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Maurizio “Bulldozer” Repetto. Quando si dice “non mollare mai”…

Maurizio Bulldozer Repetto, un bravo wrestler del panorama italiano dal 2001 al 2015. Nonostante, abbia passato la quarantina, non solo ha il fermo proposito di tornare a combattere, ma è seriamente intenzionato a prendere in mano le redini del movimento. Organizzare incontri ed eventi, e iniziare un’attività manageriale per gli atleti che non hanno nessuno che li rappresenti e promuova la loro immagine! E chi lo ferma più?

Maurizio “Bulldozer” Repetto, iniziamo col capire chi sei: dove sei nato, quanti anni hai e in che modo hai trascorso la tua infanzia.

Sono nato a Genova nel 1974, compirò quarantadue anni a settembre. Da piccolo ero un bambino molto tranquillo… chi avrebbe mai immaginato che da grande sarei diventato un “Bulldozer”? Avevo dieci anni quando, con la famiglia, ci trasferimmo ad Arquata Scrivia, nel basso Piemonte. Sebbene vicini in linea d’aria, la mentalità e lo stile di vita nei due luoghi erano molto differenti tra loro. La forma di pensiero, il modo di porsi nei confronti del prossimo… all’inizio non mi sono trovato bene. Non ero così piccolo da accettare il cambiamento senza risentirne e nemmeno così grande da vederlo come un’opportunità in più. Io mi sentivo genovese e genovese mi sento ancora oggi.

E ad un certo punto ti sei imbattuto nel wrestling e hai deciso che faceva per te?

Esatto. Ero davvero piccino, avevo solo sette anni quando guardavo in tv il catch giapponese, commentato dal mitico Tony Fusaro. Va da sé che spesso e volentieri si andasse, io e alcuni amici, nei prati ad imitare i nostri eroi. Tornavamo tutti a casa pieni di lividi! Dopo il trasferimento in Piemonte giocai per due anni nella squadra locale di rugby, l’Acqui Rugby. Ero in ottima forma, andavo forte! Sono arrivato fino alle selezioni per la nazionale a Torino, che allora erano gestite da Berni e Campese, due famosi giocatori italiani del passato. Purtroppo non mi presero, e la delusione mi portò ad abbandonare il rugby, interessandomi maggiormente allo studio.

 Il fisico da "Big Man" di Bulldozer
Nella foto, in alto: Il fisico da “Big Man” di Bulldozer, con tutti i suoi 140 chili!

Come e con chi hai iniziato la tua avventura nel wrestling? Era tutto come immaginavi che fosse, o i tuoi sogni di bambino si sono scontrati con una realtà diversa?

Ho iniziato con la ICW. Li avevo scovati su internet e allora scrissi subito una mail all’indirizzo segnalato. Volevo proprio iscrivermi! Mi rispose lo storico presidente Emilio Bernocchi, il quale molto gentilmente mi diede tutte le indicazioni necessarie: dove allenarmi e con chi. Mi indirizzò ad una palestra di Torino in cui insegnava il maestro Sergio Noel, gestendo le lezioni in modo occasionale, quando trovasse un po’ di tempo. Non avevo la più pallida idea di come avrebbe potuto svolgersi una lezione. Per me era tutto nuovo e, non avendo aspettative, mi stava bene così com’era.

A chi pensi di dovere essere grato per la tua crescita in questo sport?

Non voglio fare nomi, sia per non creare dissapori che per non correre il rischio di dimenticare qualcuno. Ma, nel bene e nel male, mi sento di dover ringraziare un po’ tutti, in quanto ogni esperienza, positiva o negativa, ha contribuito alla mia crescita, a formarmi un’esperienza ed è stata comunque una lezione di vita. Oggi ho le idee molto chiare riguardo a questo sport. Sono riconoscente a tutti e non covo risentimento verso nessuno.

So che, nel corso degli anni, hai lottato per più federazioni. Quali, esattamente, e cosa ti ha spinto a cambiare?

Lasciai la ICW alla fine del 2001 a causa di alcune divergenze di vedute con la dirigenza. Passai alla XIW, dove vinsi il mio primo titolo. Anche lì ci furono delle incomprensioni e mi presi una pausa di riflessione. Con il senno del poi, posso dire che da ambo le parti ci fosse poca esperienza nel gestire situazioni e pressioni. Col tempo siamo tutti maturati e abbiamo avuto la possibilità di chiarirci e tornare in buoni rapporti. Intanto ero entrato nel roster della FCW ma combattevo anche con la UIW di Italian Warrior appena se ne presentasse l’occasione. Questo finché Italian Warrior non impose a tutti una scelta definitiva: o con lui o con altri. C’erano stati screzi con altre federazioni e quella gli sembrò la maniera migliore di riportare la calma e la pace tra tutti. Io scelsi di rimanere con lui, gli dovevo molto. Oggi rimpiango quella scelta: io e The Greatest (elemento di punta del roster FCW) eravamo legati da un rapporto che andava ben oltre il wrestling. Fortunatamente, i veri amici rimangono tali anche quando ce ne si allontana, e The Greatest non mi fece mai pesare di avere scelto la UIW.

Quante cinture hai conquistato in tutto, e quale, secondo te, è stata la più importante?

Quattro, in tutto. Due volte il titolo XIW, una quello FCW e una quello UIW. Certo, il primo è sempre quello che forse ti emoziona di più per mille motivi, ma per me sono stati tutti egualmente importanti, e tutti mi hanno procurato grandi soddisfazioni, anche se ogni cintura conquistata ha avuto una storia diversa. Inoltre sono stato il primo ad aggiudicarmi un titolo in tre federazioni diverse. Un bel curriculum, dai!

Un sacco di gente pensa che i wrestlers siano gente ignorante capace solo di menare le mani. Ma non è affatto così. Che studi hai fatto, tu, ad esempio?

Io, personalmente, ho conseguito il diploma di tecnico delle comunicazioni e successivamente mi sono laureato in filosofia delle religioni. Questo indirizzo superiore di studi però non mi ha portato soldi o lavoro in quanto sono sempre stato un puro appassionato di cristianesimo esoterico e storia delle religioni. Una passione è una passione, era proprio una cosa mia! I wrestlers, ignoranti? Vabbè, ognuno è libero di pensare ciò che vuole, ma questo entro i dovuti limiti, senza offendere nessuno. Per quel che so io, in Italia, tra i wrestlers ci sono tanti laureati, c’è chi dirige un’azienda, chi lavora sotto padrone onestamente e chi ancora studia con tanto impegno per farsi una solida cultura.

Nella foto, in alto: Se lo incontri per strada, ti spaventi!

Cosa spinge un laureato a salire su di un ring e menar mazzate a tutti invece di ambire al “posto fisso”, magari in banca o alle poste?

Troppe volte commettiamo l’errore di aver paura di risultare diversi dalla massa. Paura di essere giudicati, di venire isolati, e allora ci rifugiamo nelle scelte di comodo, che facciano pensare di noi che siamo persone con la testa a posto. Ma non è che se uno pratica il wrestling non debba o non possa fare nient’altro. Si possono anche fare entrambe le cose: inseguire il posto fisso e fare sport. Io, il posto fisso lo inseguo da un pezzo, e anche se di questi tempi non è facile, non ho intenzione di smettere di cercare.

Per te, il wrestling è la parte selvaggia della personalità dell’atleta che riemerge? È un completamento della personalità che si arricchisce di elementi opposti e complementari? Un semplice sport da praticare dopo il lavoro?

In effetti, il personaggio che andiamo a creare ha molto del nostro inconscio e dei nostri desideri. In questo sport, la componente atletica è solo il cinquanta per cento di quello che si vede sul ring. Tutto il resto è personalità che affiora, capacità attoriale, carisma e istrionicità. La personalità è quella che è, fondamentalmente non cambia. Ma puoi imparare a recitare il tuo ruolo. Dopo il lavoro si gioca a ping pong: il wrestling è un’altra cosa!

Ad un certo punto hai deciso di mollare e appendere la cintura al chiodo. A cosa è dovuta questa decisione?

No, non ho deciso di mollare ma solo di prendermi una pausa di riflessione. Negli ultimi anni ho sentito il bisogno di concentrare tutte le mie energie sulla realizzazione di alcuni miei obiettivi. Ora che ho concretizzato tutto, mi sento soddisfatto e sono motivato a tornare, ma non c’è ancora nulla di definito: dove, quando… vedremo!

Che lavoro fai, attualmente, e quali sono i tuoi hobby e le tue attività alternative al lavoro?

Per quanto riguarda il lavoro, sono impiegato nel comune del mio paese, Gavi. Purtroppo, come tanti altri, di questi tempi, devo accontentarmi di contratti a termine. Le mie passioni? Da giovane ero tifoso sfegatato del Genoa, ora sono appassionato di biliardo. La lettura mi piace molto, leggo tantissime opere storiche e, con queste, mi sono fatto un bagaglio culturale notevole.

So che hai intenzione di scrivere un libro: di cosa parlerà?

Farò una mia autobiografia parlando del mio percorso decennale di gnosi, gnosticismo cristiano e di meditazioni. Spero di finire l’opera entro il 2017, me lo auguro davvero. Non è un argomento facile.

Come hai deciso di dedicarti all’organizzazione di eventi di wrestling? È un modo per ampliare il tuo coinvolgimento in questo sport o per ritornare?

A dire il vero avevo già provato un anno fa ad organizzare qualcosa, ma l’Italia è un Paese in cui la burocrazia regna sovrana. Ci sono leggi talmente astruse, complicate e incomprensibili, che per fare le cose in pieno rispetto delle regole bisogna diventare pazzi, essere miliardari e avere del buon tempo da perdere. Se poi non hai un bel capitale iniziale né entrate certe in tempi brevi, non solo non ci sono utili a sufficienza per andare avanti una volta partiti, ma non riesci nemmeno a rientrare di quello che ci hai investito. Quando ho iniziato questo progetto, non avendo ancora tutto in regola, mi sono trovato molto presto con dei signori in divisa grigia a controllare tutto quello che stessi facendo. Oggi, per fortuna, ho risolto tutto: posso emettere fatture e fornire un servizio professionale. Inoltre conto molto sulla mia esperienza nel settore per offrire quel qualcosa in più che magari altri non hanno. Sicuramente sarà per me un coinvolgimento in questa disciplina a trecentosessanta gradi, molto di più di un semplice lottatore.

Con Bret Hart in piazza Duomo, Milano 2003
Nella foto, in alto: Con Bret Hart in piazza Duomo, Milano 2003

Ma allora hai davvero intenzione di tornare a combattere?

Sì, ma solo se ci saranno le condizioni. Prima di tutto la dignità: non ho intenzione di combattere gratis, e altrettanto mi auspico di ottenere per gli atleti che parteciperanno agli eventi da me organizzati. Secondo: voglio essere nuovamente in buona forma. Non dimentichiamo che gli infortuni gravi sono sempre in agguato dietro l’angolo e che il pubblico è un giudice molto severo.

Come e quando ti immagini il tuo ritorno?

Non ci ho ancora pensato, seriamente. Probabilmente farò irruzione sul ring di sorpresa, quando meno tutti se lo aspettano. Magari con una gimmick differente.

Come si organizza, un evento? Elenca le cose più importanti da fare.

Innanzitutto bisogna capire a quanto ammonti il budget a disposizione, perché è da quello che dipende il livello di show che potrai offrire. In quello, devi farci stare dentro il rimborso spese e la paga per gli atleti, compreso viaggio, soggiorno e pasti. Fargli firmare i contratti di prestazione occasionale o trattare con i loro mediatori, se ne hanno. Cercare una location. Ingaggiare la manodopera necessaria per un servizio ring completo e affidabile. E’ importante, perché possono sorgere problemi di natura tecnica qualora il ring subisca dei danni durante lo show. Poi va fatta una campagna pubblicitaria adeguata all’importanza dell’evento, soprattutto nella città dove si svolgerà e nelle zone limitrofe. L’evento va condiviso su tutti i principali social network: internet, al giorno d’oggi, rappresenta almeno l’ottanta per cento della comunicazione. Mentre fai tutto questo, devi sempre tenere gli occhi aperti e le orecchie tese, sempre a caccia di sponsor e finanziatori vari, perché i soldi non bastano mai! Non c’è solo quello che ho elencato finora, ma c’è da occuparsi delle luci, le musiche, i fumi, il titantron e quant’altro.

Secondo te, perché le federazioni italiane non fanno altro che bisticciare tra loro, invece di collaborare?

Semplice, è questione di ego. Tutte le federazioni vogliono primeggiare, non essere seconde a nessuna e figurare come le migliori sulla piazza. Ma è puro ego, perché alla fine nessuno ci ricava un guadagno degno di nota.

Come vedi il futuro del wrestling in Italia?

Beh, non molto bene purtroppo. Finché la WWE è stata trasmessa su Italia 1 in chiaro, c’è stata una forte spinta , ma da allora siamo tornati a show dove al massimo il pubblico consiste in un centinaio di persone.  Prima, invece, gli spettatori erano spesso un migliaio. Me li ricordo, agli show  ICW, XIW e IWS! Faremo fatica a tornare a quei livelli!

La WWE ha sempre privilegiato i lottatori mastodontici a discapito dei pesi leggeri. Tu che preferisci? Potenza o agilità?

Io sono a favore della potenza, della stazza, della prestanza fisica. Sì, certo, anche un po’ di agilità, ma commisurata alla stazza, altrimenti non è credibile. Ovviamente, questo è il mio gusto personale, ma perché uno show sia completo, bisogna fare in modo che partecipino atleti di tutti i tipi: leggeri e pesanti, agili o potenti. Simpatici, odiosi, seri e istrionici. Qualche nome dei miei preferiti? Naturalmente avrete capito che adoravo Undertaker, Hulk Hogan, The Rock, Stone Cold, Big Show… Prima di loro, mi hanno entusiasmato André The Giant, King Kong Bundy, Big Van Vader, Big Boss Man. Che mi abbiano fatto apprezzare anche i pesi leggeri e i flyers, ci sono stati soltanto Tiger Mask, El Canek, Principe Maya, Ultimo Dragon (di cui sono molto amico personalmente) e Jushin Thunder Liger.

Nella foto, in alto: Bulldozer con Ultimo Dragon

Tu sei un heavyweight: quali sono i pro e i contro?

Il fattore peso impressiona il pubblico dal momento in cui metti piede sul ring, ma poi si aspettano tutti una grande dimostrazione di potenza. Sicuramente hai un impatto psicologico anche sul tuo avversario: sa che dovrà faticare parecchio per imporsi, rispetto a quello che potrebbe fare con un avversario di pari peso. Se gli cadi addosso non è uno scherzo. Ma anche qui c’è il rovescio della medaglia: un cruiserweight ha più fiato, più agilità, può impegnarti parecchio con mosse volanti, e se tu cadi, pesante come sei, ti fai più male, magari. Credo che il bello di questo sport sia proprio questo: chiunque può andare bene, perché non c’è un tipo particolare di persona o di fisico realmente avvantaggiato rispetto ad altri. Chiunque voglia cimentarsi in questa disciplina deve sapere enfatizzare al massimo la sua capacità atletica, tecnica e recitativa, e a quel punto, chiunque sia, qualunque sia il suo peso, qualunque stile e qualunque gimmick voglia sfruttare, avrà successo. E più si è diversi l’uno dall’altro, più completo sarà lo show.

Citami tre atleti nel panorama mondiale che ti piacciono in modo particolare e spiegaci perché.

Undertaker, che sicuramente ha la gimmick più carismatica, spettacolare e vincente al mondo. Hulk Hogan perchè è colui che ha saputo promuovere meglio l’immagine del wrestling nel mondo da sempre, e che ha venduto la sua immagine meglio di chiunque altro. Al terzo posto metto di sicuro Tiger Mask, uno dei migliori flyer al mondo, e con una gimmick da face talmente popolare a livello planetario da vedere creati su di lui manga, fumetti e cartoni animati.

Quali sono le qualità che apprezzi di più e di meno, tra i colleghi?

Ci sono tanti atleti, che averci a che fare è da manicomio! Più di tutto, non amo quelli che chiamo “I vespasiani del Wrestling”: sono sempre lì a cercarti per essere bookati (ingaggiati per uno show, ndr.) da qualche parte, magari anche per 30 euro come fossero i denari di giuda. Poi, appena trovano altro, ti piantano in asso e fanno finta nemmeno di conoscerti, salvo tornare a supplicarti la settimana dopo. Poi mal sopporto quelli che piantano grane con la scusa che, loro, “a combattere con te, rischiano di farsi male”. Beh, se anche un grande come Hayabusa si è rotto l’osso del collo, credo che nessuno possa immaginare di non infortunarsi mai, col wrestling. Infine, quelli che devono primeggiare a qualunque costo: dovrebbero mettersi in testa che quello che hanno davanti a loro, non è un avversario ma un collega. Se ci vanno d’accordo, verrà fuori un bel match. Se, invece, ognuno dei due vuol vincere e sembrare “il più forte”, allora sarebbe bene che quel match non si faccia mai, perché so già che si faranno male entrambi. Per fortuna ci sono anche quelli che sorridono sempre e sono sempre sereni! Apprezzo quelli che curano molto la propria immagine, e quelli che si impegnano al massimo. Impegno, costanza e dedizione portano sempre a buoni risultati.

Devi convincere qualcuno che non ha mai visto un incontro di wrestling a venire a vedervi. Cosa gli diresti?

Gli direi che venire a vedere vale di sicuro la pena, e che riusciremo a farli entusiasmare e appassionare a qualcosa di veramente unico, perché è sia sport che spettacolo. E’ una disciplina che unisce atletica, acrobazie, combattimento, recitazione, istrionicità e spettacolarità. Dove troverebbero, di meglio?

Tre persone che butteresti giù dalla torre: Renzi, la Boldrini e Giovanardi.

Tre persone che salveresti dalla fine del mondo: Mia madre, la mia fidanzata e il mio pastore tedesco Oscar.

Tre persone che riporteresti in vita: Bud Spencer, mio padre e mia nonna.

Rispondi con solo una o due parole a queste domande:

Amore? Salvezza

Soldi? Materialismo

Amicizia? Fratellanza

Successo? Ego

Emozione? Passione

Viaggi? Libertà

Relax? Meditazione

Tempo libero? Divertimento

Casa? Protezione

Famiglia? Unione

Religione? Dogma

Gioia? Cura

Dolore? Sensibilità

Emozioni negative? Autoinganno

Valori della vita? Giudizio

Concludi con qualcosa che vorresti dirci, una frase o un aforisma che senti particolarmente.

Mi piace ricordare sovente questa frase di Eckhart Tolle : La sofferenza è necessaria nella misura in cui ti fa rendere conto di ciò che non è necessario. Non sono le situazioni a farti infelice. Possono procurarti dolore fisico, ma non ti fanno infelice: i tuoi pensieri ti fanno infelice. Le tue interpretazioni, le storie che racconti a te stesso, ti fanno infelice.

Grazie della tua disponibilità, Maurizio, e speriamo di rivederti al più presto sul ring!

                                                                                                                                                                                     Erika Corvo

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