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Maneki-neko. Un lucky charm d’eccezione

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Nella foto, in alto: rosa, buon auspicio in amore

Irradia serenità. Emana positività Il Maneki-neko è amato in tutto il Giappone come una bambola con sembianze di gatto che richiama la fortuna. La sua nascita si riporta al tardo Periodo Edo. Tanti anni or sono, nel Paese del Sol Levante , il gatto era considerato un animale molto importante perché cacciava i topi che mangiavano i bachi da seta e i prodotti agricoli. Il felino, poi, con l’andare del tempo venne pure consacrato nel tempio shintoista e adorato come un dio protettivo. È, veniva venduto, per questo, a un prezzo elevato. Dopo la decadenza della sericoltura (bachicoltura, ndr.), il gatto fu valutato come un simbolo che porta fortuna. Il Maneki-neko ha sempre alzata una delle zampe. Come volesse chiamare l’amore, il denaro, il successo, in poche parole, la buona sorte. Si dice che più la zampa va in alto e più sarà alta la fortuna. Ancora, se il gatto alza la zampa sinistra si dice chiami le persone. Di contro, se tira su la destra chiama soldi. Letteralmente la parola Maneki-neko, in giapponese, è tradotta come maneki, invito, cenno e neko, gatto. Quindi, gatto che fa un cenno, o un invito. La statuetta la troviamo in vari colori: oro, bianco, nero, rosso, rosa, verde. Ogni colore, ovviamente, ha un suo significato. L’oro, il benessere economico. La ricchezza. Il bianco, portafortuna generico e soprattutto augura prosperità. Il nero, scaccia gli spiriti malvagi. Manda via dalla casa le negatività. Il rosso, ha una connotazione principalmente curativa. Auspica una pronta guarigione. Il rosa, buon auspicio per chi cerca il partner, o è già in coppia. Infine, il verde, augura la buona fortuna durante la carriera scolastica. Un porte bonheur di gran fama, quindi. Lo si può acquistare pressoché in ogni dove e sotto forma di svariate cose. Statuette, salvadanaio, charm per smartphone, sticker, ecc.. E se volete qualcosa con un’aura più sacra potete acquistarlo nei templi. Dove lo potete vedere? Quasi sempre vicino alle casse dei negozi e dei ristoranti cinesi e giapponesi. Anche la Cina, perciò, ha, ormai, adottato l’indispensabile Maneki-neko!

Giuliano Regiroli

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