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Thang-Ta. Made in India. Arte marziale sia con armi che a mani nude

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Il Thang-Ta e’ una disciplina indiana che acclude l’uso di armi appaiato ad un sistema di combattimento a mani nude. Il significato del termine? Thang, significa spada e Ta, vuol dire lancia. Arte marziale, del Secolo XVII, originaria di Manipur (regione del nord-est dell’India, ndr.).
Nei tempi remoti, la lancia indiana veniva spesso impugnata a due mani dai guerrieri a cavallo. Nella forma odierna, e’ lunga circa un metro e mezzo, con una corda attaccata all’estremita’ posteriore per consentirne il recupero dopo un eventuale lancio.
imageOltre che queste due armi, i praticanti di Thang-Ta maneggiano sciabole e archi addestrandosi attraverso sequenze di movimenti preordinati.
Anche qui, come in altre arti marziali, tornano in auge gli animali, o meglio i loro movimenti.
Esattamente, nella lotta a mani nude (Sarit-Sarat) che si associa per tradizione al Thang-Ta armato.
Il praticante si rifà ai movimenti degli animali, per l’appunto, evitando con spostamenti semi-circolari e laterali l’attacco avversario, per poi contrattaccare con una intelligente miscela di colpi e proiezioni.
Sia l’aspetto fisico della pratica, sia quello spirituale recano chiare affinità col Kalaripayattu del Kerala. Anche, in questa disciplina, come nella maggior parte di esse, protagonisti sono il respiro e la meditazione.
Difatti, il praticante di Thang-Ta si dedica con responsabilità a pratiche di meditazione. Lavorando molto sul respiro con degli esercizi specifici e sull’accumulo dell’energia interna nel basso addome.
Per la meditazione esistono posture adeguate come quelle a gambe incrociate in cui le mani aperte e sovrapposte si pongono col palmo verso l’alto all’altezza dell’ombelico. Un esercizio di concentrazione, infine, molto impiegato che porta a stati di coscienza più sofisticati e alla coordinazione mente e corpo. Consiste nel focalizzare l’attenzione sul punto al centro della fronte e, più precisamente, tra le sopracciglia.
Questa è un’altra arte marziale dell’India misteriosa.

                                                                                                                                                 Michele Bianchi

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