
Dietro i numeri e la frenesia delle grandi città si nasconde un’emergenza silenziosa e pervasiva che si chiama solitudine. È un isolamento profondo che si consuma spesso nell’indifferenza generale e che colpisce l’anziano rimasto senza rete familiare, la madre single che non riesce a coprire le spese o chi, da un giorno all’altro, perde il lavoro e si ritrova a dormire in strada. A queste fragilità ormai storiche dei nostri centri urbani si aggiunge oggi un’ulteriore, drammatica urgenza: quella dei minori stranieri non accompagnati. Sono ragazzini e bambini che arrivano da soli sui barconi, dopo viaggi estenuanti e traumatici, e che spesso finiscono per perdersi nei labirinti delle metropoli, esposti a gravissimi rischi di sfruttamento e privi di qualsiasi punto di riferimento affettivo o legale.

Nella foto, in alto: la Polizia e il PIS
In questo scenario così complesso e vulnerabile interviene il welfare di prossimità attraverso i servizi di Pronto Intervento Sociale (PIS). Questo servizio funziona come un vero e proprio pronto soccorso della comunità, una rete di sicurezza attiva ventiquattr’ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all’anno, per dare una risposta immediata a chiunque si trovi in condizioni di estremo pericolo, emarginazione o abbandono. L’azione degli educatori e degli operatori sul campo non si limita a un aiuto assistenziale temporaneo, come offrire un pasto caldo o un posto letto per la notte. L’intervento sul territorio segue un percorso strutturato che mira alla ricostruzione dell’individuo: si parte dalla segnalazione e dal primo, delicatissimo contatto in strada per mettere in sicurezza la persona e stabilire un legame di fiducia; si passa poi a una valutazione approfondita della situazione personale, attivando immediatamente le tutele legali, l’accoglienza protetta e il supporto psicologico specifici previsti per i minorenni e, infine, si programma l’affidamento a comunità educative o ai servizi sociali del territorio per avviare un progetto di inclusione e autonomia a lungo termine.

Nella foto, in alto: anziano solo e in difficoltà
Il vero obiettivo di questo modello, in fondo, è la prevenzione e la rigenerazione del tessuto sociale. Smettere di aspettare che il cittadino fragile bussi alla porta di un ufficio pubblico e andare direttamente nei quartieri, nelle stazioni e nelle piazze permette di intercettare il disagio prima che diventi cronico e irreversibile. In questo modo, la burocrazia fredda dei moduli da compilare viene sostituita da una relazione umana autentica, capace di ascoltare, accogliere e restituire dignità e speranza a chi, fino a un momento prima, si sentiva completamente invisibile agli occhi del mondo.
Eradis Josende Oberto

