non sono ostacoli per la fede, se vissuti con purezza.
L’omelia del Santo Padre ha sottolineato proprio questa straordinaria, rivoluzionaria normalità. Non servono cilici o isolamento monastico per essere specchio del Vangelo: Frassati amava la compagnia, le gite in montagna, i versi di Dante e la militanza politica pulita; Acutis indossava felpa e scarpe da ginnastica, adorava i suoi cani e programmava siti web per catalogare i miracoli eucaristici. Entrambi hanno vissuto una vita breve ma straripante, consumata nell’amore per l’Eucaristia e nel servizio silenzioso ai clochard e ai malati. Mentre la folla sfolla da una piazza ancora calda di sole, resta la sensazione profonda che questa doppia canonizzazione abbia definitivamente abbattuto lo stereotipo di una fede polverosa o d’altri tempi. Carlo e Pier Giorgio camminano ora insieme, protettori moderni di una giovinezza che non si accontenta di “vivacchiare”, ma che esige, come ripeteva Frassati, di vivere appieno.
Riccardo Motta

