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Le arti marziali come corsi di difesa personale? C’è di meglio!

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Nella foto, in alto: Mario Furlan insegna il Wilding

Nelle arti marziali, e nei normali corsi di difesa personale, si insegnano tecniche belle da vedere. Eleganti. Precise. Raffinate. Con movimenti puliti, attenti al centimetro, ma nella vita realtà davanti ad un’aggressione non è cosi.

Chi cerca corsi di difesa personale spesso sceglie le arti marziali. Però…
… nelle arti marziali, e nei normali corsi di difesa personale, si insegnano tecniche belle da vedere. Eleganti. Precise. Raffinate. Con movimenti puliti, attenti al centimetro. Inoltre la perfezione dei movimenti è alla base della possibilità di avanzare nel percorso: se non si impara a compiere con precisione le tecniche ed i movimenti basilari, tutte le tecniche più avanzate (ed efficaci) saranno precluse.
Tutto questo non può funzionare nella realtà. Perché un’aggressione, uno scippo, uno stupro sono quanto di più caotico, disordinato, confuso si possa immaginare. Le mosse così belle da vedere in palestra vanno a farsi benedire: diventano del tutto inutili.
Cosa serve davvero per difendersi in situazioni di pericolo
Serve, invece, imparare a gestire il caos. A non perdere la testa. A trasformare la paura in rabbia. In forza. In furore. E a mettere in pratica poche mosse, semplici ed istintive. Perciò è questo che bisogna cercare nei corsi di difesa personale. Chi invece crede di poter usare una tecnica, quasi sempre si illude, soprattutto se non è un campione che ha trasformato le tecniche in movimenti istintivi. Se fai fatica a praticare una tecnica in palestra, scordati di poterla utilizzare nella realtà, sotto stress. Se ci riesci facilmente in palestra, potresti forse farcela sulla strada. A patto di non concentrarti sulla tecnica: in quei momenti di tensione il cervello non funziona più. L’unica cosa che serve è attivare, istantaneamente, il pilota automatico. E partire in quarta con ciò che ti detta l’istinto. Ecco perché l’unica difesa personale davvero efficace non è basata su tecniche astruse, bensì sull’istinto naturale.
Perché l’istinto è superiore come base dei corsi di difesa personale
Per qualcuno tutto ciò può sembrare un’assurdità: “Come sarebbe a dire? Noi, creature razionali, dovremmo lasciar perdere il cervello e affidarci all’istinto?” Ebbene sì: sotto stress dobbiamo dimenticarci la mente e affidarci alla nostra parte istintiva, animalesca, irrazionale. Che ci può fornire molte più risorse della parte razionale. Perché, come qualunque psicologo sa, l’inconscio è molto più influente della mente conscia. Albert Einstein, scienziato dalla mente lucidissima, lo diceva: la mente razionale deve essere al servizio della mente istintiva. Ed è proprio su questo principio che si basa il Wilding, disciplina che serve a tornare in contatto con la nostra parte più intima e, spesso, più dimenticata.
Con il Wilding impari a riconoscere i pericoli “a naso”; ad affinare il tuo senso del pericolo; a sviluppare il “sesto senso”; ad avere più fiuto; ad ascoltare i segnali, spesso trascurati, che arrivano dal nostro corpo. E che invece sono un dono della natura, utilissimo per fuggire dai pericoli e salvarci la vita.
Perché il Wilding è il migliore fra i corsi di difesa personali
Se si è compresa la funzione imprescindibile dell’istinto nell’ambito di una aggressione o di una situazione di pericolo, sarà evidente anche il motivo per cui il Wilding risulta il miglior corso per chi intende appropriarsi di strumenti di autodifesa efficaci e concreti. Mario Furlan ha sviluppato il Wilding proprio sulla base delle sue competenze di psicologia ed ha elaborato un modello di lavoro che si basa su recupero di quell’istinto che può salvarci la vita. Leggendo le testimonianze che ci hanno lasciato i frequentatori del corso scoprirete perché non stiamo esagerando. Il Wilding, perfetto come corso di difesa personale femminile, è indicatissimo anche a tutti coloro che hanno interesse a sapersi difendere davvero. Per ora svolgiamo corsi regolari a Milano e durante l’anno effettuiamo stage in diverse città d’Italia.

Giuliano Regiroli 

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