
Nella foto, in alto: la locandina della Mostra del Cinema di Venezia 2026
Il Lido di Venezia chiude il sipario sulla sua ottantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica celebrando un palmarès intenso, guidato con mano ferma dalla giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal. A trionfare con il Leone d’Oro per il miglior film è stata la regista danese May el-Toukhy con Woman Unknown , un’opera potente che indaga lo stigma e la memoria dolorosa dell’immediato dopoguerra attraverso la figura di una giovane donna interpretata da Mathilde Arcel, a cui è andata meritatamente la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.
Il cinema orientale ha confermato la sua forza con il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria assegnato al maestro sudcoreano Lee Chang-dong per Possible Love, un delicato ed emblematico intreccio sulle crepe del lavoro e delle relazioni nella società contemporanea. L’altro Leone d’Argento, dedicato alla migliore regia, è andato all’eclettico e discusso regista Ilya Khrzhanovsky per il maestoso progetto DAU. Tra i grandi protagonisti della recitazione, la Coppa Volpi maschile ha premiato l’inconfondibile talento di John Malkovich per il suo ruolo in Wild Horse Nine di Martin McDonagh, mentre la miglior sceneggiatura è stata firmata dal trio francese capitanato da Stéphane Brizé per Un bon petit soldat.
Un momento di profonda riflessione civile ha segnato la consegna del Premio Speciale della Giuria a NAZA, il documentario firmato dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, capace di accendere i riflettori su temi umanitari di bruciante attualità e di conquistare un riconoscimento di peso sia critico che morale. Per l’Italia, pur rimasta a bocca asciutta nel concorso principale, sono arrivate soddisfazioni cruciali dalla sezione Orizzonti, dove Riccardo Scamarcio ha conquistato il premio come miglior attore per I figli della scimmia di Tommaso Landucci, premiato anche per la miglior sceneggiatura.
L’edizione 2026 della Mostra lascia in eredità un’istantanea di grande vitalità espressiva, capace di fondere impegno politico, ricerca estetica e il respiro dei grandi maestri del cinema internazionale.
Riccardo Motta

