
Nella foto, in alto: la locandina del film vincitore della Palma d’Oro, Fjord
La Croisette ha fatto calare il sipario sulla sua 79ª edizione con un palmarès che premia il rigore morale, la riflessione politica e la tensione emotiva del cinema contemporaneo. A guidare le scelte della giuria presieduta dal maestro sudcoreano Park Chan-wook è stata la ricerca di storie capaci di indagare le crepe e le frammentazioni della società odierna.
A trionfare con la prestigiosa Palma d’Oro è stato Fjord del regista rumeno Cristian Mungiu. Diciannove anni dopo il successo di 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, l’autore è tornato a conquistare il massimo riconoscimento con un’opera densa e rigorosa che affronta i temi della tolleranza, dell’empatia e della radicalizzazione culturale nello scenario di un remoto villaggio nordico. Il Grand Prix è andato invece a Minotaur del regista russo dissidente Andrey Zvyagintsev, un cupo e potente dramma esistenziale accolto con calore e accompagnato da un accorato appello di pace dal palco della cerimonia.
I premi per la regia e le interpretazioni hanno registrato una singolare serie di ex aequo. Il riconoscimento per la miglior regia è stato condiviso dai registi spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi per l’intenso e fluido La bola negra e dal polacco Paweł Pawlikowski per l’essenziale Fatherland. Sul fronte degli attori, la giuria ha premiato a pari merito Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi tra le donne, mentre la Palma per la miglior interpretazione maschile è andata ai giovani e vulnerabili interpreti Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont. Infine, la sceneggiatura di Emmanuel Marre per Notre salut ha confermato il peso del cinema francofono nella competizione
Riccardo Motta.

