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Lorenza Franco. Poétesse de grande culture. Felice genetliaco!

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La poetessa Lorenza Franco

Oggi ricorre il suo genetliaco.    “Poetessa civilmente impegnata e traduttrice dei lirici greci, saggista, libera pensatrice atea”. Così ama celebrarsi Lorenza Franco. Vedova del celebre avv. Aldo Bonomo, già presidente Fininvest e primo legale di Silvio Berlusconi,  nonché madre dell’altrettanto avv. Giovanni Bonomo. Lorenza Franco è  un personaggio di spicco nel mondo letterario. Soprattutto quello poetico. Donna dai sentimenti profondi e vivi. Lorenza Franco ha una spontaneità stilistica, grazie anche all’uso della rima, che la rende immediatamente familiare, e che nasconde, come scrive l’italianista Ezio Raimondi, “una sapienza letteraria meditata, consapevole, laboriosa”. Alle spalle ha una carriera di gran rispetto. Di poesie ne ha scritte molte… qui, di seguito, ne evidenziamo una… dedicata all’insigne marito, dal titolo “Senza di  te”.

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Nella foto, in alto: il famoso avv. Aldo Bonomo, marito di Lorenza Franco e padre di Giovanni 

Eccola:

“Senza di te, è più che esser sola,

eppure anche il silenzio ha la tua voce.

Fu il tuo amore per me, che la tua croce,

rese più lieve ad ogni tua parola.

Dio non è un complemento, mi dicesti,

perciò non si può dir: “A Dio, con Dio”,

ma tu sei qui con me, sei solo mio,

non sei soltanto inceneriti resti.

Il Padre Nostro no, l’Ave Maria

fu l’unica tua ultima preghiera.

Calò la notte sui tuoi occhi, nera,

la Donna illuminò la tua agonia.

L’amore fu per te un concetto astratto,

il sentimento lontano dal senso.

Ancora ti desidero e ti penso,

vano è rimpianger ciò che non fu fatto.

Il tuo intento primario fu la pace,

le discussioni ti davano pena.

Fu amara e dolce insieme la catena

che ancor mi lega a te, che grida e tace.

Mi sembra, alle volte, di parlarti,

descriverti le pene che hai sofferto.

Ma l’aria è muta, e grande è lo sconcerto

di non poter, dal buio, liberarti.

M’hai detto: “Se di me qualcosa resta

dopo la morte, ti starà vicino…”,

ma è la mano crudele del destino

che sfiora i miei capelli e la mia testa.

Oh, dimmi, dove sei? Perché non torni?

Ti sento ovunque, eppure non ti vedo.

Il Nulla era l’unico mio credo,

nel Nulla consumati anni e giorni.

Se il mio Nulla sei tu, perché ancor t’amo?

Se tutto è maya, se tutto è illusione,

illudimi di te, pronuncia un nome…

Ciò ch’è vicino, esser può lontano?

(Ponte in Valt., 12 settembre 2005)

Secondo Lorenza Franco, “Senza di te” non è un ricordo, è la canzone di un amore che d’improvviso si è fatto assenza, dolorosa e viva assenza, mille volte più pervasiva dell’antica presenza (“Ti sento ovunque, eppure non ti vedo”). È la canzone del nulla che riempie di sé il vuoto, di una presenza che sta al di là del mi- tico velo di Maya che avvolge e ci rende inafferrabili tutte le cose (“se tutto è maya, se tutto è illusione, / illudimi di te, pronuncia un nome…”). Ma è anche la canzone del rifiuto del nulla (“non sei sol- tanto inceneriti resti”) e dell’estrema, irrimediabile solitudine (“senza di te, è più che esser sola”). Versi destinati, forse, a rimanere senza risposta…

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Nella foto, in alto: il figlio. L’avv. Giovanni Bonomo

Lorenza Franco, poetessa di gran vaglia, di profonda sensibilità e donna di forte impegno civile. La sua è una poesia davvero colta. A suo carico moltissime pubblicazioni. Lorenza Franco, apprezzata artista, paladina del libero e laico pensiero. Il suo itinerario poetico si sviluppa sulle orme dei poeti classici e di quelli più recenti. Ad iniziare da Liriche da lontano, con l’ammiccante sottotitolo Polvere di stile, a metà strada tra la notissima canzone degli anni ’40 e gli “esercizi” di Queneau (opera che ripropone i lirici greci, da Alceo e Saffo fino ad Ipponatte, in una versione che si potrebbe dire di ricupero e di restauro dei famosi frammenti), passando per Pallada, malinconico poeta alessandrino che vive e soffre nel periodo di transizione dal paganesimo declinante al cristianesimo, autore del quale vengono riproposti, dalla ed. La Vita Felice, i noti Epigrammi, fino ad arrivare, passando per i Sonetti di Shakespeare e gli Amoretti di Spencer, ai primi del 900 con Kostantino Kavafis, il più importante poeta greco moderno, di cui vengono riproposte ottanta poesie in una raccolta intitolata Le mura intorno.

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La libertà interpretativa, disciplinata dal rigore delle forme metriche, innanzitutto dell’endecasillabo, si sprigiona talvolta nell’aggiunta alle traduzioni di testi originali apocrifi. Anche l’uso armonioso della rima da’, a  Lorenza Franco, l’immagine di una letterata fuoriclasse e fuori dal tempo. Le è stato conferito nell’anno 2000 il premio giornalistico-letterario “Ernest Rosenthal” VIII edizione per la poesia. Oltre alle “traduzioni infedeli” di Lorenza Franco si trovano anche le gradevolissime quartine del libretto “Storia della filosofia. Tutta la storia della filosofia in sintesi e soprattutto in poesia”, La Vita Felice ed. 1999, che ripercorrono, da Talete a Freud, il pensiero filosofico sempre di appannaggio e predominio maschile, non avendo mai potuto le donne contrapporre un autentico pensiero femminile, nonché le proprie poesie d’impegno civile su argomenti di attualità, che hanno ottenuto lusinghiere recensioni sia dalla stampa che da numerosi estimatori e uomini di cultura: lo scrittore Angelo Gaccione così scrive in quarta di copertina della raccolta intitolata “Le donne non possono morire”, Edizioni nuove Scritture 2012, che segue la precedente opera, della stessa casa editrice, intitolata “La tristezza di Satana”.

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“Poetessa decisamente controcorrente, Lorenza Franco, rispetto alle tendenze della poesia contemporanea. Ella ha marcato la sua originalità ed è rimasta fedele al suo stile, senza allontanarsene, pur spaziando dentro formule plurime. I risultati sono magnifici e dimostrano tutta la loro duttilità, sia che l’autrice affronti il sonetto, l’endecasillabo, la terzina dantesca o si cimenti con una poesia a schema libero. Per quanto concerne la materia, Lorenza Franco, come del resto dimostra questa raccolta composita, spazia a tutto campo. I temi messi a fuoco vanno dall’attualità sociale a quelli filosofici; dai richiami mitologici e della classicità a quelli della problematica femminile; dal discorso sul potere a quelli finalistici; da quelli che attengono alla fede come a quelli che mettono al centro il disagio esistenziale, ma senza trascurare i sentimenti interiori o lo sguardo sull’oggettività del paesaggio”. Auguri, perciò cara Lorenza per un iter di scrittura ancora diuturno! 

                          Carla Rossi 

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