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Mariella Lamesa Nicoloso. Una vita donata a tutto tondo

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Nella foto, in loro: Mariella Lamesa Nicoloso col marito

Se la vita è un dono, nella sua essenza si cela la gratuità. Nessuno di noi può dire di aver scelto la vita. Nessuno di noi l’ha programmata, pianificata, cercata o comprata. La vita ci ha cercati e ogni giorno ci chiama a parlarle, a tenerla in considerazione. A fare delle scelte. La prima tra tutte quella del vivere. La differenza tra le persone sta proprio in questa scelta. In questa modalità di passeggiare per le strade del mondo. Ognuno di noi porta a passeggio la propria identità alla luce della propria storia. Ognuno bussa alle porte del nuovo giorno con l’indiscutibile consapevolezza di essere individui unici ed irripetibili. Ognuno di noi è certo che non esiste al mondo un secondo noi. Chiunque rispetta questa gratuità, non si lascia vivere bensì vive. Nessuno mai rinnega un dono. Nessuno lo rifiuta, lo spreca, lo critica, lo ripudia. Siamo chiamati a vivere la vita come un bambino emozionato la notte di Natale. Siamo chiamati a vivere la vita come un bimbo che soffia forte sulle candeline di una torta di compleanno desideroso che la festa non abbia fine. Per poi ridere, battere le mani, gioire e stare insieme. Stare uniti. Tutti segni, questi, di una gioia impossibile da trattenere. Se il termine vita fosse un acronimo, starebbe sicuramente per Volare Insieme Tra Amici. Lo sa benissimo la signora Mariella Lamesa Nicoloso, Presidente in carica del Club Europeo Enogastronomico Cultura e Convivialità.

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Nella foto, in alto: la signora Mariella, lo Chef e altri soci del Club

Di lei conoscevo le opere, lo stile di vita, molti soci del Club appartengono alla Milano bene, quest’ultima volutamente vissuta dal lei solo durante gli impegni del Club. La signora Nicoloso mi dà appuntamento per un’intervista presso lo Sheraton Hotel di via Cornalia a Milano, durante un evento aperto per l’occasione anche ai non soci, per festeggiare il Carnevale Meneghino.
Era mia intenzione trattenermi giusto il tempo della formalità ma venni letteralmente rapito dalla sua eleganza, dalla sua raffinata semplicità, dai suoi modi pacati a dal suo sorriso genuino tipico di chi della vita, non smette mai di stupirsi.
Chi è Mariella se dovesse usare tre parole per descriversi?
Mariella è una figlia, una moglie, una mamma. Sono di origini siciliane, del Siracusano. Devo tutta la mia formazione alla mia famiglia, ai miei genitori. La mia fortuna, la mia vera ricchezza sono i valori che mi hanno trasmesso nella completa semplicità: mia madre pragmatica e tifosa del “saper fare tutto da sola, anche se poi avrai qualcuno che farà per te”, a mio avviso piccolo prelievo sessantottino! Mio padre cultore della pacatezza e della gentilezza, dello “spiegare le cose” per chiarire le proprie posizioni soprattutto ai bambini. Atteggiamento spesso efficace per riportare in asse situazioni fuori controllo. Due anime opposte e complementari, integrati da valori cattolici, dal rispetto dell’altro e nella condivisione di tutto ciò che si ha.
Mio padre era solito dirmi di non smettere mai di essere aperta agli altri e mi ricordava sempre che in una casa dove ci sono dei cuori pulsanti, c’è posto per tutti. Quel “aggiungi un posto a tavola” che tuttora ingegno con amici e non, mi procura sempre una piacevole euforia. La mia famiglia al di là del vissuto ordinario, è e sarà sempre per me un esempio di vita, mi sento molto fortunata in questo.

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Nella foto, in alto: la famiglia della signora Mariella al completo

In che termini i suoi genitori le hanno dato l’esempio?
Erano una coppia molto affiatata, testimone di fedeltà reciproca che vince su tutto anche sulla malattia. Che il vero sale della vita è amore e rispetto come coniugi, con noi figli come educatori, nella società con il prossimo. In casa mia nei momenti di difficoltà c’è sempre stato un enorme senso di dignità, che ho sempre difeso da qualsiasi intrusione esterna. Mio padre, mi ha sempre insegnato che non serve alzare la voce per farsi capire, specialmente con gli urlatori e i finti intellettuali. Questo suo dire l’ho sempre vissuto come un testamento spirituale e in tutte le mie attività ho sempre cercato di rimanere fedele al suo insegnamento e devo ammettere, qualche volta, non senza difficoltà. Da piccola e fino a tutta l’adolescenza, ho frequentato l’oratorio, luogo che per me che si è rivelato di aggregazione e progettualità sociale. Mi sono diplomata in ragioneria e ho sostenuto brillantemente quasi la metà degli esami alla Facoltà di Economia e Commercio che ho volutamente interrotto per dedicarmi ai mie genitori in un periodo molto particolare della loro vita.  Ho insegnato per la Scuola 2F di Firenze, preparavo i corsisti a sostenere gli esami finali di ragioneria. Ho lavorato alcuni anni a scuola ove ancora sono in graduatoria come segretaria amministrativa. Ho cambiato lavori, città, situazioni, percorsi senza mai perdere di vista la mia stazione di arrivo, attuando degli scambi nei quali ho sempre tenuto presente l’eredità preziosa di valori che la mia famiglia mi ha donato: pragmatismo e rispetto per il prossimo. Da giovanissimi fin dai nostri primi incontri, con mio marito, Antonino Nicoloso medico neurologo e psichiatra, abbiamo elaborato un progetto di vita, uno scopo, nella quale ho affondato durante questo percorso temporale le radici della donna che sono e della madre perennemente in gioco, compito oggetto di continuo apprendimento! Il bagaglio valoriale di mio padre l’ho ritrovato per moltissimi tratti in mio marito, e di conseguenza trasmesso di concerto alle nostre due figlie, Rossana e Arianna, mesciato da una sana ambizione che li porta a realizzare i loro progetti di vita. Per questo ringrazio Dio. L’amore è un sentimento che non si divide, si moltiplica, missione di chi si sente molto amato e non si spreca.
In che senso non si spreca?
Il volontariato a mio avviso è e sarà sempre il segno tangibile di un sentimento che non può finire, che non si esaurisce. Io e mio marito facciamo parte dell’Ordine di Malta, accompagniamo i signori ammalati nei Pellegrinaggi, sono membro attivo del Lions Club di Milano e oggi, Presidente in carica del Club Europeo Enogastronomico.
Qual è la Mission del Club che la vede presidente?
La convivialità, lo spirito di aggregazione, la gioia e la cultura nelle sue varie manifestazioni. Oggi siamo in 52 soci, il Club raccoglie elementi che a sua volta provengono da altre associazioni, Lions, Rotary, Croce Rossa e via dicendo. Nasce a Milano trentasei anni fa, con il primo Presidente, Gaetano di Grazia. L’idea era fondata sul desiderio di fondere l’arte in tutte le sue forme alla cultura enogastronomica. La cucina è sempre stata un collante tra le persone. A tavola le persone stanno assieme e allo stesso tempo condividono i pensieri, le gioie. A tavola nascono idee, si rafforzano le relazioni, ci si confronta e perché no, si cresce.
Perché il titolo di Club Europeo?
Il secondo Presidente, Maurizio Pellegrini De Vera, ha avuto l’intuizione di varcare i confini sperimentando altre culture che potevano integrarsi alla nostra mediterranea, ovunque apprezzata. Il Club ha visto trasferte a Parigi, Londra come in Spagna. Arte e cultura enogastronomica unite con l’unico obiettivo di abbattere muri, delineare modelli di condivisone aperti a tutti. Rende molto il concetto di libertà a mio avviso aver ampliato i confini del nostro Club.
Che progetti ha oggi in qualità di Presidente in carica?
Continuare a investire nella cultura, in cucina al dire di amici e conoscenti, vanto un discreto successo, curando la scelta delle materie prime, quindi veicolo le due cose nel Club. Diversamente poi ci siamo impegnati in alcuni progetti per contribuire con un sostegno solidale, senza limite territoriale: Umbria, Lombardia, Sicilia!
Come lo vede il suo domani signora Mariella?
La speranza, è l’elemento essenziale per vedere il futuro con gli stessi identici colori di oggi. Ci sono passioni, interessi o argomenti che fanno parte della nostra vita fin da quando eravamo bambini, alchimie che sfociano per me nel personale interesse del bene comune
Il mio domani quotidiano segue la linearità del tempo comune come moglie, madre, e forse un giorno anche come nonna. Attualmente, vivo il presente come membro attivo di realtà associative che per me indipendentemente dalle mie scelte future è, e saranno sempre la mia casa.
( … e lo dice con uno sguardo velato da emozioni vere che solo chi vive a trecentosessanta gradi la propria storia può gratuitamente apprezzare, condividere e ridonare).

                              Thomas Tolin

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