
MILANO — Il mondo del calcio e dello sport italiano si stringono oggi nel dolore per la scomparsa di Sandro Mazzola, autentico monumento del nostro pallone, bandiera nerazzurra e colonna della Nazionale azzurra. Con lui se ne va non solo un campione straordinario, ma l’ultimo vero romantico di un calcio che profumava di passione pura, di stadi gremiti e di talento cristallino.

Nella foto, in alto: il padre di Sandro Mazzola, Valentino Mazzola
Nato a Torino nel 1942, segnato giovanissimo dal destino tragico del padre Valentino nella tragedia di Superga, Sandro ha saputo costruire una carriera monumentale, interamente tinta di nerazzurro. Tredici stagioni con la maglia dell’Inter, l’era gloriosa della Grande Inter di Helenio Herrera, dove la sua classe immensa, la sua intelligenza tattica e quella progressione palla al piede bruciante facevano impazzire le difese di mezza Europa.

Nella foto, in alto: il grandissimo Sandrino
Per descrivere Mazzola non servono solo i numeri — pur straordinari, con oltre 400 presenze e più di cento reti in campionato, impreziositi da quattro scudetti e due Coppe dei Campioni. Bisogna evocare le notti magiche d’Europa, le intuizioni geniali sul rettangolo verde e quella celebre “staffetta” ai Mondiali di Messico ’70 con Gianni Rivera, un capitolo epico e divisivo del nostro calcio che ha finito per consegnare entrambi alla leggenda. Con la Nazionale azzurra, Sandro è stato campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970, incarnando l’eleganza e la generosità di un calcio che sapeva emozionare le folle.

Nella foto, in alto: la maglia di Sandro Mazzola
Appese le scarpe al chiodo, Mazzola non ha mai lasciato il mondo del pallone, prima come dirigente e poi come raffinato opinionista e voce competente, capace di raccontare le partite con lo stesso acume, la stessa signorilità e lo stesso amore viscerale con cui le aveva giocate.

Oggi, mentre Milano e l’Italia intera salutano per l’ultima volta “Sandrino”, resta l’eredità indelebile di un fuoriclasse gentile. Ci mancheranno i suoi racconti, la sua ironia e quel sorriso discreto che sapeva di altri tempi. Chi scrive è tifosa dell’Inter… Inter per sempre! Ciao, Sandro. Il campo, adesso, è un po’ più vuoto…
Carla Rossi

