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Essere avvocato e fare l’avvocato

Nella foto, in alto: il filosofo Platone

“Gli uomini saggi parlano perché hanno qualcosa da dire; gli sciocchi perché devono dire qualcosa”. Platone. Riflettiamo un attimo e poniamoci una domanda: a che serve criticare sempre gli altri o imprecare contro uno Stato ormai alla deriva economica e politica? Perchè è più comodo rispetto all’agire? Ma la vera rivoluzione deve iniziare da e in noi stessi, nel modo di pensare. Siamo noi i soli responsabili della nostra vita. Mi si può dire, in risposta, che subire le angherie di un tiranno non dipende da noi. Ma io vi dico, di rimando, che ogni tiranno che ci comanda è il risultato di chi non ha agito in modo responsabile lasciandolo andare al potere. Veniamo alla questione sollevata da Platone del parlate a sproposito. Lo vediamo ogni giorno leggendo post e commenti in Facebook. Chi apprezza un pensiero positivo che nasce dal cuore spesso tace o al massimo mette un ‘like’, ma i commenti arrivano soprattutto da chi invece non apprezza e ha sempre qualcosa da ridire. Questo succede per lo più quando si esprime un pensiero libero e critico su dottrine e religioni che pensano di avere la Verità con la V maiuscola. Uno dei primi saggi e liberi pensatori della storia fu Bhudda, che prima di morire disse ai suoi discepoli: “non deificatemi!”. Egli non insegnava verità assolute: io vi insegno questo ma poi voi, che avete sperimentato quanto dico, andate oltre! (“se incontri sulla tua strada un Bhudda, uccidilo!”). Quante volte siamo invece caduti nel tranello di sentire il bisogno di una guida, di un maestro? Per poi accorgerci che tale “maestro” saggio proprio non era? Allora ragioniamo con la nostra testa e camminiamo con le nostre gambe!

L’insegnamento di libero e critico pensiero di Buddha viene oggi quotidianamente frainteso, anzi tradito, da varie sette che si proclamano buddiste. Ciò non toglie che comunque siano sempre meglio delle tre religioni monoteiste abramitiche che si rifanno a libri sacri e precetti divini e che hanno rovinato il mondo impedendo il progresso scientifico e civile (ma non è il caso qui di ripetere, in proposito, ciò che ho già scritto in vari articoli). Ecco perché insisto a dire che una vera e consapevole rivoluzione non può che nascere in noi stessi, come Bhudda insegnava, al di là di ogni dottrina, ripercorrendo la vita e gli insegnamenti di uomini saggi del passato ma senza farne dogmi o regole rigide da seguire: deve sempre prevalere la compassione, il senso umano e la consapevolezza del tempo presente. Chi si ritiene obbligato a seguire una religione è perché egli non ha in se stesso la religione della consapevolezza e della compassione: “chi ha scienza e arte ha una religione, chi non ha scienza né arte deve avere una religione” diceva Goethe. Così avviene per chi recita un ruolo e di conseguenza deve seguire un rituale, e per chi invece è, senza ruoli da recitate, e non ha bisogno di alcun rituale. La differenza si coglie allora in chi è buddista e in chi invece fa il buddista. Così come la si coglie, tale differenza, in chi fa l’avvocato e chi invece è avvocato, nel più profondo dell’animo e della propria genetica. Solo il secondo, in quanto dotato di pensiero libero e critico che mette a disposizione degli “assistiti” per assicurare giustizia e non per il guadagno sui “clienti”, rende un servizio alla società e al progresso civile.

Avv. Giovanni Bonomo

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