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Le tre gemme della felicità: Abbracciarsi. Scusarsi. Ringraziare.

Ci sono degli atteggiamenti, delle gesta, delle piccole attenzioni che migliorano decisamente la vita. Essi, portano in se un potere inaspettato, ovvero, fanno stare bene. Tre sono gli atteggiamenti che donano uno slancio vitale a chi li compie e a chi li riceve: Abbracciarsi. Scusarsi. Ringraziare. Di fondo, in tutti questi tre casi, si dona valore alla persona. La si considera per quello che lei è nella sua essenza; un anima bisognosa di essere riconosciuta. Un abbraccio è la miglior forma di comunicazione che può attuare un essere umano. É una lingua che non ha confini. Non necessita di traduttore. È riconoscibile nel suo intrinsico e antropologico significato. Con un abbraccio noi ci apriamo all’altro regalando la nostra fiducia. La regaliamo ma altresì ci apriamo a ricevere quella dell’altra persona. Dietro un abbraccio ci sono attenzioni. Attenzioni che hanno il bisogno di manifestarsi. Di uscire allo scoperto. Di essere libere, non imprigionate. Attenzioni vere. Pure. Non edulcorate. Un abbraccio può nascondere diversi significati ma , qualsiasi essi siano, sono significati che parlano di speranza. Di gioia. Di positività. Di porte aperte all’incontro. Un abbraccio non parla mai di chiusura. Mai. Un abbraccio parla di perdono. Di amore. Di amicizia. Di augurio. Di speranza. Di saluto. Di un arrivederci solo temporale e mai di cuore. Di rinascita. Di carità. Di umiltà. Di spensieratezza. Di quello che ognuno ha bisogno di sentirsi dire ovvero che non si è soli. Mai. Un abbraccio migliora decisamente la vita senza rendere due persone distanti ma alimentando le stesse d’istanti. scusaChiedere scusa ha un doppio vantaggio. Ci libera da un senso schiavizzante di rancore e rabbia . Ci rende liberi garzie al perdono, sia quello ricevuto che quello donato. Chiedere scusa è un dovere morale per chi lo esprime e per chi lo riceve. Ognuno di noi merita di non provare sentimenti meno positivi quali rabbia. Rancore. Tensione. Chiusura all’altro. Tutte queste emozioni oscurano l’anima. La rendono buia. Fredda. Triste. Sono scenari che imprigionano la persona. Alzano barriere nelle relazioni. Alzano muri, divisori difficili d’abbattere. A volte le incomprensioni sono armi mortali per le relazioni sociali. Spesso, dopo aver ricevuto delle scuse o dopo avere detto scusa, ci si rende conto del tempo sprecato in balia di emozioni meno positive. Emozioni disfunzionali per noi stessi e per la relazione con quella persona. Chiedere scusa non solo avvicina le persone. Chiedere scusa toglie maschere. Toglie catene. Toglie le corazze dell’Io. Chiedere scusa libera. Libera sempre grazieRingraziare rende più consapevoli dei doni ricevuti. Della lezione appresa. Dovremmo ringraziare per ogni cosa che ci capita nella nostra giornata. Nel nostro quotidiano. Nelle biografie dei santi della religione cattolica, si nota come il ringraziare è un filo conduttore che accomunina ogni loro vita. Chi ama intuisce che l’amore è un gesto gratuito. Un sentimento che non si cerca. Non si razionalizza. Non lo si compra. L’amore si deve coltivare ma lo ci si ritrova su un piatto d’argento. Quando si ama si sta in pace con il cosmo. Questa pace smuove il senso di gratitudine. Se si vive in piena umiltà, ci si accorge che tutto è un dono. È dono il cibo. L’aria che respiriamo. La salute. Un figlio. Un amore. Un amico. Un lavoro. È amore percepire questo e prenderne atto. Dire grazie per la vita è la più grande forma di nobiltà. Rendere grazie rende consapevoli e unisce le persone. Unisce anche il cielo e la terra. Chi è grato e allena la gratitudine impara a vedere le situazioni da un’altra prospettiva. Anche nelle situazioni più avverse sarebbe utile ringraziare. C’è un enorme opportunità di crescita personale dietro alla fatica. Alla stanchezza. La gratitudine aiuta a trovare il bello. Abbracciarsi, chiedere scusa e chiedere grazie sono armi per essere felici. Armi gratuite che non vanno sprecate. Armi che vanno usate per ottener un effetto domino sociale; la gioia e l’orgoglio alla vita.

  Thomas Tolin

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