
Nella foto, in alto: Sal da Vinci appena premiato
C’è un momento preciso in cui la storia del Festival di Sanremo si è fermata, sospesa in un silenzio carico di stupore, prima che l’Ariston esplodesse in un boato liberatorio. Carlo Conti ha appena pronunciato il suo nome e Sal Da Vinci, l’outsider che i bookmakers davano per spacciato alla vigilia, è crollato in ginocchio. Lì, sul palco più prestigioso d’Italia, le lacrime hanno rigato il volto di un uomo con cinquant’anni di carriera alle spalle, ma con il cuore puro di un esordiente.
Il trionfo della 76esima edizione del Festival porta la firma di Per sempre sì, un brano che ha saputo compiere un miracolo chimico: mettere d’accordo tutti, dai social alla critica più esigente, fino a quel televoto popolare che lo ha letteralmente spinto sul gradino più alto del podio. La sua è una canzone dal DNA nazional-popolare, un inno all’amore eterno travolgente e ritmato, capace di fondere la grandezza della melodia classica napoletana con vibrazioni pop e latine contemporanee. Un pezzo che è sembrato un successo generazionale fin dalle primissime note.
Mentre il podio si completava con la freschezza di Sayf al secondo posto e l’ironia di Ditonellapiaga al terzo, la notte di Sanremo si trasformava nella notte di Napoli. “Questo premio lo dedico al popolo, perché è il premio del popolo. E lo dedico alla mia città”, ha dichiarato l’artista, stringendo la statuetta con il leone d’oro tra le mani, visibilmente scosso da un’emozione quasi surreale. Dopo 17 anni di assenza dal Festival, il suo è il riscatto di chi ha saputo costruire la propria strada mattone dopo mattone, senza mai perdere l’entusiasmo.
Sanremo si chiude così, riconsegnando l’Italia alla forza immortale della sua tradizione melodica più autentica. Sal Da Vinci vince e convince, portando sul palco la verità di un sentimento senza tempo che, da oggi, canterà tutto il Paese.
Riccardo Motta

