
Nella foto, in alto: Mikey Madison, vincitrice dell’Oscar come migliore attrice per Anora
Il Dolby Theatre di Los Angeles ha celebrato una delle edizioni più spiazzanti e memorabili degli Academy Awards, segnando il definitivo trionfo del cinema indipendente e audace sulle logiche più tradizionali di Hollywood. A dominare la scena della 97ª edizione dei Premi Oscar è stato Anora, il vibrante e caotico affresco firmato da Sean Baker. La pellicola si è portata a casa ben cinque statuette pesantissime, tra cui quelle per il miglior film, la miglior regia, la miglior sceneggiatura originale e il miglior montaggio, incoronando inoltre la giovanissima Mikey Madison come miglior attrice protagonista alla sua prima candidatura. La storia di una sex worker di Brooklyn che sposa l’impulsivo figlio di un oligarca russo ha conquistato l’Academy grazie a un mix travolgente di commedia umana e dramma profondo, consacrando Baker nell’olimpo del cinema contemporaneo.
Accanto al ciclone pop-indie della serata, l’intensità monumentale e la classicità formale hanno trovato il loro spazio grazie a The Brutalist. L’epopea di Brady Corbet sulla ricostruzione post-bellica e sui traumi dell’immigrazione ha regalato un momento di pura commozione con la vittoria di Adrien Brody come miglior attore protagonista. La sua performance, tormentata e viscerale nei panni dell’architetto László Tóth, ha convinto i giurati, sostenuta anche dai premi per la migliore colonna sonora originale a Daniel Blumberg e per la miglior fotografia a Lol Crawley, che hanno valorizzato la straordinaria estetica della pellicola.
La serata ha vissuto picchi di straordinaria emozione anche sul fronte delle interpretazioni non protagoniste. Zoe Saldaña ha trionfato come miglior attrice non protagonista per il controverso e magnetico musical-noir Emilia Pérez, che ha conquistato anche l’Oscar per la miglior canzone originale con il brano El Mal. Con le lacrime agli occhi, l’attrice ha ricordato con orgoglio le sue radici, celebrando una pellicola parlata e cantata in spagnolo. Tra gli uomini, la statuetta è andata a Kieran Culkin per la sua graffiante prova in A Real Pain, consegnandogli il primo Oscar della carriera dopo una stagione di riconoscimenti straordinari.
Se la complessa e cupa trama vaticana di Conclave è riuscita a strappare la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale, le categorie più spettacolari e visive hanno visto un avvincente testa a testa tra mondi fantastici. La sontuosa trasposizione di Wicked ha fatto incetta di premi artistici conquistando la miglior scenografia e i migliori costumi. Sul fronte visivo e sonoro, invece, la fantascienza d’autore ha ripreso il sopravvento con Dune – Parte due di Denis Villeneuve, che ha dominato le categorie per i migliori effetti speciali e il miglior sonoro. A scuotere la platea con un tocco di audacia ci ha pensato infine The Substance, il body-horror rivelazione dell’anno che si è aggiudicato il meritato premio per il miglior trucco e acconciatura.
Infine, lo sguardo degli Oscar si è allargato oltre i confini statunitensi premiando l’eccellenza internazionale e i nuovi linguaggi. Il toccante dramma brasiliano Io sono ancora qui (I’m Still Here) diretto da Walter Salles ha conquistato la statuetta come miglior film internazionale, mentre la Lettonia ha festeggiato uno storico trionfo con Flow – Un mondo da salvare, eletto miglior film d’animazione dell’anno. Sul fronte dei documentari, la forte e dolorosa testimonianza di No Other Land ha conquistato il premio come miglior documentario, chiudendo il cerchio di una notte magica in cui Hollywood ha scelto di premiare la verità dello sguardo, il coraggio delle storie e la potenza delle emozioni senza filtri.
Riccardo Motta

