Print

Posted in:

Addio a Eleonora Giorgi. L’eterna ragazza del cinema italiano

Nella foto, in alto: Eleonora Giorgi in Borotalco

Il cinema italiano perde una delle sue luci più calde, gentili e solari. Si è spenta a Roma, all’età di 71 anni, Eleonora Giorgi. L’attrice, che da oltre un anno combatteva a viso aperto e con straordinaria dignità contro un tumore al pancreas.
Con lei se ne va un pezzo indelebile della nostra cultura pop e di quella stagione d’oro della commedia degli anni Settanta e Ottanta. Biondissima, con quegli occhi azzurri limpidi e una voce roca, leggermente infantile ma sensualissima, Eleonora Giorgi ha saputo incarnare come nessun’altra lo spirito di un’Italia che aveva voglia di leggerezza, senza mai scadere nella superficialità.
Il suo nome resterà per sempre legato a Borotalco (1982), il capolavoro di Carlo Verdone che le valse il David di Donatello e il Nastro d’Argento. La sua Nadia, accanita fan di Lucio Dalla intrappolata in un gioco di malintesi amorosi, non era solo una spalla comica, ma il ritratto perfetto delle ragazze di quel decennio: sognatrici, un po’ ingenue, ma profondamente umane e caparbie. La chimica sul set con Verdone — che l’ha ricordata commosso come “un grande, coraggioso esempio di vita” — avrebbe segnato la storia del nostro grande schermo, così come le sue memorabili interpretazioni al fianco di Adriano Celentano in Mani di velluto e Renato Pozzetto in Mia moglie è una strega.
Ma fermarsi alla commedia sarebbe ingiusto per un’artista che aveva iniziato la sua corsa nientemeno che sotto lo sguardo di Federico Fellini in Roma (1972) e che aveva dimostrato spessore drammatico lavorando con maestri del calibro di Liliana Cavani e Franco Brusati.
Negli ultimi mesi della sua vita, Eleonora Giorgi ha offerto forse la sua interpretazione più alta, non su un set, ma davanti alle telecamere della realtà. Scegliendo di raccontare la sua malattia pubblicamente, senza filtri e senza vittimismi, ha trasformato il dolore in una lezione collettiva di coraggio. Ha esortato chi la ascoltava a non sprecare il tempo dietro ad ansie e rancori, affrontando le cure con un sorriso che non si è spento nemmeno nei momenti più bui.

Riccardo Motta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *