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Carabinieri. Un tatuaggio visibile e sei licenziato

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tatuaggioNella foto, in alto: un tatuaggio visibile dalla divisa

“Apprendiamo oggi con sconcerto e stupore che un appuntato dei Carabinieri è stato congedato a seguito di procedimento disciplinare di Stato. Un delinquente? Una mela marcia da cacciare? Un Carabiniere che ha nuociuto gravemente all’immagine dell’Arma? Niente di tutto questo. È stato destituito e sbattuto in mezzo alla strada perché aveva tatuaggi visibili in uniforme.”            La dichiarazione è di Massimiliano Zetti, Segretario Generale del Nuovo Sindacato Carabinieri che tutela gli interessi di chi presta servizio nell’Arma. Il sindacato, costituitosi di recente, si affianca a quello già esistente delle forze di polizia ed è senza precedenti in un corpo militare come i Carabinieri.                        Il fatto è che non si tratta di rilievi a uno sbarbatello in procinto di sostenere un concorso per entrare nell’Arma” ha aggiunto Zetti. “In sé potrebbe essere concepito alla luce dei recenti provvedimenti normativi sull’esclusione dai concorsi pubblici per chi esibisce tatuaggi visibili in uniforme. Il problema è che qui parliamo di un militare con una consistente anzianità di servizio. La differenza è lampante. È noto a tutti – anche ai non addetti ai lavori – che i tatuaggi sulla pelle dei militari o delle forze dell’ordine siano un fenomeno diffusissimo (in tutto il mondo) e nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Anzi, è quasi un tratto distintivo per alcuni reparti d’élite.”                    Il militare è stato licenziato. Adesso il Nuovo Sindacato Carabinieri andrà per le vie legali per chiedere che venga reintegrato al più presto anche perché non esiste ancora una chiara normativa che regoli la scelta del tatuaggio per gli uomini dell’Arma.              “Ci chiediamo se analogo procedimento verrà avviato nei confronti delle decine e decine di militari, alcuni dei quali alti ufficiali, in servizio in reparti operativi nei quali il rito del tatuaggio è non solo una tradizione, ma anche un modo per mimetizzarsi tra la gente nel corso di operazioni finalizzate alla repressione della criminalità” ha sottolineato Zetti.

               Giuliano Regiroli

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