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Storia di un articolo, tutta la fatica di un freelance

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Cronista Furiosa

La fonte ti contatta via whatsapp, ha avuto il tuo numero da qualcuno. Ha un sacco di dati inediti, su un tema importante, al centro della cronaca del momento, peraltro. Gli dici: “Benissimo ok, ma chi li ha e chi li pubblica oltre a me?” Lei risponde: “Guarda ancora nessuno, se li volete li avete in anteprima”. “Ottimo”, tu pensi, è una fortuna.

Comincia dunque la fase della proposta. Scrivi al tuo giornale principale, in copia tutti i capi e gli proponi il pezzo. Nel frattempo pensi che se non risponderanno, potrai proporlo ad un altro giornale per cui collabori, ma ovviamente bisogna fare attenzione. Perché il problema è che una mancata risposta non è sempre un no. E poi se il primo giornale risponde dopo una settimana e tu magari intanto l’hai proposto ad altri si storcono. Non pensano che tu se un freelance.

Infatti il primo giornale non risponde, ma tu non sai come interpretare quel silenzio: ci stanno pensando? È un no, un forse? E’ sempre così, ci sei abituata. Calcoli un 3-4 giorni per prenderlo come un no, nel frattempo cominci timidamente a proporlo ad altra testata. Aspetti ancora, nessuno risponde, rimandi un messaggio, alla fine è no.

Cronista dell'ano2009
Guido Vergani uno dei cronisti più importanti del secolo scorso

Va beh, almeno è chiaro. Riprovi col giornale principale, ma cambi sezione. Scrivi, poi riscrivi alla fine ti rispondono che interessa. Magnifico, quanto lungo? Loro ti dicono una lunghezza. A quel punto c’è la parte più facile del lavoro, scrivere il pezzo. E forse la più piacevole. Intervisti persone, analizzi i dati, cerchi notizie. Alcuni vogliono rivedere le interviste, gliele fai rivedere, controlli tutto mille volte, mandi. I

Il tema è abbastanza importante, ha una certa urgenza. Ma questo non basta per farlo uscire. Comincia un balletto di quasi dieci giorni. ll primo giorno, per la verità, il pezzo era in pagina ma è saltato per motivi che tu non sai. A quel punto controlli ogni giorno il giornale, ma il pezzo non esce. Nel frattempo le notizie che avevi cominciano a uscire qua e là, perché la tua fonte si è stancata di aspettare e giustamente ha sentito anche altri.

Vivi nell’ansia perché se esce qualcun altro potrebbe essere che il pezzo salti. E se salta non è detto che lo paghino. Se sei fortunata e non esce, almeno non su un grande giornale, puoi ancora sperare che pubblichino. Cominci a fare pressione.

Prima sul tuo superiore, poi sempre più in alto. Sei già stremata e hai perso una valanga di tempo, sono passate quasi due settimane. Poi un giorno, magari di sabato, alla fine, all’improvviso, ti scrivono nel tardo pomeriggio perché il pezzo va. Non importa dove tu sia e cosa faccia. Lo devi aggiornare in un lampo, controllare se ci sono altre notizie, tagliarlo, tutto questo subendo lo stress di un redattore nervoso che vuole fare presto ma al tempo stesso avere il pezzo come chiesto.

E per fortuna che ti ha trovato: loro danno per scontato che tu ci sia sempre, immobile, lì pronta per loro, senza fare altro. Anche se non sei pagato per questo, non sei pagata altro che per i pezzi che escono. Nella loro mente sei come un dipendente senza esserlo, nessuno che dica: “Scusa ora puoi?”. Finalmente glielo rimandi, è sera e dici che basta, stacchi, ma il redattore, ormai è prassi, ti rimanda il pezzo finale a tarda serata. Forse per gentilezza, forse, più probabilmente, come messaggio celato: controlla tu tutto, se poi qualcosa non va è colpa tua.

Siamo alla fine della storia. Il pezzo il giorno dopo esce, qualche volta col titolo sbagliato, qualche volta mal impaginato, ma esce. Correttamente, lo mandi alla fonte e a tutti quelli che hanno contribuito. Il tuo lavoro è finito, riceverai qualche decina di euro molto tempo in avanti, tra qualche mese.

Ovviamente se tu hai mandato un testo lungo per una pagina o due e il testo viene tagliato sarai pagato per la lunghezza che esce. A fare un breve calcolo di quanto hai guadagnato con tutte le ore che hai speso – dimenticavo, c’è anche tutto il rapporto con la fonte, che deve essere avvisata dei passaggi – il guadagno orario è una miseria. Ma lo è soprattutto a fronte dello stress enorme accumulato.

Ne vale la pena? Ancora non ho capito. Ma pubblicare oggi un pezzo, per un freelance, vuol dire questo. Che almeno lo si sappia.

La Cronista Furiosa

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