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Una sfida pedagogica. Educare a pensare nell’era della pandemia

Nella foto, in alto: I filosofi greci: Aristotele, Platone e Socrate

Ci sono momenti e momenti, ma solo alcuni entreranno di diritto nella storia,. Uno di questi è il periodo pandemico. In particolare, l’uomo nel corso del tempo, è stato più volte messo alla prova, ma l’arrivo della pandemia ha completamente stravolto abitudini, regole, credenze, modi di vivere e di pensare. Tutto ciò ha prodotto una grande paralisi in ogni aspetto della vita dell’uomo, e allo stesso tempo, si nota un calo della freneticità della vita quotidiana. Pertanto, per quanto possa sembrare paradossale, la pandemia per un determinato periodo, ha portato l’uomo a vivere la propria vita senza seguire determinati canoni, schemi e senza essere influenzati da una costante frenesia. Detto ciò, é questa la lezione sulla quale l’uomo deve soffermarsi, e se vogliamo, porsi determinate domande: il progresso ha sortito effetti positivi? Se sì, quali sono? Ha realmente contribuito a migliorare la qualità della vita? Quanto la freneticità incide nella vita dell’uomo? Certamente tutte queste domande meritano una risposta, ma in particolare ci soffermeremo su due aspetti: la frenesia della vita quotidiana e il pensiero umano. Di conseguenza, la vita moderna impone all’uomo di vivere e di seguire ritmi abbastanza elevati, questo comporta un lento ma progressivo abbandono del tempo libero. Egli, non avendo la possibilità di ritagliarsi il giusto tempo, si allontana da ciò che lo rende unico: il pensiero. Pertanto ora più che mai, è fondamentale a livello epistemologico introdurre una nuova forma educativa, che abbia come scopo sia quello di riportare l’uomo ad avviare profonde riflessioni, sia di rispondere alle domande fondamentali della vita come ad.es chi siamo? Perché siamo nati? Tutto può essere spiegato attraverso la teoria del Bing bang? È possibile che una entità indefinita possa essere esistita prima di uno stato chiamato dai fisici ” singolarità”?

Nella foto, in alto: il pensiero

Di conseguenza, queste domande rappresentano la linfa vitale, il motore e la benzina del pensiero umano, e se vogliamo, anche la strada per svelare i misteri della natura umana. Solo riportando l’uomo sulla strada delle domande esistenziali, egli potrà riappropriarsi della facoltà del pensiero. Pensare dunque, non é solo la capacità di collegare e interpretare fatti, fenomeni presenti nella realtà, ma anche quella di interpretare la vita, la realtà partendo dalle domande esistenziali. Per fare tutto ciò, bisogna dunque, eliminare tutte quelle informazioni e fake news che provengono dal mondo dei social, da internet, e che alimentano solamente riflessioni speculative, allontanando così l’uomo dalla sua vocazione primordiale ovvero la capacità di pensare. In particolare, se pensiamo ai filosofi dell’antica Grecia come Aristotele, Platone, Socrate sono stati maestri del pensiero, poiché essi hanno condotto la propria vita lontana dalla modernità, dai lussi, dagli eccessi con lo scopo di proteggere ciò che è di più prezioso al mondo: la capacità di pensare. Di conseguenza, le future generazioni necessitano aiuto e supporto, in questo, l’educazione ha il compito di guidarle verso un processo di riappropriamento del pensiero. Tutto ciò potrà essere realizzato, dal momento in cui l’uomo eliminerà dalla sua mente tutte quelle informazioni inutili (provenienti da internet), e non solo, dovrà cambiare il modo di vivere il quotidiano (ritagliandosi spazio e tempo libero), dovrà riscoprire il piacere della lettura (cibo per la mente) ed infine, non dovrà mai smarrire la strada maestra della conoscenza, che si compone principalmente dalle seguenti domande esistenziali: Chi o cosa sono io? Cos’è la Natura Umana? Esiste il libero arbitrio? Che cos’è il tempo? C’è un Dio?
Certamente la conoscenza affascina e continuerà ad affascinare l’uomo, ma ciò che la rende speciale, è la capacità di pensare.

Salvatore Capparelli

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