
Nella foto, in alto: la sede del MIUR a Roma
La prima campanella dell’anno scolastico 2025/2026 suona puntuale, ma dietro la facciata dei banchi riordinati e dei registri elettronici appena resettati si nasconde la consueta, cronica paralisi strutturale. Nonostante le promesse di stabilità e i complessi meccanismi di reclutamento legati ai vincoli del PNRR, settembre 2025 si conferma il mese del precariato di massa. Secondo le stime dei principali sindacati di categoria, sono circa 250mila i contratti a tempo determinato – tra docenti e personale ATA – necessari per garantire la regolare apertura degli istituti. Una cifra mastodontica che certifica come la supplentite, in Italia, non sia un’eccezione, ma il vero motore del sistema d’istruzione.
Il bilancio delle immissioni in ruolo estive fotografa un fallimento burocratico. A fronte di oltre 52mila posti rimasti vacanti dopo i trasferimenti, e con circa 48mila assunzioni stabili formalmente autorizzate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, la macchina ministeriale è riuscita a stabilizzare solo poco meno di 30mila docenti. Quasi 20mila cattedre che dovevano essere assegnate a tempo indeterminato sono andate deserte o “congelate”, finendo inevitabilmente nel calderone delle supplenze annuali.
Le ragioni del blocco risiedono in gran parte in un sistema di reclutamento farraginoso e stratificato: le graduatorie dei vecchi concorsi avanzano a rilento, mentre i nuovi bandi legati ai target europei creano sovrapposizioni e ingorghi amministrativi. A farne le spese sono gli “idonei” dei concorsi precedenti, spesso scavalcati da scadenze rigide, e la continuità didattica degli studenti.
La situazione più drammatica si registra, come ogni anno, sul fronte del sostegno. È qui che il precariato mostra il suo volto più critico, con oltre 130mila posti assegnati “in deroga” – ovvero cattedre attivate solo sul breve periodo per coprire le effettive necessità degli alunni con disabilità, ma che non vengono trasformate in posti di ruolo stabili.
I sindacati parlano apertamente di “emergenza sociale”. Per le famiglie significa dover cambiare insegnante di riferimento quasi ogni settembre; per i docenti specializzati si traduce nell’ennesima corsa contro il tempo sulla piattaforma delle Graduatorie Provinciali (GPS), sperando nell’algoritmo ministeriale per ottenere una cattedra fino al 30 giugno o al 31 agosto. La scuola italiana, insomma, inaugura l’anno nuovo appoggiandosi sulle spalle di un esercito di professionisti a scadenza, confermando che l’autunno del sistema scolastico rimane, prima di tutto, una questione di incertezza contrattuale.
Riccardo Motta

