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Rise of a New Era, Pero, 26 gennaio 2019 Rising Sun – Seconda parte

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Eccoci ancora tutti qui! Andiamo avanti con il secondo stage? Forza, che la notte è ancora giovane e c’è ancora tanto da vedere! Apriamo con due bravi ragazzi!

Nella foto, in alto: Dunn vs Disaster
Nella foto, in alto: Dunn vs Disaster

Primo match: Ashley Dunn vs Matt Disaster. Matt apre con una hurricanrana, e un lariat reciproco li manda al tappeto entrambi. Scendono dal ring e iniziano a chopparsi, anche tra le amorevoli braccia del Carlino Forchini che è sempre presente in mezzo ai combattimenti più duri come un cronista di guerra. Lo scontro prosegue sfasciando un po’ di sedie (ma basta, che poi non ce ne sono più per il pubblico!) spatasciandovi sopra Matt Disaster. Appena tornano di sopra, Matt sbeffeggia Ashley che si incavola e gliele suona di santa ragione chiudendolo dapprima contro il paletto, poi con una fisherman suplex. Dunn parte per una splash ma Disaster lo blocca e lo manda a sbattere sui turnbuckle, gli tira un enziguiri e un slingshot ddt bello tosto e secco. E allora, Dunn che fa? Un calcio basso all’altezza del ginocchio e un running ddt, tiè! Ah, sì? E allora beccati questo codebreaker e quest’altro slingblade  e quest’altro enziguiri ancora! E se non bastasse, anche un superplex e un blu thunder bomb, tiè, tiè e ancora tiè! Ma come si permette? Guardi qua cosa le combino se non la smette subito! E Dunn gli affibbia una fireman’s carry neckbreaker. Madò, ma che botte da orbi si tirano, questi due qua? Ora se ne vanno tutti e due giù dal ring a cercare funghi e riprendere fiato. Quando tornano su, Matt acchiappa Ashley al volo e una sideslam  chiude la partita.

Nella foto, in alto: Alessandro Corleone
Nella foto, in alto: Alessandro Corleone

Ullallà, secondo match: Alessandro Corleone vs Steve Mc Kee! Certo che questi due, a vederli insieme, c’è da farci uno studio antropologico approfondito per stabilire se abbiano avuto o meno antenati comuni nel Pleistocene: come fanno ad appartenere alla stessa razza?

Nella foto, in alto: Corleone discende dalla Sequoia, McKee dall'Olmo Piangente
Nella foto, in alto: Corleone discende dalla Sequoia, McKee dall’Olmo Piangente

Illuminazione: non tutti gli uomini discendono dalla scimmia. Corleone discende dalla Sequoia, McKee dall’Olmo Piangente. Il match inizia con Corleone che sbeffeggia McKee invitandolo a stringergli la mano che porta in alto, e Steve deve saltare per raggiungerla. Sarà anche una Sequoia, ma Steve è un bel tagliaboschi e inizia a colpirlo vicino alle radici per abbatterlo. Non disdegna però anche qualcosa di aereo, e i suoi dropkick arrivano grossomodo alla stratosfera. Il Padrino acchiappa Steve e lo proietta nello spazio con un vertical suplex. In compenso, Steve arriva benissimo alle parti basse e gli sguscia via di mano ogni volta facendolo fesso come ridere. Quando tenta un crossbody, però, Alessandro lo intercetta al volo e lo butta via come fosse un ragnetto sulla giacca. Allora ritenta, però da dietro con una crucifix pin, e Corleone va giù, ma non abbastanza per il pin finale. Crossbody numero due: risultato più disastroso di prima.

Nella foto, in alto: differenze di statura...
Nella foto, in alto: differenze di statura…

Ora Corleone cerca di strozzarlo, dapprima con le mani, poi con un piede alla gola, ma ogni volta l’arbitro Cesana gli fa notare che l’omicidio non è consentito nemmeno se sei il capo della mafia. McKee insiste allora con un’azione boscaiola colpendo vicino alle radici, Alessandro lo atterra con una lariat da paura e colpisce con un legdrop mentre Steve è al tappeto. Lo tira su e gli appioppa un bodyslam che sembra di venir giù dal quarto piano senza l’ascensore. Si sfila la cravatta e la lancia nell’angolo, lo calpesta ben bene e Steve gli mostra il dito medio. Allora si incazzano tutti e due ma, prova e riprova, non va a segno niente da ambo le parti finché alla fine, Steve riesce a tirare giù la Sequoia con una crossbody dalla terza corda, ma Corleone è ancora vivo e vegeto e si vendica con una F5 bellissima. Da bravo mafioso cerca di corrompere l’autorità con atti di violenza intimidatoria, poi, sicuro del fatto suo va per acchiappare di nuovo Steve, ma questi è più furbo: lo prende di sorpresa, una small package e one, two, three, din din din, here is your champion!

Nella foto, in alto: la battle royal
Nella foto, in alto: la battle royal

Ma che bello, adesso c’è la Battle Royal! Chi sale, sul ring? Kronos, Capone, Larry Demon, AB Knight, Mary Cooper, Marcio Silva e Matt Mahoney. Iniziamo con Kronos che butta fuori Capone e subito dopo Larry senza tanti complimenti, così come si mangia un gelato.

Nella foto, in alto: la bellissima Mary Cooper combatterà in giordania, il prossimo giugno
Nella foto, in alto: la bellissima Mary Cooper combatterà in giordania, il prossimo giugno

Chokeslamma prima AB Knight, Mahoney e subito dopo Marcio Silva con l’aria di chi si tolga i pelucchi dalla giacca. Vorrebbe fare la stessa cosa con la povera Mary tra i “booo” del pubblico, senonché Silva, Mahoney ed AB si alleano temporaneamente e a suon di calci evitano a Mary una brutta sorte. Ma se in tre assieme possono avere la meglio sul gigante, singolarmente non possono nulla contro una simile potenza. Intanto Mary se la prende con Mahoney, mentre AB tira una cutter a Silva. Mahoney butta fuori AB. Mary choppa Silva, poi tenta inutilmente un crossbody contro Kronos e quello lo butta di sotto come si butta la pattumiera nel bidone, poi riduce a frittata Silva e Mary spatasciandoli in avalanche contro il paletto, dapprima assieme, poi singolarmente. Pensando di non avere problemi, l’Ultimo dei Titani chiede un panino al tavolo del catering, ma appena si sporge in avanti per prenderlo, la furba bellezza bergamasca lo acchiappa per una gamba e lo ribalta di sotto. Ogni Golia trova il suo Davide. Ora Mary choppa Silva mentre Kronos va a sedersi in mezzo al pubblico, ancora incredulo di quanto gli sia successo, e a questo punto notiamo una cosa di cui vi parleremo dopo. Silva viene atterrato da una bella spear della sua minuscola avversaria, che poi completa l’opera con una facebuster. silva si rialza e le propone una cura dimagrante a base di samoan drop, ma appena i due si rialzano, Silva si avvicina per colpirla nuovamente, lei si scansa e con questo trucco riesce a buttarlo di sotto! Sapete che ha vinto lei?

Nella foto, in alto: notiamo un bambino, tra il pubblico
Nella foto, in alto: notiamo un bambino, tra il pubblico
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Nella foto, in alto: clonazione? Esperimenti alieni?

E che cosa avevamo visto, quando Kronos era andato a sedersi tra il pubblico? Un bambino. Un normalissimo bambino. Che però aveva la strana particolarità di essere assolutamente identico a Darrell Allen. Ma proprio uguale, non he gli assomigliasse e basta. Mostrando la sua foto in giro, mi dicono tutti: e che c’è di strano? È il figlio di Allen, ovvio che gli assomigli. Peccato che NON sia il figlio di Allen: era lì con mamma e papà, e sono tutti e tre italiani. Voi che ne dite?

Nella foto, in alto: Paxxo vs Chris Steel
Nella foto, in alto: Paxxo vs Chris Steel

Oh, per il quarto match torna Paxxo, ma questa volta contrapposto a Chris Steel. Stessa altezza, stessa stazza, stessa forza, i due vanno avanti per un pezzo senza combinare granché: si equilibrano troppo. Steel prende il sopravvento con un vertical suplex, un bodyslam un elbowdrop. Paxxo riesce a riprendere fiato buttando Steel giù dal ring, lo fa sedere tra il pubblico e lo choppa a dovere. Risaliti sul ring gli tira tre neckbreaker una dietro l’altra, e vivremo tutti più felici. Steel reagisce con un sideslam. Prova di qua, prova di là, si sperimenta l’ignoto: Paxxo tira un urlo così stridulo che nemmeno quando la maestra faceva stridere il gesso sulla lavagna gli tiene pari. Magari sfonda i timpani dell’avversario e lo schiena mentre quello si tiene le mani sulle orecchie? No, la sperimentazione non va a buon fine, in compenso, sul più bello ci finiscono le pile della minicam e dobbiamo fermarci a cambiarle. Abbiate pazienza, che tanto in quei pochi secondi non è successo niente di decisivo. Ora i due tentano di tutto, ma equilibrati come sono, nessuno dei due riesce a prevalere sull’altro. Poco dopo, Paxxo mette a segno un bodyslam e alla fine si aggiudica il match con un rollup. Doppiamente bravo perché aveva combattuto un altro match due ore fa. Chissà com’era stanco, e ha fatto in  modo che non ce ne accorgessimo nemmeno. Grande, Paxxo!

Ma non finisce qui, perché dopo il suono della campanella, Steel lo massacra e lo lascia lì come un sacco di stracci. E uno si domanda: “Ma non poteva farlo prima, che vinceva lui?” Come nella tradizione dei bei cartoni animati di Wilcoyote e Beep-Beep, quando pensi che sia finita te ne arriva in testa un’altra: arriva Cassi che deteneva la Caja en la Plata che, strillando al mondo che Cassi incassa, tira il colpo di grazia a Paxxo e il titolo di God of Sun passa di mano.

Nella foto, in alto: Il vero Beep Beep
Nella foto, in alto: Il vero Beep Beep
Nella foto, in alto: ERika col suo piccolo fan, Diego
Nella foto, in alto: Erika col suo piccolo fan, Diego

Non c’entra niente, ma sapevate che Beep-Beep non è uno struzzo ma un roadrunner, uccellino del nordamerica lungo mezzo metro coda compresa e del peso di meno di tre etti?

Pausa. Come al solito, foto, cibi vari, sigaretta e chiacchiere. Ma stavolta c’è qualcosa di nuovo: un ragazzino si avvicina alla nostra inviata. “Ciao, Erika”. “Ciao, chi sei?” Sono Diego, ho visto tutti i tuoi video, sono un tuo fan”. Ma dai?  Questo sì che è un evento! La Erika dice che ha talmente pochi fan che quando ne incontra uno, gli chiede un autografo! Va da sé che non sia lui ma lei a chiedere la foto insieme!

Nella foto, in alto: TG
Nella foto, in alto: TG

Quinto match: TG contro Emanuel “El Gringo”. Il match si scalda in fretta on Emanuel che prende a schiaffi Tg e lo sbeffeggia in tutti i modi e va a segno con armdrag e hiptoss, ma TG lo rivolta come un calzino cogliendolo di sorpresa con una takeover, dopodiché gli restituisce con gli interessi armdrag e hiptoss con l’aggiunta di un dropkick, per non parlare di una snap powerslam, che vorremmo ribattezzare “Hubble move”, ovvero il telescopio che staziona a 540 chilometri dalla Terra e di una diving cannonball, ovvero un bolide siderale fotografato in avvicinamento al nostro pianeta, giusto per rimanere in tema. Il Lionsault, però gli va male e si spalma al tappeto. Gringo lo risolleva per i capelli (ma cosa fai, che gli son rimasti quattro peli?) e poco dopo trova lo spiraglio giusto per rifilargli un calcione di quelli da sputare novanta denti, quattro protesi e due ponti. Ma come se gli avesse dato una caramella da succhiare, quello si rialza e gli rifila una brainbuster. Anche Emanuel è indistruttibile, e gli piazza lì come ridere una fisherman suplex strepitosa. Scendono dal ring, TG mette a sedere Emanuel tra il pubblico e, visto che è “El Gringo”, lo choppa fino a trasformarlo in Carne Montana (“Se cerca la carne e la cerca italiana, trasformerà El Gringo in Carne Montana”! Mi chiamo TG e sul ring lo rispingo, mannaggia alla rima con Gringo!) Anche Tg ci prova con la fisherman suplex ma non gli riesce altrettanto bene, in compenso il belly to belly è da leccarsi le dita e anche la over the head belly to belly suplex ha un buon sapore! Ora TG prova a piazzare la sua Vertebreaker, ma Gringo gli reversa la mossa in una butterfly ddt. Tg reagisce con una vertical suplex side slam e prosegue con una serie di chop impressionante, che se non ha sfondato le costole al povero Emanuel, poco ci manca. Una black tiger bomb e TG si porta a casa il match. Adesso, ognuno è libero di apprezzare questo o quel personaggio, ma vi rendete conto che TG, per simpatico o antipatico che possa essere per voi, a 36 anni suonati è ancora in grado di fare match come questo, di dare la paga ai ventenni e di avere fiato, grinta e perizia sufficienti a tenere banco ancora per chissà quanto tempo? Immortale per davvero!

Nella foto, in alto: arbitra il dott. Spock
Nella foto, in alto: arbitra il dott. Spock

Non c’entra un cavolo, ma l’arbitro Malalana, con la frangetta, non solo è diventato il clone del dott. Spok di Star Trek, ma quando segnala il conto di due la cosa diventa esilarante: sembra che faccia il saluto vulcaniano!

Nella foto, in alto: il giovanissimo akira, talento italiano, che attualmente è in Giappone a combattere
Nella foto, in alto: il giovanissimo Akira, talento italiano, che attualmente è in Giappone a combattere

Sesto match: un triple threat! TK Cooper vs Akira vs Mišo Mijatovič, e si scatena l’uragano! E qui, ragazzi, diventa davvero inutile farvi “l’elenco della spesa”, come lo chiamiamo noi, perché non è tanto cosa fanno, ma come lo fanno!

Nella foto, in alto:
Nella foto, in alto: questi volano ad altezze stratosferiche!

E del resto, anche cosa fanno qua è elevato all’ennesima potenza. Akira e Mišo sono due fulmini: velocissimi, inarrestabili, acrobatici, scattanti… incredibile il ritmo che riescono ad impartire a questo incontro. Non abbiamo mai fatto mistero che sia proprio questo il genere di atleti che ci entusiasmano di più, e allora ce li vogliamo godere tutti fino all’ultimo secondo senza fare un elenco di mosse più lungo delle Pagine Gialle. Questi non si lanciano: volano ad altezze stratosferiche, e tutto senza un attimo di respiro! Due si menano, l’altro si riposa un secondo e poi si danno il cambio in modo da non lasciare un solo secondo di vuoto, e poi ancora, e ancora, e ancora.

Nella foto, in alto:
Nella foto, in alto: “Io e te, tre metri sopra il ring”

Mišo, poi, degno rappresentante del “Berghem Strong Style”, non si perde certo in carezze e stiffa di brutto (per chi non lo sapesse, “stiffare” = picchiare sul serio). Akira, gasatissimo per la sua prossima partenza per il Giappone, picchia anche lui come se invece che vincere debba uccidere tutti. Il suo pescado è impressionante e anche se Mišo lo imita, va a metà della velocità del Piccolo Fulmine. Tk probabailmente non era preparato ad una velocità simile: fatica a tenere il passo e funge da onesto comprimario, bravissimo, ma  senza tuttavia brillare come gli altri due. Sembra un film di Ridolini negli anni ’20 ai tempi del cinema muto in bianco e nero, quando la cinepresa filmava ad una velocità inferiore al quella con cui il video veniva proiettato e sembrava che tutti si muovessero velocissimi, salvo tornate a velocità normale all’arrivo di TK (e dire che è davvero in gamba, eh?). Un belly to back suplex si trasforma in “triplex” e manda in delirio il pubblico.

Nella foto, in alto: un suplex diventa un "triplex"
Nella foto, in alto: un suplex diventa un “triplex”

La wheelbarrow armdrag è un altro capolavoro di dinamica, forza e precisione, in cui TK fa letteralmente volare Akira come fanno i pizzaioli con la pizza. Il finale è un crescendo di azione denso di calci, sberle, gomitate, e chop senza respiro, tutti e tre viso a viso e nessuno cede. Il pubblico impazzisce letteralmente quando infine è il piccolo Akira a chiudere Mišo con una small package. Tra l’altro, il nostro povero bosniaco si è beccato una ginocchiata in faccia per davvero, e nel backstage ci è arrivato con un occhio nero che si è tumefatto nel giro di un minuto, il naso rotto e sangue che veniva giù tipo rubinetto aperto. Minuti di apprensione per applicargli del ghiaccio e capire se bisognasse portarlo via di corsa in ambulanza, ma alla fine si risolve tutto per il meglio: niente di veramente grave. Ma quando vi dicono che il wrestling è finto, fategli vedere la faccia devastata del povero Mišo!

Nella foto, in alto: quando vi dicono che il wrestling è finto, mostrategli questo
Nella foto, in alto: quando vi dicono che il wrestling è finto, mostrategli questo

A match concluso si menano tutti per i motivi più svariati: Arriva Dunn che legna Akira dopo essersi complimentato per la sua partenza per il Giappone, magari è invidioso. Si mette a fare i suoi proclami, ma che li fa a fare? Qui la metà del pubblico non capisce un’acca, di inglese! Arriva Cassi che legna Nemesi e Nemesi non si fa pregare per menarlo a sua volta. Quando è bello che rintronato, torna Paxxo e si ripiglia la cintura di God Of Sun. Chissà cosa si dicono, in famiglia, quando tornano a casa: “Ciao, caro, ti sei divertito?” “Oh, sì, mi hanno menato in dodici, ma non era un match, era una cosa a parte!” Contenti loro…

Nella foto, in alto: Joel Redman
Nella foto, in alto: Joel Redman

Settimo ed ultimo match: Andy Manero vs Joel Redman, incontro valido per la cintura Rising Championship. Redman è quello che abbiamo definito “una lezione di anatomia”, grosso come una mucca. Ci sembra perfino più grosso di quando l’abbiamo visto meno di un paio d’ore fa.  Chissà se a cuocerlo in padella si stringe come certe bistecche. Manero non ha un solo grammo di più di quello che gli serve, e quello che ha (che non è poco) gli basta a dare spettacolo ai massimi livelli. Istrionico, beffardo, carismatico… Prende tempo, tergiversa, sbeffeggia, fa cabaret! Certo, abbiamo le nostre preferenze (e chi non le ha?) ma questo, a nostro avviso, è un personaggio completo, un tweener che all’occorrenza veste perfettamente i panni del cattivo come quelli del buono con la massima disinvoltura. Il match inizia a scaldarsi quando Redman tira un hiptoss lunare che se lo spediva un metro più in alto, restava in orbita, poi lo butta giù dal ring. E allora Manero fa per andarsene, scavolato nero. Redman corre a ripigliarselo nel backstage a calci e lo rispedisce sul ring, dove gli tira al volo una samoan drop mica da ridere. Scendono dal ring e Manero restituisce tutti i calcioni nel didietro che gli ha dato Joel poco prima, più gli interessi. Tornati sul ring. Il Ballerino del Sabato Sera lavora l’avversario alle gambe e alle ginocchia, Joel lo coglie di sorpresa con un back body drop. Visto che è mucchiforme, Andy prova a cavalcarlo in stile rodeo, ma Joel non ci sta: si gira di scatto e rifila una ginocchiata tremenda nei gioielli della famiglia Manero. Un po’ di fighting spirit ci sta sempre bene, e l’azione termina con Manero che acchiappa il bovide e gli rifila una And-DT.  Dopo una serie di tentativi a vuoto, Joel prova per l’ennesima volta a colpire Andy, ma questi si fa scudo del povero arbitro Malalana e finiscono al tappeto tutti e tre. Mentre l’arbitro è nel mondo dei sogni, il Ballerino scende e torna su con la cintura per usarla come arma e colpire l’avversario, ma gli va male: Joel lo acchiappa e gli spara una tombstone che se fosse un cartone animato, Manero resterebbe con la zucca infilata dentro le assi. Lo schienamento riesce, ma Malalana dorme… Redman va a controllare se sia morto o ancora vivo, ma mentre volta le spalle a Manero, questi restituisce pari pari il low blow alle parti intime dell’inglese. Sollecitato dagli urlacci di Manero, Malalana arriva gattonando, tutto stralunato, e il conteggio dovrebbere essere di tre ma il tempo che ci mette arriva a quarantacinque,, e Joel fa in tempo a tirare su la spalla. Manero torna all’arrembaggio con un’altra cintura ma ancora una volta Malalana gliela sequestra. Joel ne approfitta per un superkick e mette a segno una spinning tombstone piledriver, ma non è ancora abbastanza per il pin. Sistema l’avversario bene bene sul paletto ma questi gli sguscia via di sotto, e una one leg Boston crab da cui Redman non riesce a liberarsi sancisce la fine dell’incontro.

Nella foto, in alto: Erika col bravissimo Andy Manero. Accanto a loro il fratellino di Akira
Nella foto, in alto: Erika col bravissimo Andy Manero. Accanto a loro il fratellino di Akira

E anche per questa volta, è andata! Beh, non ci crederete, ma quel bel pezzo di manzo di Redman, al momento di smontare il ring si è caricato su una spalla, da solo, uno dei pali e l’ha portato fischiettando nel backstage. Il palo pesa 80 chili, e dato il peso e la forma, di solito ci vogliono almeno tre uomini forzuti per portarne via uno. Solo TG, di solito, riesce a portarne via uno da solo, ma con evidente fatica. Tutti a bocca aperta. E come puoi permettergli di farti fare una figuraccia del genere? E allora anche Kronos e Marcio Silva non vogliono e non possono essere da meno, quindi se ne caricano uno per ciascuno anche loro e se ne vanno verso il magazzino, fischettando. Speriamo che non gli venga uno strappo…

Stay tuned, gente, che il 16 saremo a Monza con la Mayhem!

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