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Wrestlers fantastici e dove trovarli – Come rendere “magico” uno show!

A causa di altri impegni da un’altra parte della città, questa volta siamo arrivate proprio a pelo! Facciamo giusto in tempo a sistemare tutte le nostre cose e salutare tutti di sfuggita, prima dell’inizio del tanto atteso show. In sala, come ormai di consueto, ci sono un centinaio di presenti. E’ tutto allestito per bene e finalmente qualcuno è riuscito ad attivare la luce centrale proprio al disopra del ring. Adesso sì, che si vede benissimo!

Nella card ci sono parecchi ospiti stranieri: Khifie West, un giovane scozzese.
Chris Tyler, che ormai abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare, ultimo acquisto europeo della WWE. Viene a trovarci spesso e volentieri! Un ragazzo che ci riempie gli occhi e la fantasia.
Terry Isit, che da quattro anni calca i ring d’oltremanica, bravo e promettente.
Joey Scott, altro atleta inglese con capacità tutte da sviluppare.
E poi c’è Hari Singh, che è indiano per davvero e non per gimmick.
A presentare c’è sempre il bravissimo Fabio Tornaghi e il primo match che annuncia è già un gran bel match! The Greatest contro uno degli ospiti stranieri: Khifie West. Dai, che la faccenda è interessante, e dove c’è TG c’è sempre un grande match, chiunque sia l’avversario. Deliziosa chicca: la entry music di Giglio è suonata dal vivo con la chitarra elettrica da Eddie Santillo, colui che assieme alla gentile compagna Patrizia si occupa del catering. Il bello degli italiani è che sanno fare di tutto e, tutto quello che fanno, lo fanno bene! Infatti Patrizia è la fotografa ufficiale degli show FCW, ma anche di altre federazioni.

Nella forto, in alto: Khifie west, sosia di Newt Scamander
Nella foto, in alto: Khifie west, sosia di Newt Scamander

Come rendere magico un match? Bookkando Newt Scamander! (per chi ha visto “Animali Fantastici e Dove Trovarli” saga di Harry Potter, Khifie è il sosia perfetto del protagonista del film) Il suo avversario è Giacomo  Giglio, The Italian Immortal, che non somiglia a nessuno ma di magie ne fa tante. Sul ring si inizia con un’esibizione di flessioni con battito di mani, che è sempre un piacere guardare. Khifie prende il sopravvento, sbatacchia il nostro Immortal come un tappeto e glie ne combina di ogni. Tutto un susseguirsi di vertical suplex, armdrag, DDT, senza disdegnare genuini ceffoni vari. Khifie sarà anche magico, ma nulla può contro la potenza di TG, il quale nel suo bell’attire in completo nero degno del miglior mago oscuro, lo schiena in pochi minuti con un bellissimo moonsault. Ma era un moonsault o volava? Harry Potter: vai a nasconderti che non sei nessuno! The Greatest non ha bisogno della scopa, per volare!

nella foto, in alto: Silas contro Tyler
Nella foto, in alto: Silas contro Tyler

Match numero 2. Silas contro Tyler. Non ce ne voglia il buon Silas, ma quant’è bello Tyler. Arriva sul ring con aria spavalda e sprezzante. Prorompente, impetuoso, dinamico, ci rende partecipi di tutto un repertorio di mosse da alta magia. Per rimanere in tema, non è che, piuttosto che in WWE, questo qua l’abbiano convocato a Hogwarts? Specialità della casa: Pelé kick, lionsault, crossbody dalla terza corda e 450 splash. Ma il nostro David Silas non se ne sta lì a guardare, eh? Suicide dive, una neck breaker, una spazzata sull’apron che manda Tyler sul concrete, ed è un miracolo se, poco dopo, a causa di una facciata tremenda sul ring, a Tyler non rientri il naso per poi vederlo uscire dall’altro lato della testa. La mossa migliore, comunque, è stata l’abbraccione finale tra i due atleti al termine del match. W la sportività. Ha vinto Tyler e, come al solito, di chi ha vinto e chi ha perso, non ce ne frega niente. Era un gran bel match e tanto basta.

Nella foto, kin alto: Festival della Gnoccheria con Ape Atomica
Nella foto, in alto: Festival della Gnoccheria con Ape Atomica

Match numero tre. Entertrainer contro Ape Atomica contro Hari Singh, l’indiano. Mi sa che Singh l’hanno messo per mostrarci quanto siano gnocchi gli altri due rispetto a uno “normale”. E che ci volete fare? Siamo donne e il Festival della Gnoccheria ci accende la luce negli occhi. Vecchie sì, ma cecate non ancora. Svioliniamo? Mah! Vorremmo vedere i commenti maschili se ci fosse un match tra Paige, Melina Perez e Christy Hemme.

Nella foto, in alto: Defileé di moda, indossatore con soprabito damascato
Nella foto, in alto: Defileé di moda, indossatore con soprabito damascato

Tra i nostri compiti durante un evento, oltre allo scrivere le cronache strampalate che ormai avete imparato a conoscere, c’è il ritirare gli attire degli atleti e riportarli nel backstage a fine incontro. Entertrainer arriva in maglietta fluo, profumato come una rosa. Ape è in look metallaro, col chiodo di pelle nera regolamentare, fisico da copertina di Uomo Vogue, bello da paura. Singh arriva con un coso damascato stile divano di mia nonna. Non manca nemmeno l’odore pestilenziale di naftalina o qualsiasi altra cosa fosse: una nuvola venefica tale da non vedere l’ora di riportare indietro il soprabito e tanta da farcelo posare sul tavolo degli Abusive Games, che a tenerlo sul nostro c’è da morire! Oppure sarà stato intriso di qualche pozione magica riuscita male?
Per quanto riguarda il lottato, Entertrainer si distingue con un suicide dive su entrambi gli avversari. Organizza una deliziosa colonnina di tower of doom con Ape in cima alla terza corda, Singh nel mezzo e lui in basso, piedi sul ring.

(vedi sul link https://www.facebook.com/andreavolpato85/videos/10210510462813480/)

Cosa c’è di più romantico di una tower, per fare innamorare una donna? Il risultato è da cinque stelle.
Ape, possiamo inserirlo nei libri di storia con la sua shiranui. E se non sapete che cosa sia, andate a cercarvela su youtube che la trovate.
Singh, se ci dimentichiamo del suo “divano indossabile” non è male. Suplex, shoulder block e qualcos’altro di gustoso. Magari lo rivediamo meglio un’altra volta.
L’incontro se lo aggiudica Ape. Interviene Kronos a difendere il suo compagno di tag team, malmenato come un sacco da boxe, e chokeslamma Singh (voce del verbo chokeslammare), ma l’incontro si può considerare concluso solo quando ci liberiamo del “divano puzzolente” riportandolo al legittimo proprietario nel backstage. Se andate in India, fate attenzione a comprare profumi. Potrebbe essere letale.

Nella foto, in alto: la nostra Erika Corvo con il beniamino della FCW: Pasquale 'O Malamente
Nella foto, in alto: la nostra Erika Corvo con il beniamino della FCW: Pasquale ‘O Malamente

 

Ma che bello, il quarto match! Matt Disaster e Khifie contro AB Knight e Pasquale ‘O Malamente, valido per il titolo di coppia. Se ci fosse una cintura per il più simpatico, spetterebbe di diritto a Pasquale, che in pochissimo tempo è diventato il più tifato della FCW, col suo personaggio da mariuolo adorabile. Da uno come lui ci faremmo rubare l’orologio almeno una volta al mese. Inizia le danze con una atomic drop su Matt. Entra AB e mette a segno una bella head scissor e un suicide dive. Poi si becca una enziguiri e mentre l’arbitro è distratto rischia lo strangolamento da parte di Matt. Il tempo di riprendere fiato e si vendica ribaltando Disaster, poi ci delizia con una doppia shoulder block. Pasquale non è ancora perfetto nel dropkick ma va bene così.. È proprio lui a sancire la fine del match subendo una cradle shock da Khifie. E la chiamiamo cradle shock piuttosto che FU perché siamo tuttora innamorate di Chris Sabin.

Nella foto, in alto: Brutus, Scrum e Larry Demon
Nella foto, in alto: Brutus, Scrum e Larry Demon

Quinto match, roba pesante! Brutus versus Scrum versus Larry Demon con Insanity. Brutus è il pianeta Hardcore e dove c’è lui regna il caos primordiale. Scrum gli gravita attorno e si sta appassionando alla distruzione sistematica di sedie ed arredi della palestra. Larry Demon probabilmente deve ancora decidere se darsi all’hardcore “anima e core” o rimanere su sentieri più regolari. Insanity è passione pura e se avesse più tempo e più possibilità di allenarsi, con la grinta che ha, sarebbe già a livelli stratosferici. Non si può avere tutto, dalla vita. Noi, però, possiamo avere Insanity così com’è, e ci basta. La mamma di Scrum ormai è una presenza fissa e sta iniziando a capire come funzioni la faccenda. È bellissimo vedere il suo coinvolgimento aumentare ad ogni show. La prima volta era terrorizzata. Questa volta ha inveito contro Insanity. La prossima volta, magari la suona. Dato che i tre atleti ci hanno devastato la postazione ci è stato impossibile prendere appunti a riguardo del match. Quindi, se ci siete rimasti male a non avere nessuna cronaca, cicca cicca! La prossima volta schiodate il deretano dalla sedia e venite a vedere di persona!

Nella foto, in alto: Silva e McKee contro Terry Isit e Joey Scott
Nella foto, in alto: Silva e McKee contro Terry Isit e Joey Scott

Sesto match: Steve McKee e Marcio Silva contro gli ospiti Terry Isit e Joey Scott. Roba che “scott”, appunto. Il match inizia già bene con vari dropkick e armdrag, ma ce l’hanno tutti con Silva: Isit lo spatascia in vari modi e lo trasmuta in uno straccetto anche senza bisogno di formule magiche. Entra Scott e gliele suona anche lui. Poi ci si mettono tutti e due assieme, effetto stereofonico di mazzate su mazzate. Ciliegina sulla torta, il povero Silva viene fatto oggetto di un bel lionsault e di uno spinning kick. Dato che prima dello show ha bevuto il Siero dell’Immortalità, si rialza sempre e invece di soccombere bodyslamma Scott. Entra Steve e siccome una headscissor sembra poca roba, ne fa due, poi calca la mano con due springboard dropkick dalla terza corda. Isit fa i numeri, ma con il nostro cowboy McKee ha trovato un osso duro! Alla fine è l’indistruttibile Marcio che si aggiudica il match, e tramite una passaporta (lessico Potteriano) rispedisce gli stranieri a casa loro. Forse non torneranno mai più.

Nella foto, in alto: Erika Corvo con il pluricinturato Giacomo Giglio - TG
Nella foto, in alto: Erika Corvo con il pluricinturato Giacomo Giglio – TG

Settimo match, tre avversari a eliminazione. È l’ultimo perché dopo di questo non può esserci più nulla che sia degno di essere visto. The Greatest versus Matt Disaster versus Chris Tyler. Dite a Babbo Natale che vogliamo questi tre sotto l’albero! Allora, come di consueto, se non c’eravate, fondamentalmente sono cavoli vostri. Ma cercheremo lo stesso di rendervi partecipi della cosa meravigliosa che abbiamo visto. The Greatest. Quando fa un match con due avversari, non si divide: si moltiplica. Un TG al cubo. Perfino la sequenza più banale, l’International, diventa un’interazione algebrica tra tutti e tre, piuttosto che due che viaggiano e uno che guarda e aspetta di inserirsi. Figuratevi il resto! Tutto in intrecciarsi di mosse e contromosse, un’azione che si incastra in un’altra e tutti e tre lavorano in perfetta sinergia. All’inizio Disaster si attira lo scherno del pubblico con azioni maldestre, con tanto di coro “sceee-mooo, sceee-mooo”, poi si sveglia e se la piglia dapprima con Tyler e poi con TG. Tyler parte con un’elbowdrop su Matt, poi litigano per un superplex, così lo fanno a tre. E poi una stunner, sempre a tre. Un pelè kick e un dive su Matt. TG parte con un suicide dive con capriola su Tyler, subisce uno spinning kick e ribatte con un lionsault e una reverse head scissor. Disaster gli tira una RKO ma viene eliminato da un suplex di Tyler. Senza Matt, i due superstiti vanno avanti a massacrarsi a suon di chop e zuccate sui tavoli. La faccenda si fa pesante, ora: TG parte con una deliziosa sequenza di suplex city, cinque, uno dietro l’altro. Quando Tyler replica con una canadian destroyer, il pubblico ammutolisce: tutti impietriti a bocca aperta. Torna Disaster accompagnato da Khifie, ma viene subito neutralizzato da una RKO, mentre Khifie viene sbatacchiato su palo e sedie finché non se ne torna da dove è arrivato con le pive nel sacco. L’arbitro Malalana viene messo ko e non vede né un Pelé kick né un vertical suplex su TG. Tyler va a vuoto con una 450 splash (e chissenefrega? Quel che conta è averla vista!). Vertebraker di TG, ma il pin è solo di due. Tyler tenta di nuovo con una 450 ma anche questa volta va a vuoto. Subisce un superplex dalla terza, e questa volta cede.
Festa, festa, festa grande! E dato che è anche il compleanno di The Greatest, torta e pasticcini per tutti. Si smonta il ring a tempo di record e poi tutti a fare gli scemi al karaoke fino all’alba.

Nella foto, in alto: a fare gli scemi fino al mattino al karaoke
Nella foto, in alto: a fare gli scemi fino al mattino al karaoke

Sapete, ogni tanto ci viene criticato il nostro stile di scrittura, dicono che pecchi di troppo entusiasmo e fantasia. Qualcuno ci ha suggerito di scrivere in modo più serio. Ma qualcun altro ha replicato: “Ma scherziamo? Chiunque è capace di buttar giù una cronaca come un elenco di fatti e di mosse, come se fosse la lista della spesa.” E a parer nostro, questo qualcuno ha ragione. Perché è così: non ce n’è mai fregato niente di chi ha vinto e chi ha perso. Non è il calcio, con punti e classifiche. Non c’è il campionato. Non c’è niente da vincere per davvero! Ci interessa molto di più raccontare quello che si prova quando vedi qualcuno che consideri tuo figlio, fratello, o qualcosa di intimo sudare per mesi, sputare sangue, metterci l’anima. E poi vederlo entrare tra luci e fumi con una musica gloriosa, bello come il Sole, incazzato come un Dio Guerriero, arrivare sul ring e conquistarsi una cintura. Già decisa a tavolino, certo. Lo sa anche il gatto che il wrestling è predeterminato. Ma te la devi sudare mettendoci impegno, serietà e dedizione. Non si danno cinture agli idioti e chi si risparmia. Te la devi guadagnare, come un attore si guadagna col tempo l’oscar per un ruolo da protagonista in un film. Devi essere capace di emozionarti. Emozionare. Essere capace di farci saltare tutti in piedi urlando di gioia quando fai una mossa spettacolare o sollevi la cintura al cielo. Perché è questo, che amiamo disperatamente. Non è così? Il werstling è magico, e la magia è proprio questa: la capacità di emozionare.

                                                                                                                                                                           ERIKA CORVO

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