Print

Posted in:

I nodi dei marinai. Segreti dell’arte marinaresca

Chiunque si intenda di navigazione, a livello professionale o per passione, lo sa. Ciò che rende utile una corda a bordo è il nodo. E quella del nodo è una vera e propria arte, antica e custodita dai marinai. Esiste, infatti, un’infinità varietà di nodi, con differenti tecniche di realizzazione. La cifra comune a tutti, assicurano i marinai, è una soltanto: il nodo deve essere agevole da fare e da disfare. Scopriamo insieme alcune delle principali tipologie.

Nella foto, in alto: esempio di Nodo Savoia
  1. Nodo Savoia. Il nome deriva forse dalla sua presenza sugli stemmi di Casa Savoia. Viene chiamato anche “nodo a otto”, per la sua forma, o “nodo di arresto” per la sua funzione di bloccare una cima (ovvero, un cavo in fibra vegetale o sintetica di medie dimensioni) in un determinato punto. È noto anche come “nodo d’amore”, per il suo doppio intreccio. In molte occasioni, sostituisce il nodo semplice per la sua facilità di realizzazione e scioglimento.
  2. Nodo dello stivatore. Storicamente era un nodo autobloccante impiegato per l’imbragatura dei materiali dallo stivatore, che si occupava di operazioni di carico e scarico merci dalle navi.
  3. Nodo parlato. È un nodo di avvolgimento, noto anche come “nodo da paletto” nel campeggio o “nodo barcaiolo” nell’alpinismo. Si tratta di un nodo sicuro e di facile esecuzione, utilizzato in varie occasioni per l’ormeggio, particolarmente difficile da sciogliere. Esiste in forma di “parlato semplice” e di “parlato doppio”. Una variante del “parlato semplice” è il matafione, usato nella Marina Militare.
  4. Nodo di gassa. I nodi di gassa si infilano intorno a un oggetto, quale un palo o un’asta. Tra i più noti, vi sono i “nodi di gassa d’amante”, nella versione semplice o doppia. Si tratta di nodi che non scorrono, non si sciolgono, non si stringono troppo e non sono difficili da sciogliere.
  5. Nodo bandiera. Fa parte dei nodi di giunzione, mediante i quali è possibile unire cime diverse per creare un cavo più lungo. Nella marineria italiana è impiegato per unire la bandiera della nave alla sua sagola, ovvero il cavetto che serve ad alzare la bandiera stessa.
  6. Nodo piano. Viene anche chiamato “nodo quadrato” o “nodo di terzaruolo”. È uno dei più antichi nodi usati per fissare una cima a un’altra cima o a un oggetto. Nella nautica è impiegato anche per piegare le vele.
  7. Margherita. È un nodo classico della nostra tradizione marinaresca. Crea un occhio o asola ed è eseguito quando serve isolare un punto usurato di un cavo per continuare a usarlo in sicurezza. Può essere semplice o doppio.
  8. Mandorletta. È un nodo che costituisce un ingrossamento realizzato sui “tientibene”, le cime verticali con cui si calano verso il mare i marinai. Questi nodi vengono usati come appiglio per l’equipaggio, nella versione “fissa”. Nella forma “a cinque volte” è un antico nodo ornamentale, realizzato dai maestri marinai quale espressione dell’arte di far nodi. Con questo nodo si realizzano paglietti usati a bordo per preservare i cavi dallo sfregamento, ma anche come sottobicchieri o oggetti decorativi.
  9. Treccia oceano. Fa parte dei nodi intrecciati, in cui il continuo alternarsi di “sopra” e “sotto” genera un effetto estetico particolarmente piacevole. A bordo viene impiegato per realizzare paglietti di forma ovale, tappeti o zerbini.
  10. Nodo pugno di scimmia. Noto anche come “sacchetto da lancio”, si tratta di un nodo costruito intorno a un piccolo peso di piombo. Serve ad aiutare il nocchiere a passare i cavi di ormeggio al personale di terra. Per scongiurare il rischio di essere colpiti, gli operatori in banchina delle navi della Marina indossano un caschetto protettivo. Inoltre, il lancio è coordinato da un sistema di fischi internazionali.
Nella foto, in alto: esempio di Treccia Oceano

Questi sono solo alcuni esempi di un’arte piena di segreti, che ci lasciano intravedere la sua complessità. Il fascino che si cela dietro questo mondo antico è unico. La sua storia affonda in tempi antichissimi. E la maestria di chi pratica tutt’oggi quest’arte è un bene prezioso della nostra cultura.

Peter Paul Huayta Robles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.