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La Contessa di Dia: un’appassionata poetessa trobadorica

L’elegante poesia Trobadorica, fiorita presso le corti francesi tra il XII e il XIII secolo, non fu scritta solo dai poeti trovatori. Ma anche dalle trovatrici: poetesse raffinate, abili ed esperte. Una tra le più note è sicuramente la Contessa di Dia. Forse Beatrix di nome, naque a Dia, in Alta Provenza, nel 1140. Donna di grande bellezza e fascino, fu moglie di Guglielmo di Poitiers. Ma si innamorò follemente del cavaliere Rainbaud d’Orange, a cui dedicò versi appassionati.

Nella foto, in alto: le gioie dell’amore cantate dalla trobairitz

Della sua produzione, ci restano quattro componimenti, in linea con i dettami della poesia trobadorica: canzoni in lingua d’oc, accompagnate da musica, che cantano i nobili ideali della poesia cortese, o fin amor. In particolare, nella canzone Di gioia e gioventù m’appago, la trobairitz celebra le gioie dell’amore. L’amore fine e sublimato per il suo cavaliere è motivo di pregio: l’onore dell’uomo amato e la nobiltà dei suoi sentimenti e comportamenti si riflettono su di lei, donna di prestigio. Amarlo apertamente, dunque, è degno di lode e approvazione. Per se stessa e per tutto il genere femminile.

La canzone Ora dovrò cantare ciò che non vorrei è una celebrazione della fedeltà amorosa. Nell’ottica cortese, il cavaliere è vassallo della donna amata, che di riflesso è sua signora. La fedeltà nel rapporto amoroso è la stessa che si trova alla base del rapporto vassallatico: un vincolo di onore inviolabile. La signora, offre generosamente i propri favori al cavaliere amato, proprio come fa un feudatario con il proprio vassallo. In cambio, il vassallo deve restituire al padrone i propri servizi, così come il cavaliere è obbligato a ricambiare la generosità della sua domina.

Sono stata in grave angoscia è, invece, una canzone in cui l’amore passionale e travolgente trionfa su ogni velato ragionamento. Con spregiudicatezza, la Contessa dichiara liberamente i propri desideri erotici e la gioia che deriva dalla loro soddisfazione. L’appagamento dei sensi e la felicità che le procura l’amore carnale con l’uomo amato non hanno eguali.

Infine, anche nel componimento La gioia cortese mi dona felicità la trobairitz canta del desiderio passionale, della gioia di tenere il proprio cavaliere, nudo, tra le braccia e di godere dei suoi baci. L’invidia degli animi ignobili, che non conoscono e non comprendono le autentiche gioie dell’amore, non oscureranno in alcun modo la sua felicità.

I versi della Contessa di Dia sono caldi, appassionati, espliciti. La forma è estremamente raffinata. Certamente, non ha nulla da invidiare ai colleghi trovatori. Anzi, si può dire che porti la poesia trobadorica a un livello sublime. Questa figura femminile è un efficace esempio contro il pregiudizio di un Medioevo immerso nel buio e nell’ignoranza.

Luana Vizzini

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