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Dire di NO è una grande conquista personale.

Dire NO . Non è facile, non lo sarà mai. Siamo stati cresciuti con l’idea che se non ubbidiamo arriva l’uomo nero. Siamo stati cresciuti con l’idea dell’assertività come educazione. Che i SI detti erano segni tangibili che meritavamo il rispetto dell’altro. Crescendo abbiamo tutti prima o poi desiderato il sacrosanto bisogno di denigrare l’offerta. Di dire un NO a gran voce. A scriverlo sulla sabbia a lettere cubitali. Eppure, non è facile. Spesso diciamo dei SI nonostante vorremmo fuggire via. Dei SI che non ci rappresentano a pieno. Dei SI che ci lasciano puoi svuotati, privati, lesi della nostra libertà. Eppure potevamo dire di NO. Chi ce lo avrebbe impedito ? Cosa ci ha spinto a non dire di NO ? I motivi possono essere molteplici. Alla base la paura di essere giudicati. Rifiutati. Emarginati. La paura di apparire non credibile agli occhi del nostro interlocutore. Imparare a dire di NO senza sentirsi in colpa è un ottimo traguardo personale. Una vittoria direi. Come è possibile che un banalissimo monosillabo possa scaturire così tanto disagi emotivi ? Partiamo da un dato di fatto innegabile : Il problema è dentro di noi. Ci hanno insegnato che NO equivale a essere cattivi e il SI ad essere buoni. Inevitabilmente questo schema mentale ha condizionato i nostri passi. no 2Chi sta male dopo aver detto un SI non voluto, non sentito a pieno, rischia di cadere in un vero e proprio circolo vizioso. Come uscirne ? Come riuscire ad essere se stessi senza il timore di una conseguenza nelle relazioni ? Lavoro, famiglia, amicizia. Non esistono distinzione di campi dove potere sperimentare la bellezza di un NO pronunciato liberamente senza indugio. Un NO non preclude meno amore. Non preclude meno rispetto. Non preclude meno disponibilità di esserci nelle difficoltà o nella spensieratezza. Un NO, semmai, parla di noi stessi e regala al nostro interlocutore la nostra essenza. Il nostro IO nudo da maschere inutili che tendono a relazioni edulcorate e false. Prima di imparare a dire di NO dobbiamo capirne le cause. Sono cinque a mio avviso, i passi da analizzare.

  1. Perché ci sentiamo costretti ad aiutare gli altri, vittime della sindrome della crocerossina.
  2. Perché non vogliamo essere maleducati o scortesi.
  3. Perché ci vuole energia per giustificare anche un rifiuto.
  4. Perché si teme che l’oggetto del rifiuto , in fondo, possiamo essere noi per primi.
  5. Perché, nella paura di perdere un’opportunità, temiamo di essere giudicati deboli.

Hai altre motivazioni da aggiungere ? Sicuramente. Ognuno di noi , in virtù della propria storia, potrebbe aggiungere minimo altre tre motivazioni personali. In ogni caso si può virare. E’ possibile cambiare rotta, direzione, metodo. E’ essenziale comunque, per tutti, partire da noi stessi. Dalla propria consapevolezza che non siamo il frutto di un NO o di un SI. Siamo molto di più. Tutti noi siamo molto di più. Noi non siamo sacrifici ambulanti. Ne per noi, ne per nessun altra persona che incrociamo nel nostro cammino. Noi siamo e saremo sempre la scelta. Dobbiamo imparare a scegliere. In primis a sceglierci. Come ? Ascoltandoci senza giudicarci. Dobbiamo partire da quello che vogliamo. Che abbiamo. Che desideriamo. Che amiamo fare. Che vogliamo essere. Che vogliamo credere. Bisogna individuare le nostre esigenze. Dosare quanto di noi dare al mondo. In che misura. In che tempi. Noi siamo gli unici artefici delle nostre trappole. Noi scegliamo di essere vittime. Noi possiamo scegliere di Non esserlo. Con garbo si può dire di NO. Con intelligenza si può anche dribblare senza giustificare il nostro NO. Chi ci rispetta non ha bisogno delle nostre motivazioni. Chi ci rispetta ci accetta a prescindere . Dobbiamo partire da qui. Molto utile è proporre un alternativa al nostro interlocutore qualora ci arriva una sua delusione. Una delusione dalla quale è essenziale, vitale prenderne le distanze. La delusione è un affare del nostro interlocutore. E’ lui che deve lavorare su se stesso se soffre. Non siamo noi la causa ne la soluzione. Noi dobbiamo a noi stessi solo la verità. La nostra.  Incontrate sempre lo sguardo della persona al quale state offrendo il vostro NO. Tenere alta la testa rende liberi sempre e comunque. Ricordalo. Conclusioni ? Un NO al giorno leva il medico di torno. Iniziamo ad essere medici e medicine per noi stessi.

Thomas Tolin

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