
Nella foto, in alto: il vincitore dell’80° edizione del Premio Strega, Michele Mari
Nella storica ed inedita cornice di Piazza del Campidoglio a Roma, sotto il cielo di inizio luglio, la notte dell’ottantesima edizione del Premio Strega ha incoronato Michele Mari. Con il suo romanzo I convitati di pietra, edito da Einaudi, lo scrittore milanese ha conquistato la giuria raccogliendo 190 voti e confermando i favori della vigilia. Un successo doppio per l’autore, che poche settimane prima si era aggiudicato anche la preferenza dei giovani lettori con il Premio Strega Giovani.
Al centro del libro vincitore c’è una storia inquietante e ironica al tempo stesso: il patto stretto tra i compagni di una classe al termine dell’esame di maturità, vincolati a versare denaro fino a quando non rimarranno soltanto tre superstiti. Una meditazione spietata e magistrale sul tempo che passa, sulla memoria, sulla giovinezza e sulle ossessioni che accompagnano l’esistenza. Accogliendo la vittoria con la consueta e sottile ironia, Mari ha espresso emozione e gratitudine per un riconoscimento che premia una delle voci più originali, colte e rigorose della narrativa italiana contemporanea.
Al secondo posto si è piazzato Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli, 152 voti), seguito nella sestina da Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori) ed Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma). Tra le novità di un’edizione simbolo, segnata dalla prima trasformazione del Campidoglio nel salotto letterario d’Italia, spicca anche il debutto del Premio Strega Deutschland, andato proprio a Pierantozzi. La notte romana si chiude così nel segno di una letteratura che non teme di misurarsi con la complessità delle storie e della lingua.
Riccardo Motta

