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Addio a Quincy Jones: il titano della musica che ha rivoluzionato il pop

Nella foto, in alto: Quincy Jones assieme a Michael Jackson

Il mondo della musica e della cultura globale piange la scomparsa di uno dei suoi più grandi e influenti geni. Quincy Jones, trombettista, compositore, arrangiatore e produttore discografico straordinario, si è spento la notte di domenica 3 novembre 2024 nella sua casa nel quartiere di Bel Air, a Los Angeles. Aveva 91 anni.
Nato a Chicago il 14 marzo 1933, Quincy Delight Jones Jr. ha attraversato e plasmato la storia della musica moderna per oltre settant’anni. Cresciuto in un contesto difficile e segnato dalla segregazione razziale, trovò la sua salvezza nella tromba, iniziando a suonare a Seattle fin dall’adolescenza a fianco di un giovanissimo Ray Charles.
Dai club jazz degli anni ’50, dove collaborò con giganti del calibro di Count Basie, Duke Ellington e Dizzy Gillespie, Jones dimostrò un eclettismo fuori dal comune. Fu il primo afroamericano a ricoprire una carica dirigenziale di alto livello in una casa discografica (la Mercury Records) e tra i primi a imporsi come compositore di colonne sonore a Hollywood, ricevendo nella sua vita ben sette nomination agli Oscar.
La sua impronta sulla cultura pop mondiale è diventata indelebile a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. La sua partnership con Michael Jackson ha ridefinito le regole dell’industria discografica: Jones produsse infatti tre album storici del Re del Pop, tra cui Off the Wall (1979) e, soprattutto, Thriller (1982), l’album più venduto della storia della musica.
Pochi anni dopo, nel 1985, riuscì nell’impresa titanica di riunire 46 delle più grandi superstar della musica americana in un unico studio di registrazione a Los Angeles per incidere We Are the World, il singolo benefico destinato ad aiutare l’Africa contro la carestia. All’ingresso dello studio, Jones appese un cartello rimasto nella storia: “Lasciate il vostro ego fuori dalla porta”.
Con ben 28 Grammy Awards vinti su 80 storiche nomination, Quincy Jones è stato il terzo artista più premiato di sempre nella storia dei prestigiosi premi musicali, superato solo da Beyoncé e Georg Solti. Pochi giorni dopo la sua scomparsa, nel corso della cerimonia dei Governors Awards tenutasi a metà novembre, gli è stato conferito l’Oscar onorario alla carriera alla memoria, un tributo già pianificato dall’Academy per celebrare un uomo che non ha semplicemente scritto musica, ma ha cambiato il modo in cui il mondo intero la ascolta.

Riccardo Motta

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