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Autismo. Cos’è veramente

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La definizione dell’autismo e dei suoi criteri diagnostici ha una storia piuttosto complessa, che ha interessato diversi studiosi a partire dagli inizi del XX secolo. Ad oggi, la definizione ufficiale è quella riportata dal DSM 5, ovvero la versione più aggiornata del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, pubblicato nel 2013: “Disturbo dello spettro autistico”, i cui criteri sintomatologici sono la presenza di compromissioni a livello socio-comunicativo (difficoltà nel linguaggio e nello sviluppo di una reciprocità emotiva) e di comportamenti ristretti e ripetitiviÈ stato introdotto il termine “spettro” proprio per rendere conto della spiccata variabilità e disomogeneità delle aree coinvolte nei soggetti con autismo, dei sintomi e del quadro cognitivo: esso indica la presenza di una “famiglia” di disturbi con caratteristiche affini, le quali conferiscono al soggetto un “funzionamento autistico” che lo accompagna durante tutta la vita.

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Nella foto, in alto: un bimbo autistico

Dello “spettro” fanno parte disturbi che precedentemente erano classificati come: Autismo infantile, Autismo di Kanner, Autismo atipico, Autismo ad alto funzionamento, Sindrome di Asperger, Disturbo disintegrativo dell’infanzia e Disturbo Pervasivo dello Sviluppo non altrimenti specificato. È importante evidenziare che l’autismo non è una malattia, né uno stato dal quale si possa guarire. Si tratta, piuttosto, di un differente neurosviluppo, in cui i processi di attribuzione e di ricezione sono diversi. Per questo si parla di “funzionamento autistico”: una condizione, una sorta di “costituzione” che caratterizza i soggetti autistici, li accompagna per tutta la vita e determina in loro un approccio al mondo differente rispetto a quello dei soggetti neurotipici. A questo proposito sono significative le parole di Jim Sinclair: «Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per le altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri […]. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro». Il disturbo dello spettro autistico, inoltre, non rivela prevalenze geografiche o etniche. Esso è presente in modo piuttosto omogeneo in tutte le popolazioni del mondo e in ogni ambiente sociale. Rivela, però, una prevalenza di genere, in quanto colpisce gli individui di sesso maschile quattro volte in più rispetto agli individui di sesso femminile. Tale differenza aumenta ulteriormente se si esaminano i quadri di sindrome di Asperger. Per quanto riguarda la popolazione scolastica, il Report ISTAT sugli alunni con sostegno nella scuola italiana nel 2016-17 indicava la presenza di 38.000 alunni con “Disturbo generalizzato dello sviluppo” fra la prima elementare e la terza media. Il nuovo Report ISTAT del gennaio 2019 sull’anno scolastico 2017-18 rileva un aumento a 41.000 alunni. Tale aumento, registrato in tutto il mondo, è dovuto anche alla maggiore attenzione al fenomeno, al miglioramento nella capacità di diagnosticare precocemente la sindrome e all’ampliamento di disturbi compresi nello spettro, oltre che ad un aumento effettivo.

                       Luana Vizzini

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