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Burano, l’isola di merletti: eccellenza dell’artigianato italiano

Pensando alle isole di Venezia, corre subito alla mente Murano, patria degli splendidi vetri soffiati. La sua bellezza e fama, però, non sono tali da oscurare l’altra isola veneziana: Burano, ovvero l’isola dei merletti.

Nella foto, in alto: uno scorcio della colorata isola di Burano

L’origine della lavorazione dei merletti di Burano è antica e legata a una leggenda misteriosa. Un giovane pescatore, promesso sposo di una fanciulla dell’isola, uscì in mare aperto, verso Oriente, esponendosi al pericoloso canto delle sirene. La Regina del Mare, commossa dall’amore dei due giovani, lo rese immune ai loro incantesimi. Quando il giovane incontrò una sirena, questa, colpendo con la coda il fianco della sua imbarcazione, generò una schiuma marina, da cui prese forma un bellissimo velo nuziale. Il giorno delle nozze, tutte le donne rimasero così ammirate dall’eleganza del velo, che iniziarono a tessere con fili sempre più sottili e a intrecciare ricami sempre più raffinati. Così nacquero i merletti di Burano.

Storicamente, i primi merletti risalgono al XVI secolo. La tessitura avveniva solo nelle case signorili, utilizzando ago e filo, ma la tecnica si raffinò nel tempo e si diffuse per tutta Europa. In particolare, in Francia fu avviata un’importante lavorazione di pizzi, tale da fare concorrenza alle merlettaie di Burano. Con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, la produzione dei merletti subì una seria battuta d’arresto, ma tornò a nuova vita nel corso dell’Ottocento. Ed è attiva tutt’oggi, com’è possibile constatare al Museo del Merletto, dove abili artigiane danno prova di questa complessa lavorazione.

Nella foto, in alto: una merlettaia di Burano

Per realizzare un merletto secondo tradizione, infatti, sono necessari più di cinque passaggi. Ogni merlettaia è specializzata in un’operazione specifica: il disegno, l’orlatura (cioè l’impuntatura su vari strati di stoffa e carta), il primo punto (detto “ghipur” o “punto Burano”), i punti successivi (detti “sbarre” e “punti rete”), il rilievo per mettere in risalto il disegno, e infine, il distacco del merletto dalla carta. Il prodotto finale è un’eccellenza della nostra tradizione italiana, invidiato in tutto il mondo.

Luana Vizzini

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