
Nella foto, in alto: un’opera di Matt McCarthy
Ci sono artisti che sanno strapparti un sorriso non appena poggi gli occhi sulle loro opere. Matt McCarthy è senza dubbio uno di questi. Nei suoi collage c’è qualcosa di magico, una capacità rara di unire mondi apparentemente lontanissimi e farli dialogare in modo naturale, come se non potesse essere altrimenti. Il protagonista indiscusso è spesso il gatto, quella creatura sorniona e affascinante che tutti conosciamo. Ma McCarthy non si limita a fotografarlo: lo trasforma, lo fonde con il mondo che ci circonda, creando composizioni che spiazzano al primo sguardo. Un po’ come se il sogno e la realtà si mescolassero, regalandoci immagini che sono uniche, ironiche e, sì, decisamente originali. Provate a immaginare un gatto gigante che passeggia tra le vie di una metropoli, o che si riposa pigramente su un grattacielo. È una delle serie fotografiche di McCarthy che più mi ha colpito: l’ordinario che diventa straordinario, il banale che si trasforma in una visione surreale e divertente.

Ma non ci sono solo i gatti giganti. In una delle sue opere più celebri, la bocca di un micio si unisce perfettamente al volto di un neonato: un’immagine che ti fa sorridere per la sua dolcezza e per la sua genialità. In un’altra, invece, un gatto prende le sembianze di una nuvola soffice e bianca. Sono accostamenti semplici, all’apparenza, ma che nascondono una profonda capacità di osservazione e un pizzico di sana follia.

Un’altra opera dell’originale artista
Ed è proprio qui che risiede, secondo me, il fascino del collage per McCarthy: la costante ricerca di quell’equilibrio inaspettato tra due soggetti differenti. La voglia di lasciare che dalla loro unione nasca qualcosa di nuovo, di imprevisto, di capace di regalarci un momento di leggerezza e di meraviglia. E, perché no, anche un sorriso sincero.
Tiziana Giglioli

