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Architettura. La casa tradizionale giapponese

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Nella foto, in alto: la tradizionale architettura giapponese d’interni

La tradizionale casa giapponese, viene chiamata minka.  La casa tradizionale giapponese quella di campagna, la possiamo definire come le nostre villette. È costruita e ideata per adattarsi alle calde condizioni climatiche locali e in risposta ai frequenti terremoti della zona. La casa pertanto è concepita minimalista ed essenziale, molto semplice. I materiali di base sono: il legno, la paglia, il bambù e la carta. Il legno è usato per travi e pilastri strutturali, così come per pareti, soffitto e tetto; il bambù è usato per aggiungere stabilità strutturale; la paglia è usata per coprire il tetto e per fabbricare il pavimento in tatami; infine la carta è usata per rivestire i shoji, le porte scorrevoli. I colori sono neutri come beige, grigio e a volte verde. Il risultato è di avere una casa accogliente e con pochi mobili, essenziali. Gli elementi per costruire una casa tradizionale risultano essere naturali, riciclabili e rispettosi dell’ambiente. La casa tradizionale giapponese si divide sostanzialmente in due spazi: il genkan, l’ingresso principale della casa e in nelgenkan, dove bisogna togliersi le scarpe, perché all’interno dell’abitazione si usa camminare o in pantofole o scalzi per non portare lo sporco della strada all’interno. Tutti i giapponesi hanno nel loro genkan delle pantofole da fare indossare agli ospiti. Come mobili hanno gli armadi a muro, per sedersi si siedono sul pavimento, per dormire usano il futon, materasso arrotolato. La casa ha un rapporto speciale con il giardino in quanto la casa si deve integrare con la natura. Un esempio in occidente è “la casa sulla cascata” che in inglese è Falling water, di Frank Lloyd Write, costruita tra i 1936 e il 1939 vicino ad un torrente d’acqua nei boschi delle Pennsylvania.

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Nella foto, in alto: le loro travi tradizionali

Stefania Monciardini

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