
Nella foto, in alto: Ornella Vanoni
Addio alla regina della canzone italiana, tra amori turbolenti, palcoscenici leggendari e una vita vissuta senza filtri.
Ornella Vanoni scompare il 21 novembre 2025, nella sua casa milanese in zona Brera, circondata dall’affetto dei familiari e degli amici più cari. Le cause del decesso non sono state ancora rese note, ma da tempo la cantante lottava con problemi di salute che l’avevano costretta a ridurre le apparizioni pubbliche. Nonostante ciò, fino all’ultimo aveva mantenuto intatta la sua verve, come dimostrato lo scorso anno in un’intervista a “La Repubblica”, dove aveva dichiarato: “La morte non mi fa paura. Ho vissuto troppo per averne timore”.
Nata a Milano il 22 settembre 1934, Ornella Vanoni è stata molto più di una cantante. Un’icona di stile, una donna che ha rotto gli schemi in un’epoca in cui le artiste erano spesso relegate a ruoli convenzionali. Il suo soprannome, “la cantante della Mala”, le fu affibbiato negli anni ’60 per il suo legame con l’ambiente della malavita milanese, frequentazioni che lei stessa non ha mai nascosto.

Nella foto, in alto: Ornella Vanoni a varie età
“Ero amica di tutti, dai boss ai poeti. Milano era così: un crogiolo di anime dannate e geniali», raccontava.
Quelle frequentazioni le costarono anche un processo per associazione a delinquere nel 1971, da cui uscì assolta. “Mi hanno accusata di tutto, ma io ho solo cantato per chi mi chiedeva una canzone. La mia colpa? Essere libera”, disse allora. Quel periodo oscuro contribuì però a forgiare il suo mito. Ornella diventò il simbolo di una Milano notturna, fumosa, dove musica e trasgressione si mescolavano.
E i suoi amori?
Amori turbolenti. Gino Paoli e Giorgio Strehler.

Nella foto, in alto: Ornella Vanoni e Gino Paoli
La vita sentimentale della Vanoni è stata altrettanto intensissima. Segnata da due relazioni che hanno fatto storia. Quella con Gino Paoli e quella con Giorgio Strehler.
Gino Paoli. Il loro incontro, nei primi anni ’60, fu un terremoto. Lui, genio fragile della canzone d’autore. Lei, diva in ascesa con una voce che ipnotizzava. Insieme scrissero capolavori come “Senza fine”, un brano che sembra raccontare la loro passione travolgente e distruttiva. “Gino era un uomo complicato, ma con lui ho vissuto l’amore più vero”, confessò anni dopo. La relazione, però, si consumò tra tradimenti, gelosie e la dipendenza di Paoli dall’alcol. “Ci siamo amati come due pazzi, ma non eravamo fatti per stare insieme”, ammise la Vanoni.
Giorgio Strehler. Dopo la fine con Paoli, Ornella trovò in Strehler un amore intellettuale e appassionato. Il regista, fondatore del Piccolo Teatro di Milano, la diresse in “La buona persona di Sezuan”, spettacolo che la consacrò anche come attrice. “Strehler mi ha insegnato il rigore, ma anche la follia del teatro”, ricordava. La loro relazione, durata quasi un decennio, fu un mix d’arte e passione, ma anche di scontri violenti. “Litigavamo come cani e gatti, ma senza di lui non sarei diventata chi sono”, disse in un’intervista a “Vanity Fair”.
Ornella Vanoni ha venduto oltre 40 milioni di dischi, vinto 4 Festival di Sanremo e collaborato con i più grandi, da Lucio Battisti a Vinicius de Moraes. Ma il suo vero lascito è stato l’aver vissuto la vita senza compromessi, in un’epoca in cui le donne erano spesso giudicate per le loro scelte.

Nella foto, in alto: Ornella Vanoni e Giorgio Strehler
“Ornella era l’Italia che osava”, ha scritto Mogol su Twitter. “Una voce che ha raccontato l’amore, il dolore e la libertà come poche altre”. Anche Laura Pausini le ha reso omaggio. “Grazie per averci insegnato che la musica è vita, anche quando finisce”.
La camera ardente sarà allestita al Piccolo Teatro di Milano, il tempio che l’ha vista trionfare sotto la guida di Strehler. Le esequie si terranno in forma privata, come da sua volontà, ma è atteso un afflusso di fan e colleghi per l’ultimo saluto a una delle ultime grandi dive della canzone italiana.
“La musica non è finita”, cantava Ornella. E oggi, mentre il suo silenzio si fa assordante, le sue note continuano a risuonare, immortali.
Giuliano Regiroli

