
Nella foto, in alto: la copertina di Anna della pioggia di Michela Murgia
Sotto il sole di un’estate che infiamma le spiagge e svuota le città, l’editoria italiana risponde alla canicola con un’ondata di storie capaci di rinfrescare lo spirito o, al contrario, di accendere nuove riflessioni. C’è un filo invisibile che lega le novità più attese di questa stagione: il bisogno di guardare al passato per decifrare i passi falsi del presente.
In cima alle letture da ombrellone si staglia la voce spezzata e potente di Michela Murgia. Il suo Anna della pioggia, pubblicato da Einaudi, risuona come un’eredità preziosa. Non è solo una raccolta di storie, ma un mosaico di idee sulla Sardegna, l’identità e il potere delle donne, che arriva ai lettori con la forza intatta delle sue battaglie. Accanto a lei, la narrativa contemporanea ritrova Gian Marco Griffi che, dopo lo straordinario successo di pubblico e critica, torna con Digressione. Il suo è un viaggio vertiginoso, un romanzo di formazione e d’avventura che fluttua tra la compassione e l’ironia per dipingere le storture del nostro tempo.
Mentre il giallo estivo trova nuova linfa tra le pagine di Donato Carrisi con La bugia dell’orchidea e nei misteri milanesi di Gian Andrea Cerone, la grande narrativa d’indagine interiore si arricchisce del ritorno di Roberta Recchia. Con Io che ti ho voluto così bene, l’autrice scava nei legami familiari e nella complessa architettura del perdono, confermando una straordinaria sensibilità nel commuovere senza cedere al ricatto del sentimentalismo. Poco più in là, tra gli scaffali, le atmosfere storiche della Sardegna di inizio Novecento rivivono nell’esordio di Bibbiana Cau, La levatrice, una parabola intensa sulla solidarietà femminile e sullo spirito di comunità in una terra aspra. Questa estate letteraria non cerca la semplice evasione, ma offre mappe per perdersi e, finalmente, ritrovarsi.
Riccardo Motta

