
Nella foto, in alto: l’etologa Jane Goodall
Il mondo della scienza, dell’attivismo e della conservazione ambientale è in lutto. Ieri, 1° ottobre 2025, si è spenta all’età di 91 anni Jane Goodall, l’etologa e antropologa britannica che ha rivoluzionato per sempre la nostra comprensione del regno animale e il legame tra l’uomo e la natura.
Nata a Londra il 3 aprile 1934, la Goodall aveva dedicato la sua intera esistenza allo studio dei primati. La sua avventura più celebre era iniziata nel luglio del 1960, quando, appena ventiseienne e senza una formazione accademica formale, era sbarcata sulle sponde del lago Tanganica, in Tanzania, in quella che oggi è la riserva di Gombe Stream.
Sotto la guida del paleontologo Louis Leakey, le sue ricerche sul campo portarono a scoperte epocali: fu lei la prima a documentare che gli scimpanzé sono in grado di fabbricare e utilizzare strumenti — un’abilità fino ad allora ritenuta un’esclusiva assoluta della specie umana — e che possiedono una complessa vita sociale ed emotiva.
Nel 1977 aveva fondato il Jane Goodall Institute, organizzazione globale per la protezione della fauna selvatica, e nel 1991 il programma per i giovani Roots & Shoots. Negli ultimi decenni, nominata Messaggero di Pace delle Nazioni Unite nel 2002, aveva vissuto una vita in perenne viaggio, con oltre 300 giorni l’anno dedicati a conferenze e incontri, per lanciare un messaggio d’allarme sul cambiamento climatico e sulla perdita di biodiversità.
Con la sua scomparsa la Terra perde una delle sue più instancabili e carismatiche protettrici. Lascia in eredità non solo una svolta scientifica senza precedenti, ma un messaggio di speranza per le future generazioni, riassunto nella sua celebre frase: “Ogni singolo individuo conta. Ogni individuo ha un ruolo da svolgere. Ogni individuo fa la differenza”.
Riccardo Motta

