
Nella foto, in alto: la sede centrale del Ministero della Salute a Roma
C’è un momento preciso in cui la fragilità invisibile di un Paese si fa spazio tra le luci fredde di una corsia: la notte, nei pronto soccorso italiani. Nel corso del 2024, gli accessi ai presidi d’urgenza per motivi psichiatrici hanno registrato un balzo in avanti del 10%, superando quota 636.000. È la spia accesa di un motore in sofferenza, il segnale che qualcosa, nella rete di protezione sociale, sta faticando a reggere l’urto del malessere quotidiano. Sindromi nevrotiche e attacchi di panico sono diventati i passeggeri più frequenti di questo viaggio notturno verso l’assistenza, un trend che racconta molto più di una semplice statistica medica.
Dietro questi numeri si muove un esercito silenzioso di quasi 846.000 persone assistite dai servizi specialistici pubblici. Il profilo di questa sofferenza ha il volto specchiato di una nazione che invecchia, con oltre il 66% degli utenti che ha superato i 45 anni, e una netta prevalenza femminile, in particolare nelle diagnosi legate alla depressione e ai disturbi affettivi. Ma la vera linea di faglia attraversa la geografia stessa del Paese. Curarsi non ha lo stesso significato né lo stesso costo ovunque. Mentre in Liguria si registra la più alta concentrazione di cittadini in trattamento, la spesa pro capite per l’assistenza oscilla drasticamente tra l’eccellenza di Bolzano, che investe oltre 115 euro per cittadino, e i circa 37 euro della Campania, lasciando intere comunità in una condizione di svantaggio strutturale.
Il paradosso del 2024 è racchiuso nella contrazione del servizio pubblico proprio mentre la domanda sociale aumenta. Negli ultimi anni il personale medico e infermieristico dei Dipartimenti di Salute Mentale pubblici ha continuato a contrarsi, lasciando che l’incremento di operatori si concentrasse quasi esclusivamente nelle strutture private convenzionate. Chi si affaccia per la prima volta a questa realtà — quasi 259.000 persone nell’ultimo anno — si trova davanti a un sistema a due velocità, dove la spesa per gli psicofarmaci, e in particolare per gli antidepressivi, è cresciuta costantemente fino a superare i 419 milioni di euro. L’Italia della salute mentale si scopre così più consapevole del proprio dolore, ma ancora troppo frammentata e a corto di braccia pubbliche per riuscire ad accoglierlo tutto.
Riccardo Motta

