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Abbracci, polvere e piazze piene. Leone XIV scalda Assisi e punta dritto al Sudamerica

Nella foto, in alto: Sua Santità

ASSISI – Un caldo estivo spezzato dai cannoni ad acqua della sicurezza e dall’entusiasmo travolgente di migliaia di ragazzi. Papa Leone XIV è arrivato ad Assisi questa mattina, giovedì 6 agosto 2026, alle ore 8:30, atterrando in elicottero nei pressi di Santa Maria degli Angeli dopo un volo di trentacinque minuti decollato dal Vaticano. Proprio mentre il Pontefice si mescolava alla folla sul sagrato della Basilica per dare inizio al suo incontro, la Sala Stampa vaticana lanciava una notizia rimbalzata immediatamente in tutto il mondo: il primo, storico viaggio in America Latina, in calendario dal 6 al 17 novembre. L’impatto visivo ed emotivo della piazza è stato fortissimo. Davanti a una platea di giovani tra i 18 e i 33 anni, il Papa ha ascoltato tre storie di vita, di fede e di dubbi quotidiani, rispondendo a braccio. Ha usato parole dirette, quasi confidenziali, esortando le nuove generazioni a non farsi saziare dai social network e a non scambiare la felicità con un display. “Diventate costruttori di pace concreti”, ha chiesto ai ragazzi, in un momento reso ancora più simbolico dall’ottavo centenario della morte di San Francesco.

Nella foto, in alto : il Sommo Pontefice che prega ad Assisi

Dietro l’intensità di questa giornata umbra si intravede però la complessa macchina della diplomazia pontificia. Il maxi-tour di novembre toccherà tre Paesi chiave: Uruguay, Argentina e Perù. Per il Papa si tratterà di un ritorno a casa molto intimo e carico di ricordi personali, dato che prima del conclave ha speso ben vent’anni della sua vita proprio in Perù come missionario e vescovo. L’agenda dei prossimi mesi fotografa un pontificato che ha deciso di accelerare il passo e di non risparmiare energie. Prima di volare oltreoceano a novembre, l’agenda ufficiale prevede una visita pastorale a Rimini e nella Repubblica di San Marino a fine agosto, seguita da un viaggio in Francia dal 25 al 28 settembre 2026. La sensazione, camminando oggi tra i pellegrini ad Assisi, è quella di una Chiesa che vuole stare in mezzo alla strada, consumando le suole per tessere fili di dialogo in un momento storico segnato da profonde tensioni geopolitiche.

Eradis Josende Oberto


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