Da due secoli a questa parte, la fotografia è testimonianza sulla realtà, ma anche opera d’arte. Frammento di verità e angolatura soggettiva. Sguardo sul mondo e introspezione.
La mostra “100 fotografie per ereditare il mondo”, al Mudec di Milano fino al 28 giugno 2026, ci offre un panorama complesso, un vero e proprio viaggio nella storia dell’umanità.

Momento fugace che viene fissato in eterno, la fotografia è frutto di molti sguardi. Quelli del fotografo, dei soggetti, degli astanti. Non costituisce una narrazione unilaterale, ma è in sé composta da diverse angolature.
E rappresenta un linguaggio universale, capace di far arrivare i suoi messaggi, metaforici o espliciti, a chi osserva con occhio critico. In grado di farci “ereditare il mondo”. Ovvero, recepire il passato, riflettere sul presente, orientarsi nel futuro. Perché la fotografia non è solo memoria, ma interpretazione, visione, congettura. Tensione ed espressione.

La mostra, a cura di Denis Curti, in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti, accompagna il visitatore dagli albori della fotografia ai tempi moderni. Indagando le sue diverse valenze.
Dalla testimonianza storica di eventi epocali, quali Tien An Men, la New York sventrata del 2001 o il Covid19 a Wuhan, alla fotografia d’avanguardia di Henri Cartier-Bresson. Dalle prime esplorazioni a inizio ‘900 delle identità non binarie al postmodernismo di Joan Fontcuberta. Dalla riflessione sociale sulla figura femminile nel tempo attuale, passando per la rappresentazione dei temi più caldi del XXI secolo, alle evocazioni visionarie di David LaChapelle.

Ancora una volta il Mudec offre a chi varca la sua soglia un’esperienza coinvolgente, che impone un tempo per fermarsi e riflettere. L’occasione per rivedere il presente, per interrogarsi con sguardo rinnovato sul futuro.
Luana Vizzini

