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Addio a Lea Pericoli. L’Ultima Volée della “Divina” del Tennis Italiano

Nella foto, in alto: una giovane Lea Pericoli

Il mondo dello sport e del costume italiano piange la scomparsa di Lea Pericoli, spentasi a Milano il 4 ottobre 2024 all’età di ottantanove anni. Con la sua partenza, si chiude un capitolo irripetibile della nostra storia sportiva, un’epoca in cui il tennis non era ancora dominato dal business esasperato, ma si nutriva di personalità, eleganza e una fiera e indomabile indipendenza.
Nata a Milano il 22 marzo 1935, Lea Pericoli ha vissuto un’esistenza straordinaria, a partire dall’infanzia trascorsa in Africa, ad Addis Abeba, dove il padre si era trasferito per lavoro. È proprio su quei campi in terra battuta, sotto il sole africano, che la giovane Lea scopre la racchetta, un amore che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita e che l’avrebbe resa, tra gli anni cinquanta e settanta, la giocatrice di punta del tennis italiano, capace di conquistare ben ventisette titoli nazionali assoluti tra singolare, doppio e doppio misto.
Il suo nome, tuttavia, è rimasto impresso nella memoria collettiva non solo per le sue memorabili discese a rete o per i quattro ottavi di finale raggiunti al Roland Garros e a Wimbledon. Lea Pericoli è stata una rivoluzionaria del costume. In un’epoca in cui il tennis era ingabbiato in un rigido e severo puritanesimo d’altri tempi, lei scelse di portare in campo la moda, la femminilità e la provocazione colta. I suoi completini da gioco, disegnati dallo stilista Teddy Tinling, cortissimi, decorati con piume di struzzo, pizzi e visone, scandalizzarono i circoli più conservatori di Londra e Parigi, ma cambiarono per sempre l’immagine della donna nello sport, trasformando la recinzione del campo in una passerella di emancipazione.
Terminata la carriera agonistica, la Divina non ha mai abbandonato la scena. Ha saputo reinventarsi con straordinaria fluidità come giornalista e commentatrice televisiva, diventando una delle prime voci femminili dello sport italiano, stimata da colleghi del calibro di Gianni Clerici e Rino Tommasi per la sua competenza arguta e mai banale.
Negli anni settanta, Lea Pericoli ha affrontato la sua sfida più difficile, un tumore carcinoride, vincendolo e decidendo di rompere un tabù allora fortissimo, parlandone pubblicamente. Questa scelta coraggiosa l’ha resa per decenni il volto e l’ambasciatrice della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, trasformando la sua notorietà in uno strumento di speranza e prevenzione per migliaia di persone.
Oggi l’Italia saluta non soltanto una campionessa, ma una signora d’altri tempi che ha saputo attraversare il Novecento con un sorriso magnetico e una classe innata. La sua lezione più grande rimane quella di aver dimostrato che si può essere fieramente competitive senza mai perdere la grazia, e che lo sport, prima di ogni altra cosa, è un’arte vissuta a testa alta.

Riccardo Motta

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