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Sotto il vetro e l’acciaio. Il dolore silente delle pietre dimenticate

Nella foto, in alto: Sky Line di Milano dove ogni grattacielo d’acciaio è un sospiro anonimo: alto, lucente… e presto dimenticato, come un cuore senza battito

“Una città che dimentica le sue pietre non costruisce il futuro: lo inscena.”
Nel cuore di Milano si costruisce senza memoria. Si abbattono case antiche, si spianano mura storiche, si cancellano testimonianze architettoniche che, pur senza clamore, custodivano l’anima autentica della città. Al loro posto, svettano grattacieli di vetro e acciaio, lucenti ma muti, progetti spesso imposti più da rendite speculative che da una visione urbana consapevole. L’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica, che ipotizza una “degenerazione della gestione urbanistica” nel capoluogo lombardo, getta luce su un meccanismo pericolosamente rodato: uffici pubblici che, anziché presidiare l’interesse collettivo, avrebbero favorito “una cerchia ristretta ed elitaria”, permettendo trasformazioni urbanistiche poco trasparenti e, quel che è peggio, profondamente irrispettose della memoria cittadina.

Nella foto, in alto: altro tratto delle antiche mura spagnole a Milano che sono state demolite per costruire edifici discutibili solo per guadagnare a scapito della memoria storica.

Un caso emblematico che conoscono pochissime persone: davanti alla Chiesa di San Gioachimo, oggi circondata da edifici moderni, sorgeva un tempo una fortezza, parte integrante della cinta muraria di Milano. Un manufatto che, per imponenza e valore storico, avrebbe potuto divenire il Museo delle Mura, strumento didattico e civico di grande respiro. È stato abbattuto quasi nel silenzio, senza che alcuna voce si levasse a difenderlo. Perché? Perché si è scelto — o si è permesso — di considerare tutto ciò che non è il Duomo, o poche vie-vetrina, “minore”, e dunque sacrificabile. Ma è proprio nell’ordito minuto della città — nei palazzi ottocenteschi, nei cortili interni, nelle chiese poco note e nei tratti di mura ancora esistenti — che Milano conserva il suo spirito più vero. Si potrebbe fare molto, con poco. Piccoli bus elettrici per raggiungere i luoghi storici più nascosti, un piano organico di valorizzazione del patrimonio minore, un’illuminazione rispettosa ma eloquente dei palazzi e delle chiese. E invece, si preferisce agire per superfici: si abbellisce ciò che serve a “fare bella figura”, si dimentica ciò che non fa notizia.

Nella foto, in alto: una fortezza analoga a questa della foto sorgeva davanti alla Chiesa di San Gioachimo e che alcuni anni fa fu demolita e che era prima coperta dalla collinetta delle Varesine dove un tempo c’era il luna park omonimo

Persino le aiuole — che dovrebbero accogliere il passo del cittadino con decoro — raccontano questa triste verità: vi si trovano bottiglie, rifiuti, involucri abbandonati. Segni esteriori di un disordine interiore, che parte dalla rinuncia alla cura e arriva, infine, alla demolizione. Perché ogni pietra antica dimenticata è una ferita alla coscienza della città.

Nella foto, in alto: molti i vicoli e le vie del centro storico che non hanno luci adeguate con lampioni in stile appositi insieme a chiese non illuminate

Ogni edificio abbattuto è una pagina strappata dal grande libro della nostra storia urbana. E chi tace o acconsente, rinuncia non solo alla bellezza, ma alla dignità della propria memoria collettiva. Milano non ha bisogno di nuovi specchi d’acciaio in cui riflettersi, ma di ascoltare le pietre che, da secoli, raccontano chi siamo stati. Solo allora potremo davvero capire chi vogliamo diventare.

Thomas Luigi Mastroianni
Cultore di eleganza morale, memoria urbana e civiltà del vivere. Editorialista per la difesa del bello e della dignità architettonica delle nostre città.

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