
Nella foto, in alto: la copertina di Non scrivere di me di Veronica Raimo
C’è un momento preciso, nelle prime settimane di febbraio, in cui le librerie italiane cambiano pelle. Fuori c’è ancora il freddo tagliente dell’inverno, ma sui banchi delle novità comincia a muoversi qualcosa di elettrico. Questo febbraio 2026 non fa eccezione, portando con sé storie che graffiano, ironizzano e scavano nelle nostre fragilità.
Se dovessimo mappare la geografia di queste nuove uscite, la prima tappa obbligata sarebbe la stanza di scrittura di Veronica Raimo. Con Non scrivere di me (Einaudi), l’autrice torna a fare quello che le riesce meglio: smontare i nostri comfort emotivi. Con la sua scrittura affilata e corrosiva, Raimo ci trascina in un labirinto di relazioni tossiche e verità non dette, esplorando il peso della memoria e della vergogna senza mai concedere al lettore una via d’uscita facile o consolatoria.
Poco più in là, cambia decisamente il tono della voce, ma non l’intensità. Dario Ferrari, dopo il grande successo di La ricreazione è finita, firma per Sellerio L’idiota di famiglia. Qui la narrazione si fa squisitamente ironica e generazionale: un viaggio agrodolce tra le pieghe della memoria familiare e le contraddizioni feroci del mondo editoriale. Ferrari mette in scena personaggi in bilico, fragili e irresistibilmente umani, capaci di farci sorridere un attimo prima di commuoverci.
Infine, per chi cerca le atmosfere calde, umane e pop della commedia all’italiana, Luca Bianchini ci porta lontano con Le ragazze di Tunisi (Mondadori). È un romanzo corale, vibrante, intessuto di quella leggerezza profonda che è ormai il marchio di fabbrica dell’autore. Una storia di rinascite, segreti custoditi tra donne e amicizie nate quasi per caso, capace di restituire il sapore del passaggio all’età adulta e dello smarrimento di fronte al futuro.
Tre voci diverse, tre modi di interpretare il presente. Febbraio è corto, ma le pagine da girare, quest’anno, sono moltissime.
Riccardo Motta

