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Die & Rise, parte prima: quando uno show… spacca!

Scusate il ritardo nella pubblicazione del resoconto, ma anche le croniste hanno una vita da vivere e un sacco di altre cose da fare. In più, l’evento prevedeva ben tredici match, e la cosa diventa impegnativa. Ma anche stavolta ce l’abbiamo fatta, e vi raccontiamo ogni cosa.

L’impareggiabile famiglia Tornaghi si mobilita come di consueto per traghettare chi arriva da lontano dalla stazione di Treviglio fino alla Quarenga di Almenno, luogo in cui si svolgerà l’evento. Il clima è inclemente: a tratti piove, il cielo è buio e cupo, ma l’atmosfera è quella da grandi occasioni: frenetica, elettrica, eccitata. Il ring è nuovo, monumentale. Disposto in maniera diversa dal solito, in modo che gli atleti possano fare la loro entry girandoci attorno, passando lungo tutti e quattro i lati della sala per meglio interagire col pubblico. Bello, non c’è che dire! La card è ricchissima e varia. Ci sono parecchi ospiti stranieri ed è previsto anche un match femminile.

Nella foto, in alto: il primo calendario a tema wrestling italiano
Nella foto, in alto: il primo calendario a tema wrestling italiano

E’ arrivato dal Regno Unito un fotografo specializzato nel wrestling, ma anche i fotografi nostrani non mancano. La sala si riempie e a fine serata veniamo a sapere che ci sono stati più di centocinquanta spettatori paganti. Bene, sempre meglio e non possiamo che rallegrarcene! Le tre ore che ci separano dall’inizio dello show volano come fossero tre minuti tra una pizza veloce, sistemare il nostro tavolino, salutare gli atleti e raccontarsi le ultime novità. Il merchandising inizia ad essere stuzzicante e “ciccioso”: sono in vendita oltre ai consueti bracciali in gomma anche calamite da frigo, foto da autografare, magliette varie e ci informano che al prossimo evento FCW (Pero, 16 dicembre 2017) sarà in vendita il calendario 2018 con le foto dei ragazzi del roster. È il primo calendario a tema wrestling italiano, ed era ora che qualcuno lo realizzasse! Siamo davvero impazienti di vederlo!

Ed eccoci nel vivo dell’azione: l’evento inizia con il general manager Francesco Zerini che interrompe la presentazione di Fabio Tornaghi dichiarando che non metterà in palio la cintura 24/7, di cui è detentore. Ma come potrebbe? Questa cintura, lo ricordiamo, può passare di mano in mano ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette (da qui, appunto, la definizione 24/7) purché ci sia uno schienamento e un arbitro presente per battere il pin! Mah? Vedremo!

Nella foto, in alto: Il monumentale e sempre presente Carlo Forchini
Nella foto, in alto: Il monumentale e sempre presente Carlo Forchini con la nostra inviata Erika Corvo

Primo match: Red Scorpion contro Josh Shooter. Il bello del wrestling è, tra altre mille cose, che il pubblico è parte integrante dello spettacolo. Tant’è che si inizia con un bel coretto “ciccione, ciccione” rivolto al monumentale Carlino Forchini. Carlino è speciale: le prende sempre da tutti, si presta a scherzi e gimmick varie, vivacizza i match insultando un po’ tutti, dirige il tifo… Può piacere o non piacere, ma quello che è certo è che la sua presenza si nota in ogni caso. Ma torniamo ai due atleti. Se ne stanno un po’ fuori dal ring a girarsi attorno, e quando ci risalgono iniziano a piovere shoulder blocks come se grandinasse. Ma non si fanno niente.

Nella foto, in alto: Red Scorpion vs Josh Shooter
Nella foto, in alto: Red Scorpion vs Josh Shooter

Il brutto degli atleti così grossi è che lo sono a tal punto da risultare poco credibili: uno della stazza di Shooter, se solo ti choppa, ti smonta come un mobile dell’IKEA: come fanno a tirarsi mazzate a dozzine senza che muoiano tutti dopo breve agonia?

Innovazione degna di nota: una potente stretta alla clavicola sul povero Scorpion. Ecco, la stretta alla clavicola l’avevamo vista poche volte. Più che altro, dai lettighieri della Croce Rossa per rianimare le persone svenute perché è dolorosissima: se non sei ancora morto, salti in aria ululando alla luna. Mica una brutta idea, eh? Shooter ci stupisce subito dopo con una leggiadra 619. Poche mosse più tardi viene schienato da una falcon arrow di Scorpion: ma sì, anche se il match se lo aggiudica Red, questo cristone grande e grosso ci piace e lo rivedremo volentieri!

Nella foto, in alto: Kyo Kazama ha combattuto nonostante una mano fratturata
Nella foto, in alto: Kyo Kazama ha combattuto nonostante una mano fratturata

Secondo match: Mika “The Polish Punisher” contro Kyo Kazama. Già in questi pochi giorni dopo l’evento ne abbiamo sentite di tutti i colori, riguardo al match disputato da Kyo (“botchamania” e tutto il resto urlato già a gran voce  in sala). E naturalmente vi aspettate che qua si rincari la dose. Invece no. Dall’inizio della nostra avventura su Mondomarziale ci eravamo ripromesse di non parlare mai male di nessuno dato che c’è già fin troppa gente a farlo, ma il fatto è che comunque la medaglia ha sempre due facce e Kyo non ha solo difetti. Ha anche qualche pregio, indipendentemente dal fatto che possa starci simpatico o meno, che sia bravo o no e altre cose. Quando lo booki, lui c’è. Non tira pacchi uno dietro l’altro come tanti (troppi) atleti fanno. Soprattutto quelli stranieri, dopo che gli è stato pagato il volo e l’albergo. Quelli erano bravi e Kyo no? Magari è vero, solo che loro non ci sono. Kyo c’è, ci puoi contare. Tu hai pagato il biglietto per vederli e quelli non si sono degnati manco di avvisare.  Che sia bravo o faccia schifo, Kyo porta gente agli show e fa riempire il cassetto. Fa lo scemo e ci fa divertire arrivando in costume da bagno o altre cazzate. Non se la lega al dito se parli male di lui, quando basta una mezza parola a fare imbestialire tanti atleti. Si mette in gioco e rischia di rompersi il collo come tutti gli altri. Combatte anche con una mano rotta, quando c’è gente che col raffreddore non va in ufficio. Quindi, grazie comunque, Kyo.

Quanto a Mika… Mika male!

Nella foto, in alto: l'incredibile pericolosità di questo tipo di match
Nella foto, in alto: l’incredibile pericolosità di questo tipo di match
Nella foto, in alto: un tremendo laddermatch. Si notano in alto le cinture da conquistare, appese
Nella foto, in alto: un tremendo laddermatch. Si notano in alto le cinture da conquistare, appese

Terzo match: i Wonderkids (Akira e Gravity) contro gli Aerial Hybrids (Jay Garner e Kay Payne), un ladder match con le cinture appese al soffitto. Gli Aerial sono specializzati nei ladder match, ci dicono, e infatti qua il livello è così alto che pare una “Stair”, pardon, “Ladderway to Heaven”. Tutti e quattro i ragazzi sono velocissimi, agili, scattanti. Gravity ci lascia di stucco ogni volta con la sua spaccata. Kay Payne viene mutato in fettina di prosciutto all’interno di un sandwich tra due fette di scala.

Nella foto,, in alto: Gravity evita i calci degli avversari abbassandosi in una spaccata
Nella foto,, in alto: Gravity evita i calci degli avversari abbassandosi in una spaccata
Nella foto, in alto: i Wonderkids si impadroniscono delle cinture
Nella foto, in alto: i Wonderkids si impadroniscono delle cinture

Springboard e varie manovre aeree vanno via a dozzine come le uova. Gravity subisce una 3D e si vendica subito dopo con un doppio dropkick sulla scala zompando con un piede su ogni gamba di questa, facendo volare giù gli Hybrids dalla stratosfera. Baumgartner ne sarebbe orgoglioso. Volteggi stile Kill Bill e capriole da premio Nobel massacrano Garner. Akira ha ancora un fisico da adolescente ma è più temibile di Terminator: si rialza sempre e ti mena sempre di più. Niente è in grado di fermare i Wonderkids, e tra il pubblico in delirio che grida “Holy Shit” come se non ci fosse un domani e il fratellino di Akira che giustamente urla il suo tifo, i due giovani atleti salgono fino in cima alla scala e si impossessano delle cinture. Che bravi, che bravi e che bello, che bello. Rammentiamo in ogni caso che un match non è un elenco di mosse ma passione, dinamismo, entusiasmo, volontà e spettacolarità. Di tutto questo, qui non manca nulla!

Nella foto, in alto: breve relax durante una pausa
Nella foto, in alto: breve relax durante una pausa

PAUSA. Ne approfittiamo per uscire a fumare e scambiare quattro chiacchiere con qualcuno del pubblico, specialmente quelli arrivati qui per la prima volta. Sembrano tutti entusiasti e felici di esserci. La pizzeria di sopra, naturalmente, si riempie nonostante sotto ci sia un gran bel servizio di catering. Dai, che si ricomincia! Il bello deve ancora arrivare!

Nella foto, in alto: superbo springboard moonsault di TG
Nella foto, in alto: superbo springboard moonsault di TG

Quarto match: TG The Italian Immortal vs Nemesi.

Nella foto, in alto: la package piedrive di Nemesi
Nella foto, in alto: la package piedrive di Nemesi

Bello vedere contrapposti il maestro e quello che è stato un suo allievo. (Sapevate che Nemesi una volta si  chiamava Griever, quando era allievo di Giacomo Giglio?) Dopo le prime schermaglie all’interno di un tifo equamente ripartito tra i due, TG parte alla carica con una notevole head scissor. Nemesi replica con una hurricanrana, un paio di armdrag e un dropkick dal nulla. Vedere TG esibirsi in una serie di suplex è sempre bello e fa bene alla salute.

Nella foto, in alto: una potentissima suplex di TG, The Italian Immortal
Nella foto, in alto: una potentissima suplex di TG, The Italian Immortal

Nemesi è pimpante e scattante ma TG ha intenzione di vendere cara la pelle. Bellissimo il suo moonsault ma Nemesi non scherza col suo enziguiri e tanto meno con la powerbomb. Un double stomp di TG sulla schiena di Nemesi pareggia le cose. The Immortal vola da ogni lato del ring, è dovunque e picchia duro ma poi viene scarventato giù dalle corde con una superplex. Che bello, vedere lo stesso stile raddoppiato. È come se sul ring ci fosse la stessa persona divisa in due! L’allievo ha imparato bene e massacra il maestro con una package piledriver. TG tenta più volte durante il match la sua vertebraker e alla fine gli riesce ma il Mezzo Demone si rialza, al secondo tentativo inverte la mossa e ripete la package piledriver ma tg non ci sta e si rialza. Alla terza volta, però, cede. E chissenefrega? Era un bellissimo match e tanto basta. I due si rialzano e si abracciano prima di rientrare nel backstage.

Nella foto, in alto: Entertrainer in difficoltà senza il suo compagno di tag
Nella foto, in alto: Entertrainer in difficoltà senza il suo compagno di tag

Quinto match: Entertrainer contro Nico Narciso e Leon. Privo del compagno di tag team, Entertrainer non ha grandi speranze di cavarsela, tant’è che scappa in giro per la sala e viene infine trascinato sul ring da Nico Narciso. Si difende come può, ma ne subisce di tutti i colori dal mastodontico Leon. I due compari tentano di avere la meglio ad ogni costo: suplex con delay, samoan drop, bodyslam e perfino una bella frogsplash. Sembra un match senza storia quando all’improvviso appare Kronos. Distrae Leon e permette ad Entertrainer di schienare Narciso con un bel rollup.

Nella foto, in alto: Mišo Mijatovič tenta di schienare Tim Thatcher
Nella foto, in alto: Mišo Mijatovič tenta di schienare Tim Thatcher

 

Sesto match: Tim Thatcher contro Mišo Mijatovič. Tim arriva osannato e acclamato a gran voce, ma vuoi mettere con la entry di Mišo a base di “popom, popom, popom”, che soltanto Darth Vader ne ha una più marziale? Il match è molto equilibrato e combattuto. Tra le cose belle da ricordare, di sicuro da parte di Mišo abbiamo visto la figure four con alcune varianti, una camel clutch, una shiranui e un sacco di ecochop (ovvero chop con l’eco in sala). Timothy ci ha mostrato un bel campionario di cose belle, tra cui un paio di elbowdrop, una backbreaker, una enziguiri e una ankle lock. Anche lui si è esibito in ecochop e ceffoni vari. Questi ultimi non saranno particolarmente tecnici, ma stanno al wrestling come le torte in faccia nei film di Stanlio e Ollio: vanno sempre bene e non tramontano mai. Alla fine Timothy aggancia il povero Mišo in una sleeper hold che gli vale l’incontro.

A questo punto c’è la pausa lunga all’interno dello show. Quaranta minuti per fare riposare la voce che ci è sparita a forza di gridare e tifare, le mani che abbiamo battuto sull’apron fino a farle diventare rosse e pure il cervello perché qui ad Almenno, ogni volta si fa un’indigestione di wrestling con sei ore filate di combattimenti. Si mangia, si beve, si chiacchiera, si scattano foto, si compra mercanzia… l’ambiente è bello e rilassato e ce lo gustiamo fino in fondo.

Grazie a Patrizia fichera e a Giuseppe Cuozzo per le foto!

Ci risentiamo al più presto per la seconda parte del report! Stay tuned!

                                                                                                                                                                                          Erika Corvo

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