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Le lacrime. Perle preziose di cui andare fieri

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Per pianto si intende comunemente l’atto di produrre e rilasciare lacrime a reazione ad un’emozione , sia essa negativa  che positiva. Sia essa gioia oppure dolore.  La nostra epoca ha disimparato a piangere. La nostra società ha banalizzato il pianto, lo ha reso cosa da deboli, tanto che ci vuole ormai un certo coraggio a farlo. Oggi si piange poco, le lacrime si sono fatte più rare. Certo, ci sono lacrime e lacrime: “lacrime vuote”, addirittura false, lacrime che non convincono come i baci di Giuda. Lacrime che nel gergo vengono chiamate ” di coccodrillo “

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Nella foto in alto : una lacrima della stessa forma di una perla preziosa

Il linguaggio stesso che le lacrime veicolano può essere raggirevole e falso. Ognuno di noi ha sperimentato situazioni in cui persone piangevano lacrime amare di un finto buonismo.  Conosciamo tutti quanti adulti che si affidano al pianto. Adulti infantili che proprio come un bimbo usano il linguaggio del pianto per ottenere qualcosa, per strappare un beneficio. Lacrime dal sapore del lucro e del raggiro. Questo fa parte della vita. Del bianco e del nero che colora il mondo. Sfido chiunque a non apprezzare quelle lacrime che sanno di verità. Di gioia o di dolore. Che sono simili a delle perle. Pure. Inaspettate. Libere. Una leggenda narra che le perle nascano dal dolore: quando un granello di sabbia trasportato dalle onde penetra nella conchiglia di un’ostrica, questa avverte una puntura e per liberarsi del dolore, piange, secerne una lacrima che avvolge progressivamente il granello di sabbia fino a renderlo non più offensivo. Il dolore abbraccia il suo dolore. Lo perdona e rinasce con esso. L’amore fa nuove tutte le cose diceva Cristo. Solo le ostriche che conoscono la sofferenza inferta loro del granello di sabbia piangono e creano le perle, splendenti, lisce, rotonde, quelle che non a caso chiamiamo anche “gioie“.  Mio nonno diceva che le persone che non sanno piangere non sanno neppure ridere. Perchè l’uomo è un tutt’uno, mi ripeteva sempre. ” Un tutto con il bello e il brutto. L’uomo con la gioia e il dolore ci gioca a carte. Stai tranquillo che , alla fine, è la gioia che la fa da padrona. Basta fidarsi della vita ” era solito ripetermi sempre.   Infatti l’uomo è ‘ poliedrico nelle emozioni, ed è giusto sia così. Inevitabile, direi. Le lacrime sono il segno di sentimenti umani precisi, sentimenti che gli esseri umani vivono, sentimenti da prendere sul serio. Sentimenti che necessitano di essere letti chiaramente. Di essere capiti. e manifestati e accolti. Le lacrime non si possono trattenere perchè sarebbe come non ammettere a se stessi di essere vivi. O ancora peggio di esserlo, ma in maniera sbagliata. Ognuno di noi dovrebbe avere  quel senso civico di rispetto delle lacrime. Ognuno dovrebbe restare attenti alle lacrime, a imparare a a discernerle, a comprendere ciò che esse vogliono esprimere quando escono dagli occhi di persone che soffrono; quando colano sulle guance dei bambini; quando appaiono lente sui volti inespressivi di vecchi colpiti dasenilità.   Ma impariamo soprattutto a piangere con chi piange e a rallegrarci con chi si rallegra (cf. Rm 12,15; 1Cor 12,26). Allora le lacrime faranno in noi il loro lavoro, come le lacrime dell’ostrica: ci doneranno una perla preziosa!

Thomas Tolin

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