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I nuovi “giovani per sempre”. Come i Baby Boomer sfidano l’anagrafe

Nella foto, in alto: i BabyBoomer con la tecnologia

MILANO — A guardarli oggi, i conti non tornano. Chi è nato tra il 1946 e il 1964 dovrebbe, secondo i vecchi manuali, passare il tempo tra una panchina e i nipoti. E invece no: li trovi a prenotare voli via app, a chiacchierare di tecnologia su WhatsApp o a programmare un trekking.

Nella foto, in alto: nonno e nipote alle prese con i computer

I Baby Boomer si sentono vecchi? La risposta è: assolutamente no. Quella carta d’identità sembra quasi un errore di stampa. Il corpo manda qualche segnale, certo, ma la testa viaggia su un binario completamente diverso. I figli sono grandi, ormai in giro per il mondo — magari a lavorare a Dubai o dispersi in qualche altra metropoli globale — e la pensione non è un capolinea, ma un portone aperto sul tempo ritrovato. Sono la generazione del ponte: cresciuti a vinili e TV in bianco e nero, oggi maneggiano smartphone e SPID con naturalezza. Non si sentono ai margini, anzi: viaggiano, lavorano, fanno volontariato e scelgono cosa fare ogni mattina.

Nella foto in alto: un’anziana signora con lo smartphone

C’è la paura del tempo che passa, chiaro, ma vissuta senza subire l’età. Se la giovinezza è una malattia che passa con gli anni, i Boomer hanno trovato il vaccino: non smettere mai di essere curiosi.

Tiziana Giglioli

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