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Pero. Rising Sun, 28 settembre 2019 Rise with Heart. Seconda Parte.

Nella foto, in alto: la incredibile cintura dell'Ignoranza Title

Rieccoci qua, pimpanti e solari per la seconda parte dello show. A quanto pare, gli spettacoli, gli atleti e il wrestling iniziano davvero a far breccia nel cuore della gente, perché gli spettatori sono di più ad ogni spettacolo. Questa volta i biglietti staccati, calcolando entrambi gli stage sono 310: oltre le aspettative, e i posti liberi sono ancora tanti! Magari a novembre con la Mayhem o a gennaio ancora con la Rising Sun riusciremo a fare in modo che siano tutti occupati.

Torniamo al lottato, che c’è molto ma molto da dire!

Nella foto, in alto: Rust vs Hardcore Cassi vs Mary Cooper
Nella foto, in alto: Rust vs Hardcore Cassi vs Mary Cooper

Primo match: Mary Cooper contro Hardcore Cassi e Rust. L’incontro inizia con Mary che parte così bene a suonare Cassi che questi preferisce lasciare subito il campo a Rust. Mary è piccolina, quanto a statura, ma non si lascia intimidire da nessuno e un “sgiafùn” (schiaffone, in milanese) sul muso glielo tira senza pensarci due volte. Lui tenta una reazione di quelle toste ma lei lo atterra con una lariat bella potente. Dato che Rust non è scemo e sa farsi valere, stavolta va giù lei con una STO. Il primo che aggiunge qualcosa alla sigla STO, lo metto dietro la lavagna fino al suono della campanella. Rientra Cassi con una snapmare, poi distrae l’arbitro e se ne va subito. Rust ne approfitta per un tentativo di strangolamento sulle corde e un fuoco di fila di botte della serie “non rimandare a domani quelle che puoi tirarle adesso”. Nonostante gli intenti omicidi, Rust va a vuoto con un moonsault. Torna ancora Cassi giusto giusto in tempo per beccarsi una spear. Rust torna in tempo solo per evitare il conteggio di tre e si vendica facendo subire a Mary una rainmaker reverse STO e una tremenda combinazione tra un sollevamento a wheelbarrow  e una cutter dall’altro. Subito dopo, aiutato dal compagno di tag manda Mary ko, e faccenda chiusa. Complimenti a Rust per la presenza scenica e l’enfasi prorompente che ha messo in tutto, anche nel respirare. Ci è piaciuto davvero.

Nella foto, in alto: Serg Sullivan vs Dylan Rose vs Steve McKee
Nella foto, in alto: Serg Sullivan vs Dylan Rose vs Steve McKee

Ullallà, che bel triple threat che viene ora: secondo match, Dylan Rose contro Serg Sullivan contro Steve McKee (con Kronos). Aprono la contesa Dylan Rose e Serg Sullivan. Rose è in gran forma, stasera, incredibilmente dinamico e scattante. Zompetta qua e là facendosi beffe del suo avversario: salta, rotola, sguscia via di sopra, di sotto, da tutte le parti! Inizia appena a scaldarsi quando i due si scontrano in un reciproco dropkick. Kronos acchiappa Sullivan per i piedi e lo trascina di sotto mentre dall’altro lato risale McKee, che finora era rimasto a guardare.

Nella foto, in alto:
Nella foto, in alto: Steve McKee si arrende allo sceriffo di Kansas City.

Un bel vertical suplex manda Rose a vedere le stelle. Cerca di attaccare scorrettamente e ogni volta che viene redarguito alza le braccia come se si arrendesse. McKee, guarda che quello è un arbitro! Non è lo sceriffo di Kansas City e tu non sei Billy the Kid! Tira una cutter e viene preso a calcioni ma riesce ad evitare un enziguiri. Manda Rose al tappeto con una shoulder block in volo dalla seconda corda. A questo punto Rose si defila e rientra Sullivan che velocemente bodyslamma Steve con un delay di almeno una settimana. Un bell’enziguiri altissimo a Kronos che se ne stava appoggiato sull’apron, e fa piazza pulita. McKee è ancora convinto di essere nel far west: si sfila la cintura e la usa sul risorto Dylan Rose per un tentativo di impiccagione. Dato che non gli riesce, se la avvolge sulla mano e immagina di usarla come tirapugni. Rose gli fa un baffo e lo butta giù con una disinvolta flip neckbreaker. McKee replica velocemente facendolo inciampare ma viene sorpreso da Sullivan che gli zompa addosso con un dropkick dalla terza corda che pare un missile coreano. Potrebbe avere la meglio, ma Kronos sequestra l’arbitro in modo che non possa battere il pin. Lo rivedremo solo lasciando un milione di dollari accanto al cactus appena fuori Kansas City. Sullivan si offende per il sequestro e si vendica con un suicide dive che spantega al suolo l’Ultimo dei Titani. Eliminato il rapitore, l’arbitro torna tra le corde mentre McKee e Rose si impegnano in una rissa da saloon a base di pugni e ceffoni. Dylan si stufa e si lancia in una shiranui sorprendente che fa di McKee un vasetto di marmellata, e finalmente il pin finale arriva: one, two, three, din din din! Dylan is the winner!

Nella foto, in alto: More Than Hype vs A2A
Nella foto, in alto: More Than Hype vs A2A

Alziamo ancora l’asticella? Un match bello che ce lo ricorderemo per un pezzo? E allora beccatevi questo: Terzo match. i More Than Hype (Lj, Darren e Nathan) contro gli A2A (Maverick Mayhew e Joe Lando) con AB Knight.  Iniziano Maverick e Lj. Questi distrae l’avversario con un po’ di scena e strani dondolamenti, poi a sorpresa lo acchiappa con una forbice al collo e lo spatascia giù che a momenti abbiamo già finito.

Nella foto, in alto: Erika Corvo è disperatamente innamorata degli A2A. Maverick ricambia.
Nella foto, in alto: Erika Corvo è disperatamente innamorata degli A2A. Maverick ricambia.

Maverick si contorce come una biscia per sottrarsi alla presa di LJ e gli cambia i connotati con un dropkick in faccia da rientro del naso. LJ inventa un nuovo tipo di meditazione yoga e si mette a testa in giù all’angolo, sulle corde, innervosendo l’Addicted ostentando imperturbabilità. Quando si decide a scendere acchiappa Maverick usando una gamba per una sorprendente presa al braccio. Che bello vedere qualcosa di davvero innovativo! Entra anche Darren e insieme a LJ strapazzano Maverick con una doppia combo (ribaltamento più calcione in sterofonia), ma la sequenza gli viene restituita pari pari nel giro di mezzo minuto e con gli interessi sotto forma di aided diving back senton. Maverick esce. Lando si inventa dal nulla una headscissor e ci mette sopra anche un enziguiri giusto per gradire. Entra AB Knight e parte con un bel dropkick e una head scissor mica male. Martin si defila scendendo dal ring e AB lo insegue con un suicide dive. Darren immagina di fare la stessa cosa, ma si trova invece davanti Lando.

Nella foto, in alto: More Than Hype si rilassano, dopo il match
Nella foto, in alto: More Than Hype si rilassano, dopo il match

Vola di sotto lo stesso, ma per mano avversaria, e marameo! E vai che anche Lando vola giù con un pescado tremendo! Lj fa la stessa fine del suo compagno di tag e finisce di sotto a tener compagnia a tutti gli altri, e a questo punto manca solo Maverick che fa strike e si lancia su tutti come se fossimo al bowling con una senton plancha da paura, da strappare urla e applausi a non finire! E adesso che sono tutti di sotto, il pubblico proclama l’avvento della Santa Ignoranza – ovvero “chissenfrega di Carducci e Manzoni, la tesi di laurea la facciamo a suon di ceffoni”: I MTY caricano un paio di avversari in un carrello del supermercato e li mandano a sbattere alla cassa. Ma quanto costano, che ce ne porteremmo volentieri qualcuno a casa? Darren spedisce all’esterno della sala Lando e mentre gli altri risalgono sul ring, quello fa il giro da fuori e riappare dalla parte opposta della palestra. Viene riportato fuori un’altra volta, escono tutti e due, ma tra le risate generali stavolta è solo lui a ricomparire all’interno. Intanto, di sopra, continuano a menarsi in allegria per la nostra delizia. AB Knight massacra LJ (la “pecora nera”, come ricorderete) e ne fa giustamente uno spezzatino d’agnello. Lando si libera da un rollup e scaraventa di sotto Lj con un dropkick da oscar (ma quando si decidono a mettere l’ascensore, con tutto questo viavai di gente che sale e scende?). “Er Pecora” viene conteso da entrambe le fazioni: lo acchiappano per le braccia, e uno lo tira qua e l’altro lo tira di là. Quello strilla come un matto e il pubblico ride di gusto. Madonna, ma quanto ci piacciono, questi qua! Dinamici, pimpanti, scanzonati, innovativi, atleti e commedianti, botte e risate, simpatia a non finire!

>Nella foto, in alto: il promettente flyer AB Knight
>Nella foto, in alto: il promettente flyer AB Knight

Già avevamo regalato il nostro cuore agli A2A, e vorrà dire che il fegato e la milza li lasciamo ai More Than Hype. Se di solito il pubblico grida “this is awesome” (questo è strabilante), stavolta si urla “this is insane” (questo è pazzesco)! Fabio Tornaghi è lì vicino e gli chiediamo dove diavolo abbia trovato questi fenomeni: spettacolo allo stato puro! Favoloso! Ha trovato i team perfetti da contrapporre per un match fuori dal comune. Non solo si intendono alla perfezione, ma sono riusciti a creare una pantomima divertentissima. E non è ancora finita: dopo una serie di cambi velocissimi, Nathan massacra Maverick, spantega Lando con una diving footstomp con rivale appeso alle corde, e se non bastasse, anche con una michinoku driver. Arriva AB Knight e fa giustizia con un enziguiri e una tilt a whirl ddt ma viene a sua volta giustiziato da “Er Pecora” con un double stomp sulla schiena (altissimo! Ma come fa a saltare così in alto?) Torna su l’adorabile Maverick e l’Ovino d’Irlanda viene spantegato con una last shot.

Nella foto, in alto: tra un match e l'altro, il piccolo Mattia e la sua mamma riforniscono lo staff di torte bellissime e buonissime
Nella foto, in alto: tra un match e l’altro, il piccolo Mattia e la sua mamma riforniscono lo staff di torte bellissime e buonissime

Interviene Darren che rolluppa (voce del verbo rolluppare: io rolluppo, tu rolluppi, egli rolluppa) l’inglesino e lo asfalta con una sit out powerbomb. Lando arriva solo per beccarsi un vertical suplex ma AB Knight lo vendica tirando una cutter a Darren che si completa con un calcio triplo da tutti e tre i compagni di tag. Gesù, che casino! Ma vi rendete conto che per il match di questi qua ci vogliono tre pagine? Quante e quante cose belle ci hanno mostrato, nell’arco di un quarto d’ora? E che fiato devono avere, per combinare tutto questo e avere ancora la forza di stare in piedi? E se poi tutto quello che abbiamo visto fin ora non bastasse, allora beccatevi ‘sto moonsault sul povero Darren tenuto giù da una bow and arrow! Noi, questa roba qui non solo non l’avevamo mai vista, ma nemmeno ce la sognavamo! Una volta che Darren è spalmato ben bene, gli zompano addosso in tre tentando di schienarlo, ma arriva Nathan quasi con un coast to coast dalla terza corda che si lancia sul mucchio selvaggio ed evita il pin. Awesome, awesome, awesome! Si rialzano uno di fronte all’alto, tre di fronte a tre e si tirano ceffoni in perfetta sincronia che sembra un balletto. Per finire in gloria, “Er Pecora” viene sollevato dai due compagni e spedito sul povero Maverick per una aided canadian destroyer. Dire che il match finisce qui è riduttivo. Ci vorrebbe almeno una frase epica, storica… Il pubblico intanto è impazzito, e tutti si precipitano a battere sul ring strillando gioia e felicità da tutti i pori.

Ecco trovata la frase storica: Halleluja! Ite, wrestling est!

Guardandoci attorno come facciamo di solito, notiamo cose strane tra il pubblico. Stasera è tra noi la versione italiana di Greta Thunberg, ma senza le trecce. Non è uguale?

Nell foto, in alto: Abbiamo tra il pubblico la versione italiana di Greta Thunberg ma senza le trecce
Nell foto, in alto: Abbiamo tra il pubblico la versione italiana di Greta Thunberg ma senza le trecce

Tornaghi decide di calcare ancora la mano facendoci venire un colpo tale che se non siamo ancora morti di infarto adesso, non moriremo più! Cassi arriva sul ring dicendo che lui è come minimo Gesù Cristo tornato in terra, e chi arriva dal nulla a fargli abbassare la cresta? NE-ME-SIIII ! Ebbene sì, si è ritirato, ma a tre minuti sul ring, se è per un evento benefico, non si dice mai di no. E allora eccovelo qua!

Nemesi Ale Mazza
Nella foto, in alto: un ritratto EPICO di  Nemesi

Inaspettato fuori programma: Nemesi vs Hardcore Cassi! Apre le danze il Mezzo Demone con un vertical suplex e un crossbody strepitoso. Si becca una cutter ma replica subito con un superkick, un back to belly suplex e conclude con una package piledriver mentre il pubblico scandisce a gran voce “one more match”. Eh, magari!

Nella foto, in alto: Doblone vs Holydead
Nella foto, in alto: Doblone vs Holydead

Anche se ormai abbiamo visto tante di quelle cose che il replicante di Blade Runner a confronto era cieco, ecco un’altra bella cosa da guardare: Doblone contro Holydead, e questo match è valido per il titolo dell’Ignoranza Intergender Match. Come avevamo chiarito in precedenza, per “Ignoranza” si intende, più o meno, “abbasso Manzoni, viva le sberle”. La cintura in palio è uno spettacolo, in cartone, con un bel somaro davanti e le lattine di birra ai lati! Ma darvi la foto senza alcun commento è più esplicativo di mille parole.

Nella foto, in alto: la incredibile cintura dell'Ignoranza Title
Nella foto, in alto: la incredibile cintura dell’Ignoranza Title

Il match si apre con la bella Holydead che striscia in giro come un demone del ring rincorrendo Doblone. Pantomime tragicomiche di mani leccate appiccicose e il contendersi comicamente la cintura dell’Ignoranza getta già delle buone basi per un bel divertimento. Con le gambe, Doblone agguanta l’americana per la vita e le fa fare girotondo per tutto il quadrato: la quadratura del cerchio, appunto. Quando c’è lui, ci si diverte di sicuro! Ora si carica la ragazza sulle spalle e si mette a girare su sé stesso. Si aspettano tutti quantomeno una F5, una craddle shock o che altro… invece niente: la deposita delicatamente a terra, ma è talmente frastornata da tutto quel roteare che la tocca con un dito e lei va giù. Ma non abbastanza giù da schienarla.

Nella foto, in alto: Holydead e Mary Cooper con la nostra Erika Corvo
Nella foto, in alto: Holydead e Mary Cooper con la nostra Erika Corvo

Allora riprova a “ditarla” ma lei si scansa in tempo ogni volta, e alla fine è lei a buttarlo giù. Che bella, Holydead, quando si incazza! Non dimentichiamo che questa ragazza vanta sei anni di esperienza sul ring, è stata allieva di Rikishi e ha combattuto in WWE e in ROH, giusto per darvi qualche input. Dopo un rapido giro al piano di sotto, rincorrendosi tutto attorno al ring, rieccoli tutti e due di sopra. Lei gli tira una zuccata nelle parti basse, lui le tira un forearm nelle parti alte. Lui la bodyslamma, lei lo mette a sedere a cavalcioni della terza corda e lo fa diventare signorina facendolo dondolare su e giù tra le risate del pubblico. Vorrebbe farlo dondolare dieci volte, ma l’arbitro Cesana la supplica in ginocchio di smetterla e lei, teatralmente stizzita, desiste. Lui riprova a “ditarla” ma senza tanti complimenti lei gli tira una spinebuster e una samoan drop. Lui spera di demolirla con una magistral cradle ma ci riesce solo dopo una variante della inside cradle. Bello, simpatico e divertente!

Nella foto, in alto: Corleone vs James vs Manero
Nella foto, in alto: Manero vs Alexander James vs Corleone

Penultimo match della serata, valido per il titolo God of Sun: Alessandro Corleone contro Alexander James contro Andy Manero. Alessandri e vari Andrea di tutto il mondo, unitevi contro le mamme che con sette miliardi di nomi diversi tra cui scegliere, battezzano a tappeto i figli soltanto “Andrea” o “Alessandro”, costringendoli poi a doversi chiamare per cognome o per soprannome a vita. Sapete che se entrate nel backstage e chiamate: “Andrea!” si voltano almeno in sei e se chiamate “Alessandro!” si voltano gli altri dodici? Divagazione sul tema: dando un’occhiata ai nomi per neonati che la legge ha proibiti nel mondo, deduci che qualcuno avrebbe voluto invece affibbiare ai propri pargoli appellativi incredibili come Scimmia, Nutella, Demonio, Mini Cooper, Osama Bin Laden, Nirvana, Pluto, Metallica, Superman, Ikea, Facebook, Rambo, Batman, Sex Fruit o Talula does The Hula from Hawaii. Dalla nostra carenza ad un eccesso di fantasia nel mondo. Torniamo ad occuparci del ring, che sarà meglio, vah!

Nella foto, in alto: atleta, marito, padre, lavoratore, bravissimo e simpatico, serio e commediante... Che bella persona, Andy Manero!
Nella foto, in alto: atleta, marito, padre, lavoratore, bravissimo e simpatico, serio e commediante… Che bella persona, Andy Manero!

Iniziano James e Corleone ma Manero si fa subito sotto, e il Padrino ne approfitta per prendere due picioni con una fava con una mossa astuta: mentre James posiziona Manero per una DDT, arriva lui e con una lariat li stende entrambi. Manero disintegra Corleone con una shining wizard mentre James fa una abdominal stretch lunga un mese al capo di Cosa Nostra. Il mese successivo lo impiega in una sleeper hold. Manero butta giù Corleone con una diving roaring elbow e stende anche James con un bigboot. Il Padrino ci mostra una forza sovrumana con un german suplex in cui strapazza contemporaneamente entrambi i suoi avversari in un bel trenino: supponiamo quasi duecento chili sollevati e scaraventati alle spalle. Stabilito che siano sopravvissuti tutti, a questo punto, Corleone e James si divertono con un po’ di fighting spirit. Il primo si stufa di prendere sberloni e bodyslamma l’americano, che si mette tranquillo in un angolo e schiaccia un pisolino. Torna di sopra Manero e andiamo tutti in brodo di giuggiole quando ci delizia con una diving tornado ddt su Corleone. James si sveglia, tira una spinebuster al ballerino del Sabato Sera e tenta lo schienamento, ma il Padrino lo distoglie giusto in tempo. E poi? Poi se lo carica sulle spalle e lo asfalta con una F5. Din, din, din! Il titolo God of Sun è suo!

Nella foto, in alto: Party Hard Inc vs Brixia Bones Breakers
Nella foto, in alto: Party Hard Inc vs Brixia Bones Breakers

E anche questa è andata! Non ci rimane che l’ultimo match, valido per il Rising Sun Tag Team Title, tre contro due: i Party Hard Inc (Trevis, Jesse Jones e Riot) contro i Brixia Bones (Nick Lenders e Mirko Mori). La faccenda ha inizio con un macello generale in cui si capisce a stento chi stia menando chi. Mirko vola in braccio a Lenders e colpisce con un calcione in faccia Trevis e Jones. Con una sincronicità perfetta, i due attaccano Trevis con una combo e si lanciano su Jones con un doppio suicide dive. Questi cerca di rendergli la pariglia ma il suo compagno di tag viene usato come scudo umano per respingerlo. Il macello prosegue più che mai, e ogni scusa è buona per distrarre l’arbitro e combinarne di tutti i colori. Quando si calmano un pochino i bollenti spiriti e restano a menarsi Lenders e Jones. Quest’ultimo tira al rivale un enziguiri talmente altissimo, purissimo e levissimo che gli tira insieme anche una bottiglia e anche Messner tutto compreso. Gli tira anche un vertical suplex poi fa entrare Riot e qui tornano a scatenarsi come tarantolati.

Nella foto, in alto: Nick Lenders. Non fa le sfilate di moda. Picchia duro e basta.
Nella foto, in alto: Nick Lenders. Non fa le sfilate di moda. Picchia duro e basta.

Il rossochiomato fa da fionda ai compagni lanciandoli di qua e di là: Jones fa uno splash su Lenders usando Trevis come gradino, poi acchiappa Jones e viene fuori dal nulla una fantasiosa e bellissima… Boh? E chi l’ha mai vista, ‘sta cosa? Bene, sappiate che abbiamo chiesto anche a Riot stesso, e ha improvvisato il nome “monkey flip aided cannon ball”, ma non lo sapeva nemmeno lui. Povero Goleador, poco dopo subisce anche un ennesimo dropkick, capolavoro di Trevis, i cui piedi arrivano a due metri d’altezza. Eh, beh, quando si stufa di prenderle, allora son dolori: chiama dentro anche Mori e Trevis diventa una piadina sotto una aided splash. La piadina si rialza e centrifuga Mori con una clothesline che viene parata e trasformata in moonsault slam, ma talmente veloce che abbiamo dovuto riguardarla più volte per capire cosa fosse successo. Entra Riot e scatena il finimondo! Col suo balletto tipico lascia gli avversari talmente frastornati che vanno a sbattere l’uno contro l’altro, poi fa un backbreaker a Mori. Avendo l’occasione di trovarseli davanti tutti e due, uno di qua e uno di là, ecco che li trasforma in parte della pavimentazione facendo contemporaneamente una rock bottom e un reverse ddt. Entra anche Jones e le sventole in stereofonia si sprecano.

Brevissima parentesi. Lo so che per qualcuno questo è circo piuttosto che wrestling, ma ognuno ha i suoi gusti. Noi non contestiamo chi lo denigra, loro non vengano a scassare i marroni a noi che invece lo amiamo. Allora, già salire sul ring è difficile. Per eseguire una sequenza di mosse ci vuole del bello e del buono. Farlo in perfetta sincronia con qualcun altro, per noi è una grandissima forma d’arte. Avete presente il goal di Maradona del 1986 in Argentina-Inghilterra? (se non l’avete mai visto, qua c’è il link: https://www.youtube.com/watch?v=wutuDhittFs). Ecco, adesso immaginate che mentre lui lo fa da un lato del campo, qualcun altro lo faccia in contemporanea dal lato opposto, nello stesso istante, perfettamente uguale. Non sarebbe fantastico? Parentesi chiusa.

Nella foto, in alto: Riot, un altro elemento a pieno titolo nella nostra Top Ten
Nella foto, in alto: Riot, un altro elemento a pieno titolo nella nostra Top Ten

Jones caccia le dita negli occhi a Lenders, Lenders intercetta al volo meglio di un missile Patriot Trevis in volo dalla terza corda, poi si tuffa in un bellissimo suicide dive. Una vecchia canzone diceva: “Se prima eravamo in due a ballare l’Hully Gully, adesso siamo in  tre a ballare l’Hully Gully”, e allora anche Mori si lancia come se volare fosse il suo ultimo desiderio. Manca qualcuno? “E adesso siamo in quattro a ballare l’Hully Gully”, e arriva anche Riot. Come dite? Non hanno ancora sfondato nessuna sedia? Ma rimediamo subito, che problema c’è? Vai con le sedie disintegrate, su, forza! Mori si lancia dalla terza per un cattivissimo double stomp su Trevis, e tutti quanti sopra di lui, chi a cercare di schienarlo e chi di non farlo schienare in una formazione di stampo Pancake. Lenders tira una cutter a Riot, Jones ne tira un’altra a Mori. Lenders le becca un’altra volta, poi Jones bodyslamma l’altro Brixia Bones. Un fuoco di fila incredibile di botte pazzesche una dietro l’altra: Trevis fa una canadian destroyer su Lenders e Jones tenta di schienarlo. Mori acchiappa Trevis e lo bodylsamma sugli altri due come in una pila di pancake. Sull’ultimo in alto ci verseranno dello sciroppo d’acero? No, succederà molto di peggio! Nascosto sul fondo di un cartoccio di popcorn, Riot estrae una pistola graffatrice, la passa a Jones e questi prende due piccoli banner formato A4 e li graffa sul torace dei due avversari. Appena i due Brixia si rialzano si vendicano tirando a Jesse un bellissimo double superkick, lo atterrano, lo smutandano e graffano un bel banner anche sulle sue candide, tremolanti chiappe color di luna (che cosa romantica!). Vi lascio immaginare le risate a non finire del pubblico. Ma neanche questo porta al pin vincente. Un nuovo casino generale termina con Jesse e Trevis che dalla terza corda lanciano Mori in un triplo volo tutti insieme appassionatamente. Riot si impadronisce di Lenders e con l’aiuto di Trevis lo conficcano nel canvass con una spike tombstone piledriver. Tutti sopra di lui, ed ecco che il conto di tre arriva, e rendiamo grazie al Signore per averci permesso di vivere abbastanza per vedere anche questo. Il tag Team Title appartiene ai Party Hard Inc.

Nella foto, in alto: i nostri ragazzi vanno in tourneé negli States!
Nella foto, in alto: i nostri ragazzi vanno in tourneé negli States!

Notizia bellissima: i nostri Nick Lenders, Jesse Jones e Trevis sono stati chiamati negli States per combattere in una breve tourneé. Un numero sempre maggiore dei nostri ragazzi è apprezzato all’estero. E noi l’abbiamo sempre detto che sono bravi, sono bravi, madonna quanto sono bravi! In alto la bandiera dell’Italia, ragazzi! Fategli vedere chi siete!

Finito? No, a sorpresa, Mori attacca Lenders e lo sfida per il Rising Champions Match del 2020. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo un ‘altra volta.

E per oggi abbiamo finito. Grazie come al solito al Dottor Birrachiara per la consulenza tecnica, e voialtri non andate via perché ora abbiamo da redigere il report dello show Gold Rush della MWF. Stay tuned!

                                                                                                                     Erika Corvo

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