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Nemesi, il Mezzo Demone!

Eccoci qui con Alessandro Mazza, ringname Nemesi. Uno dei “bellissimi” del ring, un fisco perfetto incredibilmente dotato per lo sport, ma non se la tira nemmeno un po’ quando altri cento non perdono l’occasione di mostrare bicipiti e pettorali, magari anche discutibili. Siamo rimaste piacevolmente impressionate dalla sua umiltà, semplicità e dalla disponibilità. Mille esperienze diverse, mille mestieri, mille viaggi. Sport praticati? Tantissimi e tutti con successo, tanto da arrivare sul podio con il salto in lungo. Non solo esperto di computer grafica, ma anche bagnino, fotomodello, animatore turistico, soccorritore… L’Italia è l’unico luogo in cui un elemento così valido debba poi fare l’oeraio per vivere! Un atleta che vanta già undici anni tra le tre corde e che ci auguriamo ne possa trascorrere ancora altrettanti.

Conosciamolo meglio, lasciamo a lui la parola!

Ciao, Alessandro, e grazie per averci dedicato del tempo. Raccontaci qualcosa di te. Dove sei nato e com’è stata la tua infanzia?

Ciao Erika, grazie a te per questo spazio: era da parecchio che non rilasciavo un’intervista! Dai, cominciamo! Sono nato il 24 giugno del 1987 a Vizzolo Predabissi (MI) ma ora vivo a San Giuliano Milanese, come praticamente tutti i miei parenti di cui sono a conoscenza: nonni, genitori, zii, cugini… Della mia infanzia non ricordo tantissimo, ma da quello che mi raccontano i miei genitori ero un tipetto decisamente agitato e dispettoso. Non stavo quasi mai fermo, era un’impresa tenermi a bada! Capitava spesso che quando sia stato a “piede libero” abbia rischiato svariate volte di farmi molto male. Per rendere l’idea, si parla di “cadute di stile” degne di Fantozzi o di Paperissima! Insomma ero un diavoletto vagante… Tranne che all’asilo! Andavo dalle suore e, lì sono convinto che fossi un pochino più pacato, ma non avendo testimonianze non potrei giurarlo!

Nella foto, in alto: ancora adesso, l'acqua è un elemento in cui Nemesi si trova a suo agio
Nella foto, in alto: ancora adesso, l’acqua è un elemento in cui Nemesi si trova a suo agio

Ma siccome tu eri speciale già allora, praticavi già dello sport prima ancora di varcare la soglia della scuola elementare. Giusto?

Esattamente. Dall’ultimo anno dell’asilo, quindi all’età di 4 anni, iniziai a praticare dei corsi di nuoto. La ragione per cui iniziai proprio con questo sport è perché mio papà nuotava –  e gli piace nuotare tutt’ora. Ha pensato bene, quindi, di buttarmi subito in acqua quando ero davvero piccolissimo, con la motivazione che si tratta di uno sport che fa benissimo. Aveva ragione! Mi sono sviluppato in modo armonioso ed ho iniziato a costruirmi un fisico atletico che poi ho mantenuto fino ad oggi con fierezza e soddisfazione. Dall’inizio delle elementari in poi, sono sicuro di non essere mai stato sovrappeso, o sottopeso, o fuori forma. Ho praticato nuoto fino alla fine delle elementari, per 6 anni. Ma già dopo pochi anni mi avevano spostato nella vasca degli adulti, perché avevo decisamente superato il livello dei bambini della mia età, ed avevo vinto anche qualche medaglietta! Mi proposero di iscrivermi ad agonistica, il che significava nuotare quasi tutti i giorni. Ma ai miei la cosa sembrava troppo impegnativa per un bambino e, a me, in fondo, nemmeno interessava granché. Quindi niente agonismo: ho continuato coi normali corsi ed in quinta elementare ho abbandonato perché non mi divertivo più.

E degli anni delle elementari e delle medie, che ricordi hai? 

Nella foto: Un ragazzino come tanti ma più dotato di tanti
Nella foto: Un ragazzino come tanti ma più dotato di tanti
Nella foto, in alto: Il piccolo Alessandro, campione anche nella San Giulianese
Nella foto, in alto: Il piccolo Alessandro, campione anche nella Sangiulianese

Intanto posso dire che il mio carattere era cambiato: il bambino scatenato che faceva impazzire tutti era stato esorcizzato e crescendo era diventato un bambino molto più tranquillo, mite e soprattutto molto timido! Tra le materie che più mi piacevano, ovviamente non poteva mancare educazione fisica. In questa materia ero sempre tra i più portati e coi punteggi migliori. Poi c’era disegno che mi appassionava. Ero molto bravo, ho anche vinto un concorso in cui il mio disegno era stato scelto tra i migliori delle varie scuole elementari di Milano. Ricordo che andai per la prima volta al Forum di Assago coi miei a ritirare i premi (per lo più, cibarie) e fu una grandissima soddisfazione!

Tornando allo sport, come tutti i miei amici ho iniziato a giocare a calcio nella squadra del mio paese, la Sangiulianese. Anche col calcio sono partito da zero, e nel giro di poco, da riserva sono passato a titolare. Giocavo in difesa, ed essendo uno dei più veloci nello scatto, mi davano da marcare l’attaccante più bravo! In quegli anni ho partecipato regolarmente ai giochi della gioventù, e con il salto in lungo sono arrivato sul podio più volte al primo posto! Bè, sono sempre stato portato per lo sport…

 E a parte gli sport, con che cosa ti divertivi?

Nella foto, in alto: Videogiochi, una grande passione di Alessandro
Nella foto, in alto: Videogiochi, una grande passione di Alessandro

Ecco, giusto in quel periodo ho scoperto un’altra delle mie grandi passioni: i videogiochi. Alla fine delle elementari i miei genitori mi regalarono la Play Station. Non ho la più pallida idea di quante e quante ore, pomeriggi, serate, e persino giornate abbia passato davanti alla Play coi miei videogiochi preferiti, in primis Final Fantasy e Resident Evil! Quella è stata quasi una droga per me… Pensa che ero talmente preso questa cosa, che mi è venuto naturale unire l’utile al dilettevole: anni fa, i primi videogiochi non erano affatto in italiano, e spesso neanche coi sottotitoli, quindi l’unico modo per capire che cavolo dovessi fare era sapere l’inglese! Ebbene, traduci qui e traduci lì, buona parte del mio inglese l’ho imparato proprio grazie ai videogiochi!  Ovviamente, poi, non c’erano mica tutti i trucchi e le soluzioni su internet o su forum o su YouTube… Dovevi usare l’ingegno, oppure aspettare quel giorno della settimana in cui usciva in edicola la rivista Play Station Magazine. In ogni numero c’erano alcune demo di altri videogiochi, e tra le ultime pagine c’era la sezione dei trucchi di giochi di cui avevano già parlato, e tu speravi che ci fossero quelli che ti servivano, dei tuoi videogiochi! Ma che ne sanno i 2000!?!?!?!?!  Ho 30 anni e non ho ancora smesso di giocare. Beh, chiaramente ci passo molto molto meno tempo rispetto quello che potevo passarci 15 anni fa (f***, se sono vecchio)! A volte capita che l’accenda anche dopo parecchi mesi dalla volta precedente! Ma tranquilli che ci pensa mio fratello a portare avanti le tradizioni e a non far accumulare la polvere!

E poi, che in dirizzo di studi hai scelto per il tuo futuro?

Nella foto, in ato: Alessandro Judoka col maestro Fernando
Nella foto, in alto: Alessandro Judoka col maestro Fernando

Alla fine delle medie avevo già le idee chiare. Il disegno mi era sempre piaciuto, mi piacevano i computer, quindi il mio indirizzo era la computer-grafica, che oltretutto negli anni 2000 era un settore in fortissimo sviluppo. Ricordo che insieme ai miei genitori andai a vedere due istituti: il primo era privato. Aveva dei costi non indifferenti ma, per contro, dicevano che una volta diplomato ti avrebbero inserito automaticamente a lavorare in qualche azienda. Non ricordo di quale cifra si parlasse (c’erano ancora le lire), ma ricordo che chiedevano quello che per me era una cifra altissima e non ci pensai due volte a scartarlo proprio per quel motivo. L’altro era un istituto statale, chiaramente molto più economico ma anch’esso con tante materie molto interessanti. Per non gravare sui miei, come dicevo, optai per lo statale. Ahimè, devo ammettere che se da un lato sono stato altruista e i miei hanno speso meno, dall’altro lato non è stato un grande affare per me dal punto di vista della compagnia. Questa scuola si trova nel bel mezzo di una zona di periferia, piena di extracomunitari e case popolari, e dopo aver iniziato l’anno ho scoperto che aveva una fama pessima, una scuola d’eccellenza per gente che non aveva voglia di fare un c***o! Non ricordo con molto piacere quegli anni, almeno fino alla quarta superiore. Sono stato preso di mira da alcuni bulli della scuola per almeno tre anni, i classici tipi che stanno sempre fuori dal bar a fumare o farsi le canne, e chiaramente più grandi di me… Non sapevo cosa fare… Non so cosa ci trovassero in me, ma ho dovuto sopportare questa situazione per parecchio tempo… Di certo il mio carattere (a quel tempo ero ancora molto timido), non mi aiutava, e anche con le ragazzine facevo molta fatica a sbloccarmi e a lasciarmi andare. Quelli che mi conoscono ora non lo direbbero mai, ma vi assicuro che era così! Solo verso i 16 anni sono arrivate anche le prime ragazzine. In seconda superiore lasciai il calcio e, giusto per seguire un mio carissimo amico, iniziai a praticare judo. Anche stavolta la storia si ripeté: da ultimo arrivato, diventai in breve uno degli allievi più capaci. Lo praticai a livello amatoriale per 3 anni, ma questa volta iniziai a sentire la voglia di competere, lottare, fare le gare. Cambiai palestra e iniziai a fare agonismo. Ma se come amatoriale ero tra i più preparati, come agonista, in principio ero il più scarso. Trascorsi i due anni successivi ad allenarmi come non mai: due giorni alla settimana ero in palestra a sollevare pesi come un adulto ben allenato, altri due giorni ad allenarmi nella lotta sul tatami con gli altri e, al sabato, a volte, c’era la gara. Dal punto di vista fisico sono stati gli anni in cui il mio corpo era maggiormente allenato, ma non avevo quasi più una vita.

Cosa ti ha insegnato il judo, a parte il lottato in sé e per sé? 

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Nella foto, in alto: il grande impatto di Nemesi sul pubblico nella sua entry

Ci tengo a sottolineare che il judo non è solo uno sport, ma è soprattutto una disciplina atta a formare la mente e il carattere di chi lo pratica, se preso con serietà. La differenza abissale che ho percepito rispetto al calcio, per cui avevo perso completamente interesse, sta nel rispetto del tuo avversario. Quante volte, a calcio, ho sentito con le mie orecchie i tifosi o i genitori urlare ai ragazzini in campo: “Dai, tiralo giù! Spaccagli le gambe”, “Siete una squadra di merda” o il classico “Arbitro venduto”? Scusate la banalità ma non mi sembra una cosa molto educativa o in qualche modo formativa o anche solo sportiva. Durante una gara di judo, un incontro inizia e finisce sempre con un inchino, come segno di saluto e rispetto per il tuo avversario. Il controllo delle proiezioni, delle leve e degli strangolamenti è fondamentale o si rischia veramente di farsi molto male, e nonostante la massima attenzione, capita regolarmente che in una gara con duecento ragazzi, qualcuno esca in ambulanza. Ma se questi incidenti sono provocati in maniera non intenzionale, sono parte del gioco e si accettano. In breve: ritengo il judo una vera e propria scuola di vita dove si insegna il rispetto e l’educazione, a controllare emozioni come la rabbia, a controllare il corpo e l’equilibrio tuo e del tuo avversario, e molte altre cose.

E judo a parte, il wrestling a che punto arriva, nella tua vita?

Nella foto, in alto: Alessando ha avuto Giacomo Giglio come maestro
Nella foto, in alto: Alessando ha avuto Giacomo Giglio come primo maestro

Ho iniziato a seguire il wrestling verso la fine delle superiori. La prima immagine che ho visto in tv era The Undertaker che faceva la Tombstone Piledrive su Paul Heyman, e ho pensato: “Wow, ma che figata pazzesca!!”. Ho cominciato a seguirlo regolarmente. Lo trasmettevano in tv tutti i venerdì sera e ne parlavo con un amico in chat, anche lui molto appassionato. Poteva essere gennaio 2007, forse. Questo ragazzo mi mise in contatto con uno che faceva wrestling, un tale che allora si faceva chiamare Poison, conosciuto ora come Scandalo, in TCW. Questi ci diede appuntamento per provare davvero: un vero allenamento, alla FCW di TG (Giacomo Giglio, The Greatest). L’idea di partenza era di provare almeno una volta, giusto una lezione, tanto per togliermi la curiosità… E, niente: dopo 11 anni sono ancora sul ring! I miei genitori non la presero per niente bene, perché non è il tipo di sport che potesse piacere a loro (troppo violento, ovvio), quindi decisi di continuare anche senza il loro sostegno. I miei vecchi compagni di allenamento: Bugre, Narcos, Tony, Brutus, Jackal, Steve (Extreme Panther), Poison (Scandalo), Insecurity, LR11 (Belthazar) e chiaramente TG. Se ripenso all’età media, al livello tecnico e ai mezzi che avevamo a disposizione, più che wrestlers sembravamo un gruppo di ragazzi che si vedevano dopo la scuola a fare backyard! Niente di paragonabile alla situazione attuale, ma giuro che era divertimento allo stato puro!

Nella foto, in alto: Griever, il personaggio preferito di Alessandro
Nella foto, in alto: Griever, il personaggio preferito di Alessandro

I tuoi primi match sono stati allora? Come hai scelto il tuo ringname?

 Infatti, i miei primi match sono stati nell’estate 2008. Il mio ringname era Griever, nome preso spudoratamente da un personaggio di un famoso videogioco. Griever era un personaggio power. Lo scelsi perché in quel periodo ero molto fan di Goldberg e un po’ perché nel gruppo ero il più fisicato, ma soprattutto perché ero molto molto inesperto ed ero praticamente un mark dei lottatori famosi.

Siamo quasi all’attuale: dopo la FCW sei stato anche in altre federazioni prima di arrivare in ICW giusto? 

Nella foto, in alto: Emilio Bernocchi h dato a Nemesi quello che cercava nel wrestling
Nella foto, in alto: Emilio Bernocchi ha dato a Nemesi quello che cercava nel wrestling.

Vero anche questo! Dopo aver passato i miei primi due anni e mezzo in FCW da TG ho trascorso alcuni mesi in TCW da Break Bones e un breve periodo anche in UIW, con Italian Warrior. Periodi brevi in entrambe le federazioni – meno di un anno in totale – da cui mi sono staccato semplicemente perché non ho trovato quello che cercavo. Sono arrivato ad un certo punto in cui ho pensato di mollare perché non mi trovavo più bene da nessuna parte. Fortunatamente, prima di lasciar perdere, mi sono detto “Ok, proviamo anche in ICW. Tutti ne parlano male, ma a questo punto cos’ho, da perdere? Vediamo se è vero quello che dicono… O la va o la spacca!” Ormai sono quasi 8 anni che sono alla corte di Emilio Bernocchi, quindi posso dire che per mia fortuna è andata molto bene ed ho trovato la dimensione che cercavo.

 Che differenza c’è tra Giacomo ed Emilio, come allenatori?

Differenza? C’è un abisso! Sono due persone completamente diverse ed hanno metodi di allenamento altrettanto diversi. Potrei anche dire chiaramente chi per me sia meglio tra “Il Più Grande” e il “Signor Eccellente”, ma mi limiterò a dire che sono contento di averli conosciuti entrambi e che grazie a loro sono arrivato ad un livello apprezzabile.

Che differenze ci sono, tra queste federazioni? 

Nella foto, in alto: Quante volte abbiamo detto che non abbiamo niente da invdiare agli americani?
Nella foto, in alto: Quante volte abbiamo detto che non abbiamo niente da invdiare agli americani?

Beh, che vi piaccia o no, il wrestling italiano è iniziato quasi 20 anni fa con la ICW. Tutte le altre federazioni sono nate da scissioni da essa e, successivamente, tra loro. Mi sembra naturale e fisiologico che, nulla togliendo alle altre, la ICW sia la federazione con più esperienza e con maggiori risultati in termini di quantità e qualità. In tutti i posti ci sono i periodi dove le cose girano meglio e altri dove non girano affatto. Ecco, io penso di essere capitato nei periodi peggiori e di maggiore inattività di entrambe le federazioni, e questo mi ha portato a cercare altro, qualcosa che mi desse maggiori stimoli. Differenze tra loro? In quel momento, poche… La sola cosa che avevano in comune era che non mi soddisfavano. Da qualche anno, TCW e soprattutto FCW hanno ripreso la loro attività, ma la mia attenzione era comunque già tutta in ICW. Mi ci sono trovato bene, mi trovo bene tutt’ora, l’attività non si è mai fermata e procede sempre molto bene. La UIW, invece, credo che non ci sia più da parecchio, ormai.

Ti è mai capitato di doverti fermare per un infortunio serio? Cosa si prova, durante il fermo forzato? 

Nella foto in alto: non c'è sfida. Meglio gli italiani!
Nella foto in alto: non c’è sfida. Meglio gli italiani!

Eh sì… Purtroppo nel settembre 2015 durante uno show in Toscana mi sono procurato una lesione al crociato anteriore sinistro, infortunio per cui poco dopo sono finito sotto i ferri… E’ stata una bruttissima esperienza e non la auguro a nessuno, ma sono cose che in questo sport possono capitare! Purtroppo, sento sempre più spesso di atleti coi crociati andati, è uno degli infortuni più comuni. In quel periodo sono stato molto chiuso in me stesso, tra la rabbia di essermi fatto male in una maniera stupidissima, l’aver rischiato di dover lasciare il wrestling, e oltretutto l’aver compromesso anche la mia situazione lavorativa! Per fortuna mi sono ripreso bene. Dopo circa 5 mesi ho ripreso a lavorare e dopo l’estate mi sono di nuovo sentito in grado di tornare ad allenarmi e riprendere a combattere. È stato davvero un grosso spavento!

Come hai scoperto il bellissimo effetto scenico della lente a contatto bianca?

Nella foto, in alto: l'effetto spettacolare di una lente a contatto
Nella foto, in alto: l’effetto spettacolare di una lente a contatto

L’ho scoperto un po’ per caso. Dopo varie prove in cui c’è stato un periodo in cui cercavo di caratterizzare esteticamente il mio personaggio con qualche dettaglio, e mi sono venute in mente le lenti a contatto colorate. Ne ho sperimentate di vari colori, non solo quelle bianche, ma il bianco è quello che risalta meglio: fa più contrasto e si nota di più in mezzo al facepaint che uso regolarmente.

Hai combattuto all’estero, qualche volta? 

Per ora solo una volta, in Svizzera. Precisamente a Lugano con la Pro Wrestling Live Events, la federazione di Luca Rusconi (Belthazar), il mio vecchio allenatore (insieme a TG ai tempi della FCW).

Secondo te, perché qua in Italia le federazioni spuntano come funghi?

Secondo me, principalmente per due ragioni. La prima è perché quelli che fondano la loro federazione personale sono scontenti di come venisse gestita e di quello che fosse deciso in quella dov’erano, convinti di poterlo fare meglio. La seconda è che hanno un ego smisurato, ed oltre ad essere sicuri di essere più bravi, giocano sul sicuro decidendo poi da soli contro chi combattere. C’è da notare, però, che la maggior parte di queste federazioni nascono dal nulla e nel nulla muoiono nel giro di poco tempo, senza lasciare nessuna traccia, o neanche il ricordo.

E a te, è mai venuto in mente di aprire anche tu la tua federazione?

Nella foto, in alto: durante il corso di primo soccorso
Nella foto, in alto: durante la lezione di primo soccorso

Hahahaha! Ma anche no! Sono talmente pigro e a corto di tempo che non ne ho la minima voglia! Troppi sbattimenti di cui non ho la minima intenzioni di farmi carico. Tutt’al più, (sempre se avessi più tempo a disposizione) mi piacerebbe avere un mio polo e fare l’allenatore…chissà.

Che cosa ti elettrizza di più, quando Sali sul ring?

La parte che più mi esalta è quando sono riuscito ad ottenere dal pubblico una grossa reazione, che sia dopo una mossa figa, o un volo acrobatico, o una sequenza che ha stupito. Onestamente, non c’è niente che non adori quando sono là fuori: dall’attimo in cui esco dal backstage e mi tolgo il mantello, a quando suona la campanella a fine match, e anche dopo quando mi trovo con la gente a fare foto e autografi, è tutto meraviglioso!

Che cos’è, per te, il wrestling? 

Nella foto, in alto: Alessandro diventa Nemesi
Nella foto, in alto: Alessandro diventa Nemesi

È più di uno sport o di una passione: è modo in cui riesco a dare la massima espressione di attività fisica, spettacolo, attrazione, intrattenimento ed espressione di tutto quello che sono e che non sono. Perché sia quando sono sul ring, sia in allenamento, porto con me sia Alessandro che Nemesi, le due facce della stessa medaglia, e semplicemente faccio tutto quello che mi può divertire e far divertire gli altri. 

 Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto, finora?

Mi ha dato tante botte e mi ha tolto un crociato… (ride) Ok, scherzi a parte, oltre a questo mi ha dato tanti momenti di divertimento e soddisfazione, e un discreto senso di realizzazione. Mi ha fatto conoscere tante persone. Con alcune di queste ho instaurato un bel rapporto di amicizia che prosegue anche fuori dal ring, nella vita privata. Mi ha dato la possibilità di esibirmi anche in occasioni diverse dal wrestling, ad esempio in tv o in serate a tema. Ma se da una parte mi ha dato tanto, in tutto questo tempo, d’altra parte non ho potuto dedicarmi ad altre persone e ad altri hobby e passatempi. In ogni caso non ho rimpianti.

Nella foto, in alto: Tra mille mestieri, Alessandro ha fatto anche il bagnino
Nella foto, in alto: Tra mille mestieri, Alessandro ha fatto anche il bagnino

Come è nato il personaggio di “Nemesi, il mezzo demone” e quali lottatori ti hanno ispirato?

È nato dalla mia passione per i videogiochi, per gli anime e per il mondo fantasy. Cercavo qualcosa con cui poter essere riconosciuto al volo, qualcosa d’impatto.  Da lì è nata l’idea del disegno sul viso e della lente. Poi mi serviva un nome che potesse essere facile da ricordare e che il pubblico potesse scandire durante lo show. Sono italiano, siamo in Italia e volevo un nome italiano: ecco quindi “Nemesi, il Mezzo Demone”. Tra le varie ispirazioni, le più importanti in assoluto sono stati The Undertaker e AJ Styles. Taker è stato il primo che ho visto in tv, quello che dal primo istante mi ha lasciato a bocca aperta, in più interpreta egregiamente un personaggio dark-sovrannaturale. “The Phenomenal” AJ, come dice giustamente il suo soprannome, è davvero semplicemente fenomenale sul ring, ed ha uno stile unico che lo rende uno tra i migliori performers di sempre!

Secondo te, a che condizioni il wrestling potrebbe sfondare, in Italia?

Nella foto, in alto: Alessandro e John Cena
Nella foto, in alto: Alessandro e John Cena

È ancora troppo di nicchia e soprattutto è visto ancora troppo con scetticismo! Se non sei un fan o non hai il figlio che vuole andarlo a vedere, è ancora difficile che possa attirare l’interesse della massa. C’è poi da aggiungere che il wrestling tende ad avere un ciclo altalenante di alti e bassi: ci sono periodi in cui è stato particolarmente seguito, ed altri in cui nessuno se lo filava… E per concludere, soprattutto, in Italia il settanta per cento dell’interesse per lo sport resta legato al calcio! Neanche signori sport come basket, pallavolo, formula 1, moto, arti marziali reggono il confronto, purtroppo… Io mi auguro davvero che tutti questi sport considerati di serie B, incluso ovviamente il wrestling, abbiano un giorno lo spazio che meritano, perché davvero lo meritano.

Come riesci a conciliare sport, lavoro e famiglia? Avanza ancora tempo per qualcosa?

Non è facile riuscire a conciliare tutto quanto: lavoro e sport occupano parecchio tempo nella settimana. Il tempo che mi avanza (molto poco), lo dedico a famiglia, ragazza, amici, qualche uscita e, ogni tanto, un po’ di riposo. Ci sono certi giorni della settimana in cui torno a casa solo per fare la doccia e dormire, e alcuni weekend in cui i miei li vedo di sfuggita. Insomma, alla fine, torno a lavoro il lunedì mattina che sono più stanco del venerdì pomeriggio!

Che ne pensi del fatto che qua ci sia questa corsa al ribasso, che gli atleti siano pagati sempre pochi spiccioli e non si trovino mai degli sponsor degni di questo nome come accade per tanti altri sport?

Nella foto, in alto: alessandro fotomodello in un bellissimo primo piano di
Nella foto, in alto: Alessandro fotomodello in un bellissimo primo piano.

Come ho già detto, c’è troppo scetticismo e gli sponsor non si espongono a puntare e ad investire sul wrestling. Finché il nostro sport non avrà un’improvvisa e decisiva impennata, nessuno sponsor ci butterà più di qualche spicciolo a livello elemosina. Di conseguenza non si potranno mai nemmeno pagare adeguatamente i lottatori nonostante mettano in gioco la salute e l’incolumità e tutto l’impegno profuso ad ogni dannato show.

Come vedi il futuro di questo sport?

“La speranza è l’ultima a morire”, come diceva un certo Terry Bollea aka Hulk Hogan. “Never say never”. Ma per me, ora come ora, un futuro come lo vorremmo tutti noi appassionati è ancora molto lontano, se mai ci sarà. Lo ammetto, sono abbastanza pessimista su questo argomento.

 Che cosa è davvero importante, per te, nel wrestling?

Nella foto, in alto: la suggestiva entry di Nemesi
Nella foto, in alto: la suggestiva entry di Nemesi

Tutto. Non c’è niente che non sia importante. Un wrestler completo deve curare ogni aspetto senza tralasciare nulla: allenamento in palestra, esercitarsi nei promo, curare l’immagine, caratterizzare il personaggio, l’interazione col pubblico. Ecco, la parte che più fa la differenza (e fa guadagnare più soldi al promoter) è ottenere la migliore reazione col pubblico ed invogliarlo a tornare al prossimo show. Sì, credo che sia questa la parte più importante.

Che ne pensi di tutte queste federazioni che non fanno altro che litigare tra loro? Hanno ragione? Hanno torto? Che cosa gli diresti?

Direi di smetterla di comportarsi come i bambini che si rubano le caramelle.

Fantascienza: immagina che la WWE ti chiami. Chiaro che chiunque gli direbbe di sì, ma… trova almeno cinque motivi validi per dirgli di no!

Per dire di no alla WWE dovrei essere fisicamente impossibilitato a salire sul ring, un infortunio serio o per qualche motivo personale grave per cui non possa allontanarmi da casa. Di altri non ne avrei! Sarebbe il sogno di qualunque lottatore!!

Fantascienza due: in quale contesto ti piacerebbe esibirti in uno show? 

Nella foto, in alto: vi piacerbbe trovare un selvaggio così su di un'isola deserta?
Nella foto, in alto: vi piacerbbe trovare un selvaggio così su di un’isola deserta?

Nell’arena di Wrestlemania davanti a 100.000 spettatori. Chiedo troppo!?

Prima o poi la carriera finisce, è uno sport duro (anche se c’è sempre qualcuno che pensa sia finto). Cosa farai, quando dovrai appendere l’attire al chiodo? 

Non ne ho la minima idea! Dipende dal motivo per cui lascerei, anche se tendenzialmente cercherei di voltare pagina ed andare avanti. Magari potrei continuare a seguirlo solo su internet. Tanto, i contatti con le persone che contano, restano.

Che risvolti ha, nella vita di tutti i giorni, essere un wrestler? 

A lavoro ho imparato a tenerlo per me, perché in alcuni posti potrebbe non fare piacere ai capi e poi mi riempirebbero con le solite domande del tipo: “ma è finto?” eccetera. Di solito, quando lo racconto a qualcuno cerco di essere il più breve possibile nelle spiegazioni, e ne parlo come se fosse un qualcosa di particolare ma anche di normale allo stesso tempo, cioè cerco di far capire quanto sia figo ma senza menarla e senza tirarmela. Nella vita di tutti i giorni, quando sono in mezzo ad amici e colleghi, non ha assolutamente alcun tipo di implicazione e così dovrebbe essere sempre. Anche perché mi considero una persona tranquilla e “normale”, non uno che cerca di fare il figo per stare al centro dell’attenzione.

Nella foto, in alto: Nemesi in atteggiamento aggressivo
Nella foto, in alto: Nemesi in atteggiamento aggressivo

Chiudiamo con un fuoco di fila…

Tre persone che butteresti giù dalla torre
I miei avversari in un Fatal 4 Way match

Tre persone che salveresti dalla fine del mondo
Mia mamma, mio papà, mio fratello e la mia ragazza (il mio posto lo lascio al quarto).

Con chi vorresti passare un mese su di un’isola deserta?
Con una gran f… cioè, con la mia ragazza ovviamente!

Con cosa vorresti passare un mese su di un’sola deserta?
Con un frigo sempre pieno di delizie e di birra!

I famosi tre desideri del Genio della Lampada?
Un conto bancario illimitato, immunità da qualsiasi patologia/infortunio, la libertà del Genio.

In quale luogo ti piacerebbe vivere?
Un posto caldo vicino al mare.

Se tu fossi un personaggio storico, chi vorresti essere?
Wilt Chamberlain.

Se tu fossi un animale, che animale saresti?
Non lo scarabeo stercoraro!

Qual è il lavoro che non faresti mai e poi mai?
Venditore porta a porta.

Immagina di poter tornare indietro nel tempo. Qual è la cosa che rifaresti comunque e quella che non rifaresti mai?
Rifarei: wrestling. Non rifarei: lasciare grafica, trasferirmi in Spagna

Grazie del tempo e della pazienza che ci hai dedicato! 

Grazie a te, Erika! In questa intervista ho raccontato più cazzi miei a te che ad un prete o un avvocato… Spero che chi la leggerà si farà un’idea di me e della mia visione del wrestling oltre che qualche risata. Per quanto riguarda il mio sport spettacolo invito solo a non prenderlo sottogamba o a vederlo come una ridicola manifestazione, ma a dare a questi ragazzi che ci credono, che lo praticano, la possibilità di esibirsi e manifestare la loro creatività e le loro capacità. Il vostro supporto è fondamentale per farci crescere! Ci vediamo al prossimo show!

E ti assicuro che è un onore ascoltare tutte le vostre confidenze come se fossimo “di famiglia”. Come diciamo sempre, dopo ogni intervista abbiamo una persona in più a cui voler bene, perché abbiamo avuto la possibilità di scoprire i suoi lati migliori, ogni risvolto del suo carattere e di ascoltarlo a cuore aperto. Grazie davvero, Nemesi!

 

                                                                                                                                                                                        Erika Corvo

 

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