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Ammazzati tre cinesi a Lusaka, capitale dello Zambia. Si solleva forte vespaio anche in Cina

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Nella foto, in alto: la bandiera dello Zambia

A fine maggio, in piena pandemia che ha colpito anche lo Zambia, Paese dell’Africa australe, sono stati brutalmemte ammazzati tre cittadini cinesi.
Le tre vittime, proprietari della Blue Star, una fabbrica di abbigliamento situata a Makeni, nella periferia di Lusaka, la capitale del Paese, dopo essere stati uccisi, sono stati trascinati in uno dei laboratori che è stato incendiato.
Il ministro degli Interni zambiano, Stephen Kampyongo, ha fatto scattare imediatamente le indagini e pochi giorni dopo la barbara esecuzione sono stati fermati tre presunti colpevoli.
Recentemente diversi direttori di fabbriche cinesi sono stati accusati di atti discriminatori nei confronti di operai zambiani, costringendoli, tra l’altro, a dormire nei luoghi di lavoro per evitare la propagazione di Covid-19. Attualmente nel Paese sono stati registrati 1.089 casi infetti da coronavirus con sette vittime.

Zambia
Uno dei presunti assassini è stato ritrovato a Ndolao che dista oltre trecento chilometri dalla capitale. La polizia sta ancora indagando sulle cause del delitto.
Sta di fatto che il sindaco della capitale, Miles Sampa, ha fatto chiudere diverse attività appartenenti a migranti cinesi. In particolare ristoranti, negozi di parrucchieri e quant’altro, perchè la popolazione si lamentava di atti discriminatori. Il sindaco ha persino pubblicato sui social network filmati dei suoi raid negli stabilimenti dove gli impiegati subivano maltrattamenti.
Sampa, membro del Fronte Patriottico, il partito al potere, non ha rilasciato commenti sull’efferato crimine commesso nella fabbrica di abbigliamento.

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Nella foto, in alto: il Presidente dello Zambia

In passato il governo lo aveva ripreso più volte per le misure prese contro la comunità cinese. A tutta risposta il primo cittadino aveva replicato che si tende a sottovalutare le discriminazioni.
E Brebner Changala, attivista per i diritti umani, è estremamente preoccupato per l’atteggiamento dei cittadini cinesi nei confronti della popolazione; tali comportamenti potrebbero portare a altre ripercussioni: “I nostri operai non si sentono protetti dai loro datori di lavoro dell’Asia orientale, che si comportano come se fossero i padroni del Paese”.
Il crimine commesso a Lusaka ha sollevato un vespaio anche in Cina e il Global Times, giornale online controllato da Pechino, ha affermato che i lavoratori zambiani hanno mal interpretato le buone intenzioni dei loro capi.” Il fatto di pretendere che dormissero nelle fabbriche è un modo per non esporli al contagio del temivile virus. E’ stato invece percepito come una privazione della libertà”.
Joseph Malanji, ministro degli Esteri di Lusaka, ha cercato di appianare le acque e in un comunicato ha detto: “Tutti gli investitori sono benvenuti nel nostro Paese”.
Attualmente vivono quasi ottantamila cinesi nella nazione dell’Africa australe e Pechino è il maggior investitore straniero; ha costruito strade, aeroporti e molte altre infrastrutture. Lusaka è fortemente indebitato, in particolare con la Cina: negli ultimi dodici mesi il kwacha, la valuta locale, ha bruciato un terzo del suo valore sul dollaro, rendendo così sempre più oneroso il pagamento delle rate del debito estero.
Cornelia I. Toelgyes

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