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Re Lear. Regia di Riccardo Magherini. Un regista ma anche un atleta marziale

Al teatro Oscar, di via Lattanzio,a Milano si conclude la messa in scena del Re Lear con il pregevole adattamento e la magnifica regia di Riccardo Magherini che, oltre ad essere regista, è da sempre un assiduo praticante di Aikido e di Hiko-Ryu.

Nella foto, in alto: una scena della tragedia di Shakespeare, il “Re Lear”, con la regia di Riccardo Magherini

La piece e’ un insieme di perfetto equilibrio tra pensiero ed espressione e la maestria verbale degli attori che ti accompagnano potentemente con un linguaggio superbo per tutto lo svolgersi del dramma in un crescendo di intense suggestioni, crea una festa per l’immaginazione. Il vaneggiamento del vecchio sovrano che sta smarrendo lar agione in un viaggio senza speranza di ritorno poiché non vede, non sente, non distingue più il bene dal male e la veritàdalla falsità, viene espresso con immagini poetiche, forti e dolcissime. Nel Re Lear, l’uomo diventa un minuscolo granello di polvere nell’universo, un povero animale ignudo e sfiancato tragicamente ingannato da fuorvianti simulacri. Una realtà che cambia in un mondo in cui nulla è più comprensibile. Il vecchio re è tornato fanciullo, simbolo poetico della stessa anima umana ingannevole e cooperante per colpevole ignoranza al trionfo del male pur cominciando ad intuire i germi della moralità e di una civiltà spirituale anche se in uno sfondo di società punitiva e il peso di questa conquista è il sacrificio di Cordelia, vittima offerta sull’altare degli Dei. E’ il dramma dell’ ingratitudine umana e dalla follia e gli attori riescono come mai prima ad esasperare le più violente passioni fondendoil senso vivissimo dell’azione interpretata sul palcoscenico con la consapevolezza del valore evocativo delle parole. Sfruttando al massimo la possibilità del teatro con una essenzialità scenografica, il regista riesce ad esaudire il desiderio di Shakespeare accompagnando lo spettatore in un cammino crudele verso il centro dell’uomo che si smaschera dolorosamente dell’esteriorità della forma per interiorizzarsi nella sostanza, libero da ogni finzioneverso il nulla di una umanità autenticamente nuda e sola. La stessa compagnia dal 13 giugno 2012 metterà in scena L’amica delle mogli, insolita commedia scritta nel 1926 da Pirandello, e se è vero che l’alba si intravede dal tramonto non dovremo certamente farcela scappare.

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