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Long live the Queen (Dio salvi la Regina)

Ascolti una canzone, chiudi gli occhi e ti sembra sia stata scritta apposta per qualcuno. In particolare, stiamo parlando del bellissimo brano di Giorgio Gaber, “Una Donna” e della Regina Elisabetta d’Inghilterra.

La canzone non l’avevamo mai ascoltata prima. La Regina, l’avevamo solo vista in tv, nei telegiornali o su internet, di solito per qualche visita ufficiale, qualche scandalo a corte o per i colori dei suoi abiti con tanto di cappellini stravaganti ad essi abbinati.

Il 9 aprile ci abbandona il Principe Consorte Filippo di Edimburgo, e forse ci viene in mente che anche la Regina è un essere capace di profonda sofferenza anche se circondata di ori, gioielli, castelli e carrozze.

Come dicevamo, abbinare a lei il testo di quella canzone viene automatico.

Che facciamo, ci facciamo sopra un bel video? Ma sì, perché no?

Dai che andiamo su Google immagini e troviamo tante belle foto da inserire!

Detto, fatto.

Ma nel giro di poche ore ci rendiamo conto che nei telegiornali, in realtà, di lei non abbiamo visto niente. Non abbiamo capito niente. Che dietro i meme coi cappellini colorati c’è una grandissima donna, fragile e d’acciaio allo stesso tempo. Cosa vediamo? Immagini di una bambina bellissima circondata di cure e di affetto, ma mai viziata, perché una Regina deve sapersi destreggiare in qualunque circostanza, saper fare qualunque cosa, saper trattare coi ricchi e coi poveri, coi re e con la plebe. E scopriamo che nonostante una bellezza davvero notevole e il suo rango elevato, non si è mai sottratta ai lavori “normali”. La vediamo in abiti militari cambiare una gomma ad una jeep, venire3 a sapere che ha lavorato come meccanico durante la seconda guerra mondiale (sarebbe già inusuale per i nostri giorni vedere una donna maneggiare chiavi inglesi a smontare uno spinterogeno, sporca d’olio fino ai gomiti, eppure l’ha fatto settantacinque anni fa). La vediamo a cavallo di una moto, guidare camionette militari, parlare alla radio (quando ancora la radio era una novità modernissima) e aprire account su Facebook e vari media con la disinvoltura di un’adolescente, indossare abiti regali con tanto di scettro e corona, ma anche abiti dimessi che forse i senza tetto sono combinati meglio.

E soprattutto abbiamo visto una donna con un sorriso radioso sfoggiato con disinvoltura lungo tutto l’arco della vita. Ridere spensierata nonostante guerre, problemi di stato e familiari. Incontrare diplomatici, capi di stato, amici, nemici, carezzare teste di bimbi e consolare i poveri, impartire ordini e cantare ninne nanne, firmare protocolli e raccontare fiabe. Ci siamo resi conto di quanto coraggio abbia avuto nello sfoggiare capi coloratissimi in barba alle mode, in barba al ruolo ufficiale, in barba al mondo e chissenefrega se divento un meme, i colori sono belli, sono vita, sono un mondo felice. Vestitevi voi di nero e blu scuro, io sono la Regina e mi vasto di giallo e di rosso come e quando mi pare.

Solo al funerale del marito ci siamo accorti che non l’abbiamo mai vista in nero, mai in grigio, mai con i colori della vecchiaia. È sempre stata vitale, radiosa, regale, decisa, non si è mai tirata indietro davanti a niente, seconda a nessuno. Ha amato un solo uomo per tutta la vita di un amore totale, visibile in ogni sguardo, in ogni scatto, in ogni foto, in qualunque occasione. C’era amore nei loro occhi dal primo incontro (e aveva tredici anni) fino all’ultimo istante, fino all’ultimo respiro di lui e anche dopo.

Davanti a tutto questo non possiamo che inchinarci davanti a questa fantastica donna e ammettere che come lei non ce ne saranno più.

Dio salvi la Regina.

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