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Rise of a New Era, Pero, 26 gennaio 2019 Rising Sun – Prima parte

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Nella foto, in alto: centosessanta posti prenotati
Nella foto, in alto: centosessanta posti prenotati

Ebbene, cambiano le stagioni, cambia il mondo, i bimbi crescono e le situazioni si evolvono come i Pokemon, ma noi siamo sempre qui in quel di Pero a raccontarvi di tutto e di più. Stasera si spacca! (speriamo non un altro muro, dato che combatte anche Ashley Dunn, il Moenia Vastator) I posti già prenotati sono più di centosessanta e non bastano tutte le sedie della palestra! Qualcuno dovrà sedersi per forza sulle gradinate gialle sul fondo della sala. Mica ci dispiace, sapete? Arriviamo alle tre e tutto è praticamente già pronto, bene in ordine. La card? Spettacolare, con pezzi da novanta nostrani e stranieri. Ci sono in vendita le nuove maglie e felpa della Rising Sun, il tavolo del catering è degno di un pranzo di nozze e per salutare e abbracciare tutti ci mettiamo un secolo: sono tantissimi, e di tutte le fed.

Nella foto, in alto: Akira, il più giovane cinturato d'Italia, hall of famer 2019 Rising Sun con la nostra Erika Corvo
Nella foto, in alto: Akira, il più giovane cinturato d’Italia, hall of famer 2019 Rising Sun con la nostra Erika Corvo

Rivediamo con piacere il già citato Ashley Dunn, poi arrivano Paxxo, Corleone, Joel Redman, Steve McKee, Mary Cooper, TG, Nemesi, Kronos, e continua ad arrivare altra gente. Il clan Tornaghi è al completo: tre generazioni sotto la stessa bandiera. Tre generazioni… Non è meraviglioso, a pensarci? Noi diamo una mano solo a fissare le minigonne del ring, che tutto il resto è già a posto.

Nella foto, in alto: Il bellissimo Nemesi, ora hall of famer e general manager Rising Sun
Nella foto, in alto: Il bellissimo Nemesi, ora hall of famer e general manager Rising Sun

Stasera c’è una cosa bella: la Hall of Fame della Rising Sun inserisce due atleti: Akira, il più giovane cinturato d’Italia (ricordiamo che la sua prima cintura l’ha conquistata quando era ancora minorenne, e Nemesi, che ha concluso la sua carriera lottata alla fine del 2018 con due match a dir poco spettacolari. E allora si inizia proprio da loro: Tornaghi li chiama sul ring per ufficializzare la cosa e rendergli il dovuto omaggio. Dichiara Nemesi General Manager della serata, e a prima cosa che l’ex Mezzo Demone fa, è riammettere Akira agli show Rising Sun.

Nella foto, in alto: Mary Cooper vs Hardcore Cassi
Nella foto, in alto: Mary Cooper vs Hardcore Cassi

Primo match: Mary Cooper vs Hardcore Cassi. Che bella cosa vedere questi due che iniziano a suonarsele di santa ragione ancora prima del suono della campanella! Mary: una delle cose più belle del wrestling italiano. Bella come la luce, dolce, solare, adorabile, eppure mena come un fabbro e incassa meglio di Rocky. Parte in quarta che sembra debba disintegrare Cassi da un momento all’altro. L’alchimìa tra i due è meravigliosa. Si intendono alla perfezione e lo spettacolo che creano è coinvolgente e convincente. Tra il pubblico c’è il Carlino Forchini che inizia a sparare cazzate divertenti e dirigere i cori. Ci fosse una cintura per la lingua più pestifera, gliela assegnerebbero all’unanimità. Ma non si limita alle amene verbalità: appena i due avversari scendono dal ring, ne approfitta per tirare a Cassi una chop gigantesca per poi esultare come se il match l’avesse vinto lui. Troppo forte, questo ragazzo! Cassi tira a Mary una neckbreaker. Lei si vendica subito dopo con una DDT seguita da sacrosante chop devastanti quanto un Frecciarossa in cristalleria, e poi lariat, sholulder block e facebuster. Allora Cassi cerca di svitarle un braccio e una crippler crossface, ma con scarsi risultati: Mary riesce a conservare tutti gli arti che possiede, in compenso fa rientrare il naso di Cassi per farglielo uscire dalla nuca. Con o senza naso, Cassi la spatascia al tappeto con una cutter, si incazza perché è ancora viva e allora scende un attimo per tornare su con una sedia. L’arbitro Malalana gliela strappa di mano e Hardcore prende la valigetta del plata en la caja per usarla come arma, ma anche quella gli viene sottratta. La nostra bella Mary ne approfitta per una grandiosa spear e schiena l’avversario. Oh, ma sapete che questa bella figliola è stata bookata per combattere in Giordania, a giugno? Fagli vedere chi sei, piccola! Sei tutti noi!

Nella foto, in alto: Headhunters Army vs
Nella foto, in alto: Headhunters Army vs Larry Demon e Aleandro Capone

Ok, secondo match: Headhunters Army, ovvero Kronos e Matt Disaster contro Larry Demon e Aleandro Capone, ovvero “la buona cucina italiana” Partono Larry e Matt, e ci sono più muscoli qui che in un’impepata di cozze (le cozze sono dette anche “muscoli”, per chi non lo sapesse). Naturalmente, cozzano l’uno contro l’altro con una potenza degna di nota. Matt attacca con una magistral cradle, ma poco dopo si becca un calcione sul naso mica male. Dev’essere la giornata mondiale del rientro dei nasi. Non contento, Demon ci dà dentro con il suo Pelé kick (Pelarry kick, oseremmo dire), poi dà il touch al compagno di tag, e dalle cozze passiamo alla Caponata. Non c’è che dire, questo match ha tutti gli ingredienti per risultare appetitoso! Matt finisce dalla padella alla brace ma Capone ha fatto i conti senza l’oste, e a Kronos basta una manata da fuori ring per farlo diventare spezzatino. Disaster ne approfitta cercando di sfondargli le costate (pardon, le costole), e già che c’è, con una serie di calci cerca di trasformarlo in hamburger. Purtroppo si distrae cercando il touch con Kronos e Capone lo butta giù con una lariat. Torna in scena Larry soltanto per un attimo, Capone sale sulla terza corda e cucina a dovere Matt con un crossbody. Questi si rialza e gli propina una german suplex . Touch e cambio per entrambi i team. Kronos si mangia vivo Larry con una running DDT e subito dopo sferra una reverse DDT in combinazione con un doppio stomp volante. Davvero una roba interessante. Demon si ritrova a cavalluccio sulla schiena di Kronos che si appresta a chissà cosa, ma riesce a ribaltare la mossa e una hurricanrana gli riesce in modo spettacolare. Rientrano Capone e Disaster che cozzano e ricozzano. Capone tira un enziguiri mica male, ma torna sul ring Kronos che con una samoan drop e una lariat ne fa polpette e gli presenta il conto. Volete un digestivo?

Nella foto, in alto:
Nella foto, in alto: Ab Knight vs Ashley Dunn vs Steve McKee vs Darrell Allen.

Terzo match: un Fatal Four Way. Ashley Dunn vs AB Knight vs Darrell Allen vs Steve McKee! Il match si apre con una standing ovation per Darrell, che per chi non lo sapesse è uno tra i migliori allenatori in tutta europa. Per la serie “Un nome, una garanzia”: Dunn (si legge Dann) fa Danni, e questo che si chiama Allen, allena. Vanta dieci anni di esperienza ad altissimi livelli in mezzo alle future star del wrestling europeo. Bello bello bello l’inizio con azioni speculari eseguite a coppie. Non perfettamente in sincronia come una danza marziale, ma l’effetto c’era e ce lo siamo goduto fino in fondo. Le coppie si scambiano come in una quadriglia. AB e Steve vengono fatti volare fuori ring e i due d’oltremanica ci deliziano con un enziguiri di Darrell su Ashley che sembra una centifuga. AB torna su e bodyslamma Darrell. AB torna su e dropkiccka Steve (voce del verbo dropkicckare, che nemmeno l’Accademia della Crusca potrà contestare dopo aver legittimato “scendi il cane”, quindi non rompete). Lo atterra con un flying forearm che gli viene subito reso con tanto di interessi, più una tilt a whirl headscissors into armbar. In rapidissima successione, mentre tenta la sottomissione con una crippler crossface, torna su Ashley: tenta a sua volta la sottomissione con una ankle lock su Steve, e infine torna anche Darrell che tenta una abdominal stretch su Ashley, che picchiò il cane che morse il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò. Trooooppo bello! Sciolto il trenino, i due inglesi acchiappano prima Steve, poi AB e sciroppano ad entrambi una double vertical suplex. Senza perder tempo riacchiappano l’Ultimo dei Rinnegati e lo posizionano bene bene sulla terza corda per un superplex, ma Steve reagisce e respinge prima uno poi l’altro dei suoi avversari. Ci provano in sterofonia ma sul più bello arriva AB che trasforma il tutto in una deliziosa tower of doom e si spatasciano al suolo tutti e quattro tra le ovazioni del pubblico, entusiasta, e svariati cori “This is awesome”. E adesso? Sagra del ceffone, e ce n’è per tutti! Ashley tira un dropkick fenomenale su AB, Steve evita una centrifuga di Darrell ma non evita il calcio di riserva che Allen teneva pronto per l’uso. AB arriva giusto in tempo per rendere a Darrell il superkick, talmente potente che Darrell avrà sputato almeno cinque o sei denti, e la mandibola gli sarà restata su con viti, bulloni e impalcature. AB rimane solo sul ring, e allora si fionda sugli altri tre, di sotto, con una senton plancha. Tornato su, Darrell appiattisce sul ring AB con un flying forearm e tenta lo schienamento, ma torna su Steve e glielo impedisce con una elevated DDT buttandolo di nuovo fuori. In quel momento arriva Dunn che salta a piedi uniti sulla schiena del povero rinnegato. Come faccia a non sfondargli le costole lo sanno solo loro, anche perché dall’ultima volta che lo abbiamo visto, Dunn è diventato piuttosto cicciottello: pesa, adesso! Tenta uno small package ma non gli riesce, cerca di staccargli la testa come fosse il tappo di una bottiglia, poi lo stende di nuovo con una fireman’s carry neckbreaker. L’arbitro Malalana conta il pin ma Steve ne esce miracolosamente. Ashley lo carica per tentare qualcos’altro ma Steve stavolta non solo si libera, ma, spinto alle corde gli passa dietro e lo chiude con una Zig Zag a sorpresa. Và che bello, mi sa che adesso le sue finisher saranno due! Pubblico in delirio, vivremo tutti più felici e avremo qualcosa da raccontare ai nostri nipotini quando li terremo sulle ginocchia e racconteremo loro di quando in Italia avevamo dei fenomeni ma non lo sapeva nessuno.

E adesso c’è un quarto d’ora di break! Si mangia, si beve, si fuma, si chiacchiera, si scattano foto e selfie come se non ci fosse un domani e si riparte subito, che la notte è ancora giovane.

Nella foto, in alto: Trevis vs Jesse Jones
Nella foto, in alto: Trevis vs Jesse Jones

Quarto match, un one on one: Trevis vs Jesse Jones. Jones, a vederlo, è un maschione barbuto e virile ma, quando si gasa, ancheggia e sculetta come se al posto della barba avesse le treccine bionde fermate da un fiocco rosa. Apre le danze Trevis con un dropkick stellare. Per ribadire la sua viriltà, Jones lo graffia e gli tira i capelli mandandolo a sbattere tra il pubblico tentando la reciproca demolizione tra le braccia di Tony Callaghan (Urban Guerrilla) che non c’entra niente, seduto in prima fila. Tornano su tutti e due e Jones centrifuga Trevis con una one arm suplex. Questi si vendica con una manica di ceffoni che solo Bud Spencer avrebbe potuto fare altrettanto, ma Jones reagisce con un dropkick così alto che per fotografarlo ci vuole Hubble.

Nella foto, in alto: ma lo bacia, lo morde o cos'altro?
Nella foto, in alto: ma lo bacia, lo morde o cos’altro?

Non appena Trevis si rialza, Jones gli arriva alle spalle e ci lascia indecisi: lo bacia appassionatamente sul collo o è diventato vampiro e gli sta succhiando il sangue? Mah, secondo noi tra questi due c’è del tenero. Che volete? Siamo inguaribili romantiche. No, era solo un’idea sbagliata: niente di tenero! Qualcosa di molto solido, anzi! Trevis massacra l’avversario con una serie impressionante di calcioni, termina con un enziguiri da paura per poi proseguire con una northern light suplex seguito da doppio stomp. Jones non vuole essere da meno e anche lui colpisce di enziguiri. Rieccolo che ancheggia e sculetta e vai, con una tilt a whirl DDT. Quando si trovano entrambi sul paletto della terza corda, Jesse si ingroppa Trevis (nel senso che se lo mette sulle spalle, cosa avevate capito?) e lo spantega giù con una green bay plunge spettacolare seguita immediatamente da una michinoku driver. Trevis ribatte con un’ennesima enziguiri seguita da un crossbody. Risale sulle corde per qualche mossa aerea ma Jones rotola fuori e si piazza sull’apron ring rovinandogli i programmi… quasi! Trevis decide che non gliene frega una cippa e parte con un double stomp sul torace di Jesse. Ma il pin finale è ancora lontano. Tra un tenta e ritenta, Jesse finisce contro l’arbitro Cesana e ne approfitta perché questi non può vedere un calcio all’indietro che diventa un low blow su Trevis. Incapace di reagire, questi si becca un superkick, e adesso il pin finale arriva. Pubblico in delirio, vissero tutti felici e contenti.

Nella foto, in alto: Alessandro Corleone vs Joel Redman
Nella foto, in alto: Alessandro Corleone vs Joel Redman

E adesso? Un altro match di quelli belli belli, valido per il #one contender per la Rising Sun Championship: Alessandro Corleone vs Joel Redman. Redman sembra una lezione di anatomia: gli manca soltanto un cartellino su ogni muscolo per poterli nominare tutti e settecentoquaranta. Corleone non è calvo: quello che ha sulla sommità della testa è lo spazio per inserire l’antenna, come tutti i grattacieli più alti del mondo. Di notte deve accendere le luci rosse di segnalazione ostacoli al volo per evitare che gli aerei gli si schiantino contro. Il suo secondo nome è Burj Khalifa. Dopo qualche schermaglia iniziale, Redman parte con una one arm suplex e vanno avanti per un pezzo senza esibirsi in mosse particolari, che tanto già vederli sul ring è uno spettacolo. Redman continua con un suplex e tenta un roll up. See, come no? Ora che arrotoli tutto quanto Corleone passa un mese! Ovviamente il Padrino si libera e cerca di strozzare l’avversario sulle corde e poi anche senza le corde. Joel lo scaraventa di sotto con una rocket launcher e appena Corleone risale sull’apron gli rifila una vertical suplex standosene in equilibrio sulla seconda corda, trascinandolo dentro. Ma che forza ha, questo qui? Una volta atterrato gli zompa sopra con una diving knee drop. Dopo avere stoppato Redman con un superkick, gli zompa sopra con un frogsplash anche lui per non essere da meno. Ma Redman torna in piedi e sfuggendo ad un bodyslam si gioca il jolly: tombstone piledriver, e one, two, three, din dn din, here‘s the winner! Oh, ma vi rendete conto che questo ha fatto una spinning tombstone su uno alto due metri? Tutti in piedi e applaudite!

Nella foto, in alto: Paxxo vs TK Cooper
Nella foto, in alto: Paxxo vs TK Cooper

Andiamo avanti? Oh, yeah! Sesto ed ultimo match per lo spettacolo pomeridiano, valido per il titolo God of Sun: Paxxo vs TK Cooper, che non è parente di Mary. TK parte all’attacco con un hiptoss mentre Paxxo preferisce iniziare da un classico bodyslam. TK, replica poco dopo con un dropkick di quelli da colpire al terzo piano. Scendono giù, Tk posiziona Paxxo al paletto per tirargli una chop, quello si sposta e Cooper si disintegra una mano picchiando sul metallo. Il clown decide che una mano non sia abbastanza e lo manda a picchiare anche con la zucca, lo fa rimbalzare sulle corde e lo atterra con un sideslam. E poi, per fare felice anche il pubblico LGBT, lo graffia. L’arbitro Malalana lo redarguisce facendo cenno che non si possa graffiare l’avversario. Ma dato che siamo lontane e non possiamo sentire cosa effettivamente gli dica, potremmo anche scherzarci su e immaginare che possa avere aggiunto: “Non ha la borsetta con cui difendersi”! Il match prosegue a suon di genuini ceffoni e sganascioni, snapmare e calcione in pieno muso sul povero TK. Ora Paxxo ritorna nel ruolo di gran pezzo di maschio marcantonio e lo piglia a virilissimi pugni. TK si sveglia all’improvviso e inizia a tirare una bella serie di lariat che conclude con un leapfrog seguito da una fameasser. Paxxo replica con una enzguiri. Prosegue coi pugni tentando di svitare la zucca di TK, ma ora è il suo turno di subire e si becca di quei ceffoni che la metà bastano. Riparte con una enziguiri, poi Cooper lo posiziona in bilico sulle corde e gli zompa sopra con una ropehung corkscrew legdrop. Paxxo accusa il colpo ma è un attimo replicare con una bella spinebuster e una falcon arrow. La faccenda inizia a scaldarsi di brutto: Gran finale! TK colpisce ancora di enziguiri e un lionsault ci sta benissimo. Paxxo non molla e tentando un calcione al volo becca in pieno Malalana al posto del suo rivale. Con l’arbitro ko, una meravigliosa cradle belly to back piledriver non serve a nulla se non ad incattivire ancor di più Paxxo che gli tira un colpo con la cintura da stendere una mucca. Malalana si riprende giusto quel tanto che basta per contare, ma è talmente lento ancora rintronato che TK ha tutto il tempo per evitare il pin di tre. Il clown prosegue i fuochi d’artificio finali con una back suplex side slam, un superkick e un DDT, ma il pin sembra ancora lontano. Cooper replica a meraviglia con un german suplex e uno scissor kick. Che finale al fulmicotone, ragazzi! Tra un tenta e ritenta, alla fine Paxxo riesce a sorprendere Cooper con un DDT, ed ecco che il tanto agognato pin arriva. Pubblico in delirio, cori “this is awesome” e tripudio generale.

Sapete che lo spettacolo pomeridiano finisce qui?

Bene, ora la sala si svuota, che deve mangiare lo fa di corsa, chi rimane anche per lo show serale fa tutto quello che deve fare e torna a sedersi e chi invece arriva adesso entra e prende posto. Le facce felici di chi lascia e di chi resta parlano chiaro ai nuovi arrivati: sarà una splendida serata!

E voi restate nei paraggi, che poi arriviamo anche noi con la seconda parte! Stay tuned!

Come al solito, grazie al Dottor Birrachiara per la consulenza.

                                                                                                                                                                     Erika Corvo

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